L'Arcivescovo di Ancona ricorda la partenza dalla città di Francesco per l' Oriente

Affresco di Gaetano Becchetti di Francesco che parte da Ancona, Basilica di San Giuseppe da Copertino, Osimo
Foto: pd
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Quest’anno ricorrono 800 anni dell’incontro tra san Francesco e il sultano Malik Al Kamil. Tale ricorrenza segnerà una data importante per le Marche e in particolare per la città di Ancona: 800 anni dalla partenza di San Francesco dal porto dorico per raggiungere la Terra Santa, in occasione della Quinta Crociata,  da cui ritornò, sempre ad Ancona, nel 1220 dopo aver incontrato anche il Sultano d’Egitto e con il quale instaurò rapporti di dialogo.

Per celebrare questo importante evento, la Regione Marche si è fatta promotrice della costituzione di un Comitato organizzatore che coordinerà le diverse iniziative nell’anno 2019-2020 e a cui partecipano gli Enti territoriali sia ecclesiastici che laici. Angelo Spina, arcivescovo di Ancona-Osimo è tra i principali promotori di questo evento che ha definito “di valenza non solo religiosa e culturale, ma civile e sociale.  Francesco tornò profondamente cambiato da quel viaggio: da ciò che si prefigurava come un duello con il Sultano diventò un duetto, all’insegna del dialogo e della ferma convinzione di poter costruire una via di pace. Ecco anche oggi siamo di fronte a forti instabilità politiche e geografiche e a paure dell’ignoto e l’esempio di san Francesco è ancora molto valido.

Da qui l’idea  che Ancona nel nome di Francesco possa candidarsi come Porta d’Oriente e Porta verso la Pace ed esempio di fratellanza universale”. Ed in occasione del centenario ha pubblicato la lettera pastorale ‘Con lo sguardo di S. Francesco di Assisi. 800 anni dalla partenza di San Francesco dal porto di Ancona’, in cui ha sottolineato i viaggi del santo umbro nelle Marche: “Le  Marche sono state il luogo dove Francesco, insieme al suo compagno frate Egidio, fece il suo primo viaggio missionario, come araldo e giullare di Dio per comunicare con uno stile assolutamente nuovo ed originale la gioia del Vangelo. Nel 1210 Francesco tornò a Fabriano, per proseguire per Apiro, Staffolo, Jesi.

Nel 1212 Francesco si recò ad Ancona per imbarcarsi per l’Oriente,  ma le condizioni del tempo lo dirottarono verso la Schiavonia a poca distanza da Spalato. Dovette fare ritorno ad Ancona. Nel 1212 Francesco passò per S. Severino Marche, sulla via che dalla Flaminia, a Nocera Umbra, portava, lungo la strada settempedana, verso Osimo e Ancona. Nel 1213 si recò a S. Leo di Montefeltro. Nel 1215 Francesco giunse nelle Marche una quinta volta, quando attraversò la valle montana del Chienti e proseguendo per Sarnano, attraverso il Monte dell’Ascensione, giunse nella città di Ascoli Piceno.

Nel 1219 partì dal porto di Ancona per l’Oriente dove incontrò il Sultano Al Malik Al Kamil. Ritornò ad Ancona nel 1220 e passò per Osimo. E’ nelle Marche che sono stati scritti i Fioretti di san Francesco nella prima metà del 1300”. Nella lettera l’arcivescovo di Ancona ricorda la conversione di san Francesco: “La  fase  iniziale della conversione di Francesco è davanti ad una immagine: il volto di Gesù crocifisso e risorto,  appeso alla croce. Fu Gesù crocifisso che raggiunse e toccò dolcemente, dalla croce, il dolore e la confusione di Francesco, non giudicandolo né rimproverandolo, ma offrendogli uno sguardo   compassionevole, misericordioso, amorevole e senza distinzione.

E’ stata questa esperienza della compassione di Cristo che aprì il cuore e la mente di Francesco alla possibilità di ricuperare la speranza, la pace, la gioia. Lo sguardo di Gesù su Francesco è per lui di entusiasmo, di pentimento, di missione. Lo sguardo di entusiasmo: la parola entusiasmo dal greco: en dentro thèos Dio. Il Dio dentro. Non è uno stato d’animo che si riduce ad una semplice eccitazione partecipe. E’ qualcosa di estremamente più profondo, potente,  massiccio.

