L'Arcivescovo Nosiglia: "La Sindone ci invita ad aver fiducia e a non perdere la speranza"

A Torino speciale ostensione della Sindone nell'emergenza coronavirus

L'Arcivescovo Nosiglia venera la Sindone
Foto: Arcidiocesi di Torino
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L’Arcivescovo di Torino, Monsignor Cesare Nosiglia, ha presieduto nel pomeriggio la celebrazione dell’ostensione straordinaria della Sacra Sindone in occasione della pandemia di coronavirus che sta flagellando l’Italia.

Una iniziativa particolarmente apprezzata dal Papa che ha inviato un messaggio all’Arcivescovo Nosiglia.

“Anche noi oggi – ha detto nella sua meditazione Monsignor Nosiglia - contempliamo il volto e le piaghe del Signore morto, ma con la speranza nel cuore che avremo presto questa sera stessa l'annuncio della sua vittoria sulla morte. In questi tempi travagliati e complessi molti, anche credenti, non hanno più occhi per vedere e riconoscere accanto a sé il Signore fonte prima di speranza e di forza per affrontare serenamente con coraggio la situazione di epidemia che semina morte. La Sindone ci aiuta ad andare oltre”.

“Fissando questo sacro telo con intensa meraviglia – ha aggiunto - ci si accosta la prova dell'amore più grande rivelato da questa immagine tanto unica da differenziarsi da mille altre prodotte da mano d'uomo, accanto alla contemplazione che accompagna la nostra preghiera una particolare intensità si riversa su questo commovente specchio del Vangelo come l'ha chiamata San Giovanni Paolo II: specchio perché riflette alla perfezione quanto il Vangelo rivela della passione e morte del Signore, specchio perché riflette anche noi stessi chiamati ad accogliere nella Sindone la nostra più piena umanità”.

“Il fiume di pellegrini che nei secoli è passato davanti alla Sindone – ha ricordato ancora l’Arcivescovo - è fatto di persone che sono come gocce di un' umanità bisognosa di Dio del suo affetto misericordioso, della sua comprensione amorosa e solidale e che vuole sentirsi amata da un gesto di predilezione, accolta da un abbraccio affettuoso che rincuora e unisce. Allora insieme a Papa Francesco possiamo ben dire che il nostro non è un semplice osservare la Sindone ma è un lasciarsi guardare da essa, quel volto ha gli occhi chiusi e il volto di un defunto eppure misteriosamente ci guarda e dal silenzio ci parla per farci comprendere quale grande sofferenza ha dovuto patire a causa dei nostri peccati e per liberarci dal peccato e dalla morte. Ma come è possibile, come mai il popolo fedele vuole fermarsi davanti a questa icona di un uomo flagellato e crocifisso? Perché la Sindone ci invita a contemplare Gesù di Nazareth morto e risorto, la sua immagine impressa nel telo parla al nostro cuore e ci spinge a salire il Monte del Calvario, a portare insieme con Lui il legno della Croce e immergersi nel silenzio eloquente dell'amore e lasciarci raggiungere da questo sguardo che non cerca i nostri occhi ma il nostro cuore”.

Nella Sindone – ha concluso l’Arcivescovo Nosiglia – “ci ha ricordato ancora il Papa vediamo anche tanti volti dei fratelli e sorelle malati specialmente quelli più soli e meno curati, ma anche le vittime delle guerre e delle violenze e delle schiavitù, delle persecuzioni eppure quel volto della Sindone comunica una grande pace: questo corpo torturato esprime sovrana maestà e come se lasciasse trasparire un'energia contenuta ma potente e come se ci dicesse: abbi fiducia, non perdere la speranza, la potenza del risorto vince ogni avversità e persino la morte. La Sindone ci invita ad accogliere questo annuncio e ad esserne testimoni ogni giorno mediante i segni di quella carità che suscita speranza nel cuore dei poveri e di chiunque lo accoglie con fede”.

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