La teologia del popolo secondo Papa Francesco

Papa Francesco - udienza generale, 2 dicembre 2014
Foto: Daniel Ibáñez
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Per comprendere Papa Francesco, si deve leggere un intervento che ha fatto nel 2012, presentando un libro sulla Teologia del Popolo. In quell’intervento, lui definiva il senso interiore della pietà popolare così come la concepiva, ne stabiliva il primato sulla teologia strutturale, ragionava sul rapporto intimo che si deve avere con il popolo e con la storia. Ma soprattutto, individuava nella pietà popolare l’antidoto alla sempre più diffusa secolarizzazione.

Un tema, questo, che dimostra anche l’avvicinamento che Papa Francesco ha avuto con il tempo ai movimenti carismatici. L’intervento del Papa era quello che il Cardinal Jorge Mario Bergoglio tenne alla presentazione del libro “Introduzione alla Teologia del Popolo, scritto dal teologo argentino Ciro Enrique Bianchi, uno studente dell’arcivescovo Victor Manuel Fernandez. Il libro era concepito come un profilo teologico e spirituale del pensatore argentino Rafael Tello, considerato uno dei fondatori della Teologia del Popolo.

E qui si deve fare una parentesi. La Teologia del Popolo era quella teologia che si era sviluppata negli anni della Teologia della Liberazione, in aperto contrasto con quest’ultima. Se la Teologia della Liberazione individuava nel marxismo una categoria utile per guidare la liberazione dei popoli, la teologia del popolo si concentrava sul popolo stesso, valorizzando la sua credenza popolare come un antidoto all’oppressione.

Jorge Mario Bergoglio si avvicinò molto a questa corrente, proprio nel periodo in cui i Gesuiti erano vicinissimi alla teologia della Liberazione. Si trattava di un dibattito acceso, in una situazione sudamericana che era difficilissima.

Di questo dibattito si trovano gli accenti in questo discorso che – finora inedito – è diventato la prefazione all’edizione italiana del libro di Bianchi. Bergoglio si concentrava sulla “fede della gente umile,” sottolineando come l’America Latina era caratterizzata dalla povertà e dal cristianesimo, e che quest’ultimo si esprimeva con le varie e colorate forme della pietà popolare (e il pensiero va ai riti, alle processioni, alle usanze dei popoli sudamericani.

“Quando ci avviciniamo al nostro popolo con lo sguardo del buon pastore, quando non veniamo a giudicare ma ad amare, troviamo che questo modo culturale di esprimere la fede cristiana resta tuttora vivo tra noi, specialmente nei nostri poveri. E questo, fuori da qualsiasi idealismo sui poveri, fuori da ogni pauperismo teologale. È un fatto. È una grande ricchezza che Dio ci ha dato,” disse l’arcivescovo di Buenos Aires.

E poi spiegava come la nozione di pietà popolare aveva avuto una evoluzione nel corso degli anni: si chiamava religiosità popolare, poi Paolo VI la chiamò “pietà popolare,” e infine il documento di Aparecida del 2007 la chiam,ò “spiritualità popolare”.

Secondo il Cardinal Bergoglio,  la spiritualità popolare è una strada originale sulla quale lo Spirito Santo ha condotto e continua a condurre milioni di nostri fratelli, e questo fu chiaramente riconosciuto ad Aparecida, dove – raccontò l’attuale Papa – “quattro e tre giorni prima della votazione definitiva, il documento aveva ricevuto 2440 «modi», cioè emendamenti, che andavano risolti entro quei giorni. E tuttavia il capitolo sulla spiritualità popolare ricevette soltanto due o tre osservazioni, ma stilistiche, secondarie. Venne rispettato esattamente così com’era uscito dalla commissione in cui si era visto rispecchiato tutto l’episcopato che era là presente. Questo è un segno. “

Cosa è la popolarità popolare per Jorge Mario Bergoglio? È lo schiudersi della memoria di un popolo, affermò. E poi ricordò la figura dell’evangelizzatore Cura Brochero, da poco beatificato, e il fatto che quelli che dalla zona del Cura Brochero andavano a confessarsi a Cordoba facevano confessioni perfette, senza vantarsi, dicendo semplicemente i loro peccati.

“C’era, in quelle confessioni, la memoria catechistica del Cura Brochero, che si esprimeva così nel Sacramento della Riconciliazione,” disse l’attuale Papa. Che poi sottolineaò come “è bene e necessario che la teologia si prenda cura della teologia popolare.”

E poi affermò: “Quando come Chiesa ci accostiamo ai poveri per accompagnarli, constatiamo – al di là delle enormi difficoltà quotidiane – che vivono con un senso trascendente della vita. In qualche modo il consumismo non li ha ancora ingabbiati. La vita mira a qualcosa che va oltre questa vita. La vita dipende da Qualcuno (con la maiuscola) e questa vita ha bisogno di essere salvata. Tutto questo si trova nel più profondo della nostra gente, anche se è incapace di formularlo in termini concettuali. Il senso trascendente della vita che si vede nel cristianesimo popolare è l’antitesi del secolarismo che si diffonde nelle società moderne.”

Parole che fanno capire molto di Papa Francesco, della sua attenzione per i poveri, del suo amore per la pietà popolare. Un testo che aiuta a leggere in controluce questo pontificato.

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