La Via Crucis: fare memoria dei martiri cristiani

La Via Crucis al Colosseo
Foto: Vatican Media/ Aci Group
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Come ogni anno, il venerdì precedente la solennità di Pasqua, il Papa presiederà la Via Crucis: 14 stazioni nelle quali vengono rievocate le ultime ore terrene della vita di Gesù.

Dall’istituzione di tale rito, sorto a metà del 700, il vescovo di Roma suole svolgere questa Via Dolorosa davanti al Colosseo, per far memoria del martirio cristiano avvenuto nei primi secoli.

Tra le particolarità del Colosseo anche la chiesa di S. Maria della Pietà nel Colosseo, che dal 1936, è affidata al Circolo S. Pietro che vi celebra la Santa Messa, il sabato alle ore 16,00 e la domenica alle ore 10,30.

In essa si conclude, il venerdì di Passione di ogni anno, una suggestiva rappresentazione della Via Crucis, svolta all’interno dell’Anfiteatro Flavio. Nel 1983, anno Santo della Redenzione, la "Cappellina", è stata onorata dalla visita di S. Giovanni Paolo II.

Un ancestrale ricordo che da alcuni anni, seppur sotto nuove vesti, sembra essersi ripresentato violentemente nel mondo contemporaneo. E nel custodire la memoria di questi “nuovi martiri”, proprio lo scorso 24 febbraio, grazie ad un’iniziativa dell’“Aiuto della Chiesa che Soffre”, l’anfiteatro Flavio si tinse di colore rosso personificando ancora una volta la “Chiesa dei martiri”. 

Per approfondire l’origine della processione della Via Crucis, e del significato che potremmo attribuirli in questa festività di Pasqua, abbiamo parlato con  Filippo Forlani, ricercatore universitario di Storia Medievale presso la Pontificia Università della Santa Croce.

Il giorno del Venerdì Santo a Roma, il Papa si reca al Colosseo per la Via Crucis. Quando è nata questa consuetudine, e perché si svolge proprio davanti all’anfiteatro Flavio? 

Durante il giubileo del 1750 Benedetto XIV volle celebrare la Via Crucis davanti al Colosseo. Questa devozione nacque in Spagna circa un secolo prima, diffondendosi rapidamente nel resto della cristianità, tanto che nel 1731 papa Clemente XII dispose, con il breve Exponi nobis, che in tutte le Chiese venisse esposta una rappresentazione delle quattordici stazioni della Via Crucis.

In vista del giubileo del 1750 papa Lambertini diede l’incarico a Fra Leonardo di Porto Maurizio di erigere lungo la via Sacra le 14 edicole con le raffigurazioni della via dolorosa e una grande croce al centro dell’anfiteatro Flavio; entrambe vennero benedette dal Papa il 27 dicembre dello stesso anno, consacrando contestualmente il Colosseo alla passione di Cristo e alla memoria dei martiri.

Con la benedizione pontificia veniva così consolidata una lunga tradizione di culto dei martiri sorta proprio nei pressi del Colosseo, luogo dove persero la vita molti cristiani condannati ad bestias, ossia ad essere sbranati da animali feroci. All’interno di una delle fornaci venne addirittura fondata, probabilmente tra il VI e VII secolo, una chiesa intitolata a santa Maria della Pietà, luogo caro a numerosi santi, tra cui sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri e Camillo de Lellis.

Nel 1870 Roma divenne la nuova capitale del regno d’Italia e il papa Pio IX si recluse entro le mura del Vaticano; si perse quindi la tradizione della via Crucis al Colosseo e le edicole insieme alla croce vennero rimosse. Nel 1926, però, mentre le delegazioni pontificie e del regno d’Italia lavoravano per giungere ad una conciliazione, la croce ritornò al Colosseo, non al centro, ma esternamente dove si trova tuttora. Nel 1959 e solo per quell’anno, Giovanni XXIII ripristinò l’antica usanza, mentre la tradizione costante della Via Crucis al Colosseo riprese con Paolo VI nel 1965.

 

Colosseo che lo scorso 24 febbraio si tinse di colore di rosso per far memoria dei martiri cristiani. In questa Pasqua quale “significato storico” possiamo attribuirli?

Personalmente l’unico “significato storico” che mi viene in mente è l’etimologia stessa della parola martire, ossia testimone. E se noi cristiani, soprattutto in occidente, riuscissimo a vivere il significato più profondo di questa parola, avremmo la possibilità, come gli apostoli e i martiri, di diventare autori della storia, scrivendone una nuova pagina.

La “rivoluzione del martire”, però, non avviene grazie alle proprie forze, ma, con parole di Papa Benedetto XVI, “dalla profonda e intima unione con Cristo, perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il risultato di uno sforzo umano, ma sono […] un dono della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria vita per amore a Cristo e alla Chiesa, e così al mondo”.

Spesso papa Francesco parla della Chiesa come “Chiesa dei martiri”, perché “la Parola di Dio sempre dispiace a certi cuori, dà fastidio […], perché ti interpella ad andare avanti, cercando e sfamandoti con quel pane del quale parlava Gesù. Nella Storia della Rivelazione, tanti martiri sono stati uccisi per fedeltà alla Parola di Dio, alla Verità di Dio”. Qua a Roma c’è una bellissima chiesa intitolata a san Bartolomeo in cui sono conservate le reliquie dei martiri del XX secolo: oppositori al comunismo, nazismo, fascismo, alle mafie e gruppi di potere. Morti per la loro testimonianza, ma tale testimonianza ha “scritto una nuova pagina della storia”. Purtroppo questa galleria di reliquie dovrà essere ampliata a causa del sangue versato ancora oggi in tante parti del mondo, dove molti nostri fratelli vengono uccisi a causa della fede.

E per noi occidentali la Via Crucis al Colosseo è una chiamata ad andare contro corrente. Giovanni Paolo II alla GMG del 2000 diceva che “anche oggi seguire Gesù […] comporta una presa di posizione per Lui e non di rado quasi un nuovo martirio: il martirio di chi, oggi come ieri, è chiamato ad andare contro corrente per seguire il Maestro […]. Non per caso ho voluto che durante l'Anno Santo fossero ricordati presso il Colosseo i testimoni della fede del ventesimo secolo. Forse a voi non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo certamente sì! Una fedeltà da vivere nelle situazioni di ogni giorno”.

Voglio concludere pensando anche a tutte le persone non cristiane che vengono perseguitate o muoiono a causa della loro credenza. In un certo senso anche loro sono martiri, perché sono rimaste fedeli al loro profondo senso religioso, ispirato da Dio stesso, e che contraddistingue ogni uomo.

 

 

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