Le Acli si accendono di passione popolare

Roberto Rossini
Foto: ACLI
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Popolo e democrazia sono il centro dell’incontro nazionale di studi delle Acli che si svolgerà a Roma dal 16 al 17 settembre con il titolo: ‘Passione popolare. La persona, le Acli, il popolo: la democrazia scritta e quella che scriveremo’. Presentando l’incontro l’Ufficio studi delle Acli ha sottolineato che occorre riflettere sul rapporto tra popolo e democrazia: “Vogliamo riflettere con l’aiuto di studiosi, testimoni ed esperti su come vive e cambia il popolo italiano, su quale rapporto si instaura nella democrazia tra la politica e le derive populiste, su come collaborare con la nostra chiesa italiana per rafforzarne la dimensione popolare. Ci proponiamo poi di approfondire alcune aree di azione per comunicare, per coinvolgere meglio le comunità locali, per avviare nuove forme di mobilitazione, per sostenere e promuovere lavoro partecipato e rilanciare iniziative di educazione popolare. Infine vogliamo rilanciare il rapporto tra istituzioni e popolo a partire dalla riscoperta della carta costituzionale, per individuare criteri di discernimento chiari e comprensibili per valutare le questioni di riforma su cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi”. Per un approfondimento del seminario di studi abbiamo chiesto al presidente nazionale delle Acli, Roberto Rossini, di spiegarci perché esse hanno una ‘passione popolare’.

Le Acli nascono come esperienza popolare, al fianco dei lavoratori e delle loro famiglie. Sono state nel loro primo periodo di vita il luogo dove i cristiani, impegnati nelle fabbriche e nei campi, potevano trovare una formazione culturale e spirituale. Con il tempo, le Acli sono diventate una realtà di promozione sociale. Oggi svolgono un ruolo di advocacy per i bisogni delle comunità: aiutano a individuare le necessità, a cercare di formulare istanze corrette, ad avanzare proposte politiche. La passione popolare si traduce nella capacità di educare a una cittadinanza attiva le persone”.

In Italia ancora esiste un popolo?

Un popolo esiste. E non lo vediamo solamente quando gioca la nazionale o quando vince la Ferrari. Gli italiani sono un popolo che si riconosce nella solidarietà. Le iniziative successive al terremoto che ha colpito il centro Italia ne sono una prova: i volontari, le file davanti ai centri di prelievo per la donazione del sangue, la richiesta di fermare la raccolta di beni di prima necessità perché i magazzini erano pieni. Poi c’è la nostra storia: la resistenza, il terrorismo, il rapimento di Moro, gli attentai a Falcone e Borsellino, il miracolo economico, il nostro patrimonio artistico e culturale. Certo siamo un popolo sfilacciato che specialmente in questo periodo fatica a vedere un suo futuro, a trovare la sua vocazione”.

Come le Acli possono essere popolari oggi?

Le Acli sono popolari quando vivono la loro vocazione. Penso che essere popolari abbia due dimensioni. La prima è quella identitaria: le Acli sono un’associazione di cittadini, che vivono con gli altri cittadini, che provano le fatiche e i successi, che sentono le gioie, le sofferenze quotidiane; le Acli sono popolari quando sono comprensibili, perché mettono a frutto la loro possibilità di utilizzare lo stesso registro comunicativo e comprendono le esperienze del popolo. La seconda dimensione è quella di prossimità; le Acli vivono tra le persone, abitano la comunità”.

La Chiesa è popolare?

Madre Teresa, padre Pio sono due santi che ci indicano un modo di essere popolari e fedeli, un modo di testimoniare ed essere compresi da tutti nello stile della misericordia. La Chiesa ha una forza unica e un radicamento speciale che nessun altro può permettersi. Allo stesso tempo, anche la Chiesa può faticare a essere popolare. Lo notiamo quando si parla di istituzioni ecclesiastiche, di gerarchie, di curia, di regole dottrinali. Il Concilio Vaticano II ha evidenziato un’immagine di Chiesa come popolo dentro l’umanità, come lievito e fermento per tutti. Allora, cambiano le coordinate e al posto di uffici, di gerarchie e di regole vengono messe le persone, le famiglie, gli ultimi. C’è però bisogno di uno sforzo comunicativo e culturale fortissimo e prima ancora abbiamo bisogno di una conversione interiore. La pastorale dei gesti di Papa Francesco ci può aiutare a comprendere cosa significa essere popolari. Una verità di fede si testimonia con un gesto prima che con qualsiasi parola”.

 

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