Le clarisse di Camerino due mesi dopo il terremoto

Le clarisse di Camerino
Foto: www.sorellepoveredisantachiara.it
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Il 17 ottobre 2010 Papa Benedetto XVI ha proclamato santa Camilla Battista da Varano. "Monaca clarissa del XV secolo,- disse il Papa nella omelia-  testimoniò fino in fondo il senso evangelico della vita, specialmente perseverando nella preghiera. Entrata a 23 anni nel monastero di Urbino, si inserì da protagonista in quel vasto movimento di riforma della spiritualità femminile francescana che intendeva recuperare pienamente il carisma di santa Chiara d’Assisi".

La sua è stata una vita segnata da grandi sofferenze e mistiche consolazioni, "in un tempo in cui la Chiesa pativa un rilassamento dei costumi, ella percorse con decisione la strada della penitenza e della preghiera, animata dall’ardente desiderio di rinnovamento del Corpo mistico di Cristo”.  

Come abbadessa diventa presto un punto di riferimento per tutta la comunità locale, muore nel 1524, dopo aver fondato un altro monastero a Fermo e uno a S. Severino Marche. Ogni anno nel giorno della canonizzazione le clarisse di Camerino celebrano una messa solenne. Quest’anno è particolare a causa del terremoto del 24 agosto che ha colpito anche l’alto maceratese, per la comunità delle clarisse del monastero di Camerino, composta da cinque sorelle, di cui quattro professe di voti solenni ed una di voti temporanei. Le spoglie della santa sono custodite ed esposte al culto nella cripta a lei dedicata nella chiesa del Monastero.

Alle suore abbiamo chiesto qual è la situazione del monastero oggi a quasi due mesi dal terremoto. 

“Il terremoto del 24 agosto scorso, ci ha causato non pochi danni: la nostra chiesa è stata dichiarata inagibile, così come 3/4 del monastero e anche la casa di accoglienza non può essere utilizzata. Certo quel che è successo a noi non è niente in confronto alla perdita di vita, di case e paesi interi distrutti! Noi, per il momento, ci siamo spostate tutte in una parte del monastero, quella meno pericolosa, e stiamo nuovamente adattando come luogo per le celebrazioni un salone, proprio quello da cui tutto, più di 10 anni fa, aveva avuto inizio.

Attualmente noi viviamo il ‘tempo dell’attesa’, aspettando le valutazioni definitive dei tecnici che ci diranno se possiamo rimanere o meno in monastero e se si potranno iniziare i lavori di messa in sicurezza. Anche perché l’inverno è vicino e una nevicata aggraverebbe la situazione già precaria dei tetti. Inoltre non vi nascondiamo che anche economicamente per noi è catastrofico perché, se nel 2000 c’erano i fondi dello Stato per la zona di Camerino, ora sicuramente dovremo affrontare tutto da sole, e la nostra povertà è davvero grande, per non dire che ancora dobbiamo finire di pagare i debiti per il lavori della precedente ricostruzione”.

Come si può vivere questa situazione post terremoto nella fede?

“Senza la certezza che ‘il Signore ricostruisce la casa del povero’, prevarrebbero sicuramente lo sconforto e l’abbattimento umano che è di tutti. Stiamo cercando, quindi, di vivere tutto nella fede e nell’abbandono più totale, compresa la situazione sempre grave della nostra madre Chiara Laura che dovrà essere rioperata alla colonna vertebrale, perché da alcuni mesi vive sempre a letto con grandi dolori. Davvero tutto è molto faticoso e difficile, quasi ‘misteriosamente incomprensibile’ ma questo ci permette di essere ancor più solidali con quanti vivono questa immane tragedia nei paesi più colpiti dal terremoto.

Quando tutto crolla due sono le cose necessarie: aggrapparsi dalla roccia che è Cristo, mediante la preghiera (per questo la prima cosa che abbiamo cercato di realizzare è stata la riapertura della cappella) e farsi prossimi e solidali con chi è nel bisogno, condividendo la Provvidenza del Padre che mai ci abbandona”.

Come è scandita la vostra giornata?

“La nostra giornata ruota attorno a tre cardini fondamentali che sono: la preghiera, la fraternità e il lavoro dove l’uno rimanda all’altro in una circolarità in cui se uno degli anelli viene meno si perde il senso e il sapore del nostro stare ai piedi di Cristo secondo la Forma di vita delle Sorelle Povere. Questi punti fondamentali poi, danno senso alla nostra quotidianità che, seppur scandita dai suoi ritmi e dai suoi orari, è sempre aperta all’imprevisto e per questo sempre nuova e mai monotona, perché Cristo fa nuove tutte le cose. Chiamate ad essere custodi della speranza dell’umanità, indichiamo a tutti che è possibile sperare, soprattutto con l’incessante preghiera che ritma la nostra giornata, perché, come dice il salmo: ‘Sette volte al giorno io ti lodo, Signore’.

La nostra esistenza interamente dedicata alla contemplazione e alla preghiera addita ad ogni uomo l’assoluto primato da dare alla relazione con Dio. La preghiera è la via che Dio ci ha indicato perché potessimo farci carico delle gioie e delle speranze, delle tristezze, dei bisogni e delle angosce di ogni uomo del nostro tempo, adempiendo così la nostra missione ad essere ‘collaboratrici di Dio stesso e sostegno delle membra deboli e vacillanti del suo corpo’, che è la chiesa, come afferma la Regola di santa Chiara”.

 

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