L’Arcivescovo Boccardo: “Il terremoto ha ferito il cuore e la mente delle persone”

La Chiesa di San Benedetto da Norcia
Foto: Diocesi Spoleto-Norcia
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Quale rapporto tra la fede e la bellezza all'interno di un pellegrinaggio religioso? Come mettere insieme i due aspetti ed averne cura? E' il tema delicato su cui si sono misurati il 30 e 31 gennaio qualificati esperti in occasione del XIX convegno teologico-pastorale organizzato dall'Opera Romana Pellegrinaggi con l'Ufficio per l'Arte Sacra e i Beni Culturali del Vicariato di Roma. Non si è potuto non discutere e non parlare quindi della “bellezza ferita”. Quella bellezza di opere d'arte e religiose danneggiata dalle numerose scosse di terremoto che hanno colpito il Centro Italia negli ultimi quattro mesi.

Un problema adesso quello della “ricostruzione” che è al centro di ogni dibattito artistico, culturale e non solo. A parlarne, durante il convegno, è stato l’Arcivescovo Renato Boccardo della diocesi di Spoleto-Norcia: “Il terremoto della Valnerina ha non solo creato delle ferite al patrimonio artistico e ambientale, ma anche una cesura tra il passato e il futuro. Chi non l’ha provato può difficilmente comprendere che cosa significhi sentirsi senza più punti di riferimento; fortunatamente da noi non ci sono state vittime, ma è davvero terribile non riconoscere più i luoghi familiari dove si è vissuti, è qualcosa che dagli occhi passa al cuore e si trasmette al cervello: è come l’Alzheimer delle nostre comunità”.

“Perché il terremoto -  ha detto il presule al convegno - attraverso le ferite prodotte al paesaggio, agli edifici, alle opere d’arte ha ferito il cuore e la mente delle persone”.

L’Arcivescovo nel suo intervento ricalca l’importanza culturale, artistica e religiosa della sua Umbria: “Questa regione è da secoli interessata da percorsi di pellegrini, che hanno costituito uno stimolo per la produzione dell’arte: l’arte attraeva i pellegrini, e i pellegrini fornivano le risorse per produrre arte. Con la diffusione della santità e della fama di Francesco d’Assisi e l’attrazione che esercitarono la sua tomba e i luoghi dove egli e i suoi compagni erano vissuti ed avevano operato, la nostra regione - che precedentemente poteva anche essere esclusa dai percorsi tradizionali - divenne una meta significativa”.

Il pensiero di Monsignor Boccardo vai poi a Castelluccio, paese che più di tutti sta risentendo dei danni del terremoto: “Cosa dire poi di Castelluccio, un luogo dove l’asperità della natura ha suggestionato l’uomo in ogni tempo; dove egli è riuscito ad arroccarsi costruendo il borgo su di un colle ai piedi del monte Vettore? Un borgo di epoca medievale ridotto oggi ad un cumulo di macerie, che aveva nella chiesa di Santa Maria Assunta il suo punto più alto, con il campanile che ha scandito nei secoli la giornata degli abitanti, in un paesaggio che sembrava essere fuori dal tempo”. Oggi tutto ciò rappresenta una “bellezza ferita” e di questa bellezza “sentiamo tutti una grande nostalgia”.

Ricostruire. E’ il verbo citato più volte nell’intervento dell’Arcivescovo. “Certo – ha aggiunto il presule -  la ricostruzione delle case, delle aziende e anche delle chiese deve essere una priorità per restituire alla gente della Valnerina una vita dignitosa e sicura. Ritengo però che ci si debba seriamente domandare come e dove ricostruire, con quali criteri e quale stile”.

Al convegno dell’ORP a parlare della bellezza e della sua necessità per contemplare il mondo e arricchire la fede è anche Monsignor Marco Frisina: “Tra le arti la musica è quella che più di tutte viene scelta dall’uomo per esprimere la “harmonia mundi” che fa cantare i cieli e la terra e che fa vibrare il cuore dell’uomo. I suoni non si toccano, non possono essere trattenuti nel tempo e nello spazio, una volta prodotti i suoni scompaiano ma lasciano nell’ascoltatore un’impressione profonda.

“L’arte musicale – continua Monsignor Frisina -  esprime ciò che le parole non riescono a dire. I suoni hanno in sé una capacità evocativa straordinaria che attinge ai ricordi, alle sensazioni, alle esperienze che rimangono nella nostra memoria, come un bagaglio prezioso capace di evocare pensieri e momenti significativi della nostra vita ma anche di farci percepire, quasi tangibilmente, la profondità, la grandezza, la gioia di Dio”.

A concludere il convegno è stato il professor Paolo Portoghesi: “Il titolo di questa conferenza contiene due verità: la prima è che la Chiesa è di fatto custode di un numero infinito di opere d’arte di straordinaria bellezza; la seconda è che la Chiesa ha il dovere e la responsabilità di custodire la bellezza come attributo divino in un momento in cui nelle società più sviluppate del nostro tempo è in atto un allontanamento dalla bellezza ridotta a strumento di dominio e di consenso e vista con sospetto anche nel campo dell’arte che era stato per secoli il suo prediletto terreno di cultura”.

 

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