L'Ave Maria di Trilussa

Nel canzoniere del poeta romano vi è una poesia dedicata alla più cara preghiera mariana

La Vergine Maria con il Bambino Gesù
Foto: pubblico dominio
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Carlo Albero Salustri (1871-1950), conosciuto con lo pseudonimo di Trilussa, fu uno dei grandi poeti romani. Nato in via del Babuino, nel cuore della vecchia Roma, la sua esistenza si svolse tutta nella Città eterna.

Vissuto nel corso del Millenovecento, la sua poetica si presenta piana e scorrevole e tratta dei temi della vita quotidiana.

Fra le molte liriche composte, vi sono anche diverse poesie, strettamente, religiose come ad esempio l'Ave Maria.

I versi del breve componimento, ricordano un consiglio ricevuto dal poeta, da piccolo, ed al quale fu sempre caro.

Poche parole, dense di significato, danno calore alla piccola immagine, che si staglia nell'orizzonte spirituale della vita del letterato, indicando la Madonna come madre, sempre, presente nella vita dell'uomo.

Ieri come oggi e domani, Maria è la stella del cammino di qualunque persona che, in ogni momento del proprio esistere, può alzare lo sguardo al cielo, certo di sentire la dolce presenza della Madre di Dio, personalmente accanto a qualunque sofferenza.

La poesia è scritta in vernacolo romano, ma si comprende per efficacia e contenuto.

“Quannero regazzino, mamma mia
me diceva Ricordati, fijolo,
quanno te senti veramente solo,
tu prova a recità 'n Ave Maria.
L'anima tua da sola spicca er volo
e se solleva, come pe' maggia".
Ormai so' vecchio, er tempo s'è volato.
Da un pezzo s'è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l'ho mai scordato.
Come me sento veramente solo
io prego la Maronna Benedetta
e l'anima mia da sola pija er volo”.

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