Le Stazioni quaresimali, davanti a san Giovanni il santuario della Passione di Gesù

La facciata del Santuario della Scala Santa, ora in restauro
Foto: Musei Vaticani
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La Domenica delle Palme il cammino delle stazioni a Roma arriva di nuovo a San Giovanni in Laterano.

Oggi questa sosta ha un significato in più. Infatti fino a Pentecoste la Scala Santa custodita nell’edificio- santuario a fianco alla basilica sarà aperta in via eccezionale senza protezione lignea.

“Salendo in ginocchio questi 28 gradini della Scala Santa, nella fatica della salita- ha detto Padre Francesco Guerra  Rettore del Santuario e passionista nel giorno della inaugurazione-  io entro in contatto con il mio dolore, e non solo quello fisico, ma soprattutto con quello morale che è dentro di me e che mi logora. Meditando la Passione e il dolore di Gesù e ricordando che lui ha sofferto per me e che mi ama, io mi sento profondamente accolto da lui, ma accolgo anche meglio me stesso e la mia situazione. E allora esco dal Santuario riappacificato con me stesso, con Gesù e con quelle persone che nel cuore ho portato con me su questa Scala Santa.  Questