L'archivio storico della Diocesi di Cagliari di nuovo consultabile

Dopo cinque anni di recupero e restauro

L'archivio storico diocesano di Cagliari
Foto: www.unionesarda.it
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Sono serviti cinque anni di lavoro per recuperare e restaurare il “tesoro” dell’Archivio storico diocesano di Cagliari. Un’importante opera di conservazione e valorizzazione che è stata presentata lo scorso 19 luglio durante una conferenza stampa svoltasi nella sala Benedetto XVI del Seminario Arcivescovile, alla presenza tra gli altri dell’arcivescovo Arrigo Miglio e del presidente della Regione Sardegna Christian Solinas.

Un patrimonio archivistico costituito da sigilli di piombo e di ceralacca e da un migliaio di documenti, lettere, pergamene e regesti (le sintesi del contenuto di ciascuna pergamena) che vanno dal XII al XX secolo, con qualcosa antecedente all'anno Mille. Molti documenti provengono da Roma, come un documento del 1300 che attesta i rapporti tra la diocesi di Cagliari e il Vaticano o la lettera del 1591 di Camillo Borghese che nel 1605 diventerà Papa Paolo V; ma anche dalla Spagna ai tempi di Alfonso d'Aragona, che di persona ne ha siglato una.

"Gli argomenti sono svariati - ha affermato durante la conferenza stampa il direttore dell’Archivio don Ferdinando Loddo - Una lettera ad esempio parlava del fatto che gli amministratori dovessero rendere conto dei soldi ricevuti”. Ora le pergamene saranno tenute nelle cassettiere a temperatura costante per evitare ulteriori deterioramenti, e presto ci sarà un archivio-biblioteca per poterle ospitare tute.

Un lavoro di restauro importante, nelle parole del curatore Luca Becchetti, docente di sigillografia alla Scuola Vaticana di Diplomatica, Archivistica e Paleografia, per riportare in auge manufatti preziosi anche dal punto di vista del prestigio della Chiesa cagliaritana. “I sigilli soprattutto - ha detto Becchetti - testimoniano i contatti tra Roma e Cagliari, una sede episcopale importante. Il recupero dei manufatti è stato lungo ma alla fine abbiamo riportato alla bellezza originale oggetti di inestimabile valore”.

Durante i lavori quinquennali sono stati realizzati, tra gli altri, progetti di informatizzazione di documenti importanti e sono state messe a disposizione postazioni computerizzate per la consultazione. La media annuale di presenze nell’Archivio supera le 2mila persone: tra di loro non solo studiosi, ma anche appassionati o semplici cittadini che vogliono realizzare le loro ricerche.

Al termine della conferenza, prima della visita guidata ai locali, Miglio ha presieduto la cerimonia di dedicazione dell’Archivio al compianto mons. Ottorino Pietro Alberti, arcivescovo del capoluogo sardo dal 1987 al 2003. “A lui si deve l’intuizione di questo luogo nel quale poter continuare a studiare la storia della Sardegna” ha affermato il presule. Una storia che, come dimostrano i documenti restaurati, ha sempre travalicato i confini dell’isola.

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