E’ lo sguardo di una parola che chiama, che fa rialzare, che apre nuove prospettive.  Francesco si sente chiamato a qualcosa di nuovo e di grande. Lo sguardo di pentimento: Gesù guarda con amore, non giudica. Francesco sente che il cuore gli si spezza a causa dei suoi peccati e dentro è forte il pentimento, lo fa piangere amaramente, ma le lacrime fanno germogliare e fiorire l’amore più vero e più puro… Lo  sguardo  di  missione: Gesù parla a Francesco… Lo sguardo di Gesù su di noi cambia il nostro  sguardo su di Lui. Non si vede più solo con gli occhi, ma con gli occhi della fede, grande dono di Dio che  chiede la nostra risposta”. Ed ecco la proposta pastorale dell’arcivescovo: “Come sarebbe bello in questo Anno francescano accogliere nelle nostre parrocchie la peregrinatio del Crocifisso di San Damiano, per far  sperimentare, sull’esempio di Francesco di Assisi, l’amore del Signore per tutti noi e fare una missione di  annuncio come ci  chiede il Papa nell’Evangelii Gaudium… Coinvolgere i giovani e perché no, anche le coppie di sposi e le famiglie, in un cammino a piedi, dove questo è possibile, per alcuni  giorni  lungo  le  strade dove san Francesco è passato nella nostra Terra, e sostare nelle parrocchie per incontrarsi, ricevere una parola di vangelo, vivere un incontro di preghiera e di festa comunitaria, ‘in letizia’, come Francesco amava dire. Camminare con i giovani: ascoltarli, provocarli, accompagnarli”.

Nella seconda parte il vescovo Spina ha illustrato la visione del Santo sul mondo: “Francesco era in contatto con le crude realtà del suo tempo, come l violenza e la guerra, l’avarizia e lo sfruttamento sistematico dei poveri e dei deboli. Il suo fu  un contatto diretto con una umanità sofferente, alienata, sfigurata e sopraffatta da un senso di  disperazione. Tuttavia non fuggì né si nascose dalla realtà umana sfigurata. Piuttosto che chiudersi e proteggersi, Francesco scelse di andare incontro all’umanità abbracciandola e accompagnandola, offrendo  amore, misericordia, compassione, speranza a tutti coloro che incontrò, come fece Gesù nella sua vita e nella sua missione.

In tutta la vita di Francesco l’amore per i poveri e l’imitazione di Cristo povero sono due elementi uniti in modo inscindibile, le due facce di una stessa medaglia. Le piaghe di Cristo si toccano nella carne dei poveri del nostro tempo. Ma le piaghe di Cristo vengono spesso ignorate da un mondo dominato   dalla ‘cultura dello scarto’. Francesco abbracciò il lebbroso, incluse e non escluse; più che la povertà amò i poveri che avevano un nome e un volto”. Il capitolo centrale è dedicato allo ‘sguardo di pace’ a proposito dell’incontro con il sultano: “Francesco andò come pellegrino di pace a vivere l’incontro con il Sultano, così  diverso per cultura e religione; non ebbe paura di aprire il dialogo. Il dialogo non è un ‘duello’ per  soggiogare  l’altro,  in cui due si scontrano e vince il più forte.

Il dialogo è un ‘duetto’, in cui due persone  sono  protagoniste, come nel canto, fatto con due voci diverse, ma che ne accentuano la bellezza e l’armonia. Il dialogo non è rinunciare alla propria identità, ma farla rimanere integra rispettando chi la pensa diversamente, aperti ad una dimensione più grande. Il cammino di Francesco ebbe un chiaro obiettivo, non di imporre ma di proporre, non di convincere ma di  attrarre  verso  un  bene  prezioso  per  tutti:  la  pace;  quella che tutto il mondo ancora va cercando, ma su strade sbagliate. Oggi c’è la tendenza a mettersi l’uno contro l’altro, ad alzare la voce, a volere lo scontro a tutti i costi, a prevalere, a vivere sempre più isolati e protetti dagli altri, visti come una minaccia. Siamo chiamati a seminare la pace con gesti concreti costruendo ponti di dialogo, incontri di fraternità, per riconciliarci in vita, perché ogni violenza e guerra vengano cancellate.

Siamo pertanto chiamati a portare e ad annunciare la pace come la buona notizia di un futuro dove ogni vivente verrà considerato nella sua dignità e nei suoi diritti”. Ed infine nella lettera ha invitato ad imitare lo sguardo del Santo sul creato: “L’amore per tutta la creazione, per la sua  armonia! Il Santo d’Assisi testimonia il rispetto per tutto ciò che Dio ha creato, come Lui lo ha creato, senza sperimentare sul creato per distruggerlo; aiutarlo a crescere, a essere più bello e più simile a Dio che lo ha creato. E soprattutto Francesco testimonia il rispetto per tutto, testimonia che l’uomo è chiamato a custodire l’uomo, che l’uomo sia al centro della creazione, al posto dove Dio, il Creatore, lo ha voluto. Non  strumento degli idoli che noi creiamo! L’armonia e la pace! Francesco è stato uomo di armonia, uomo  di  pace...  con la forza e la mitezza dell’amore: rispettiamo la creazione, non siamo strumenti di distruzione!”

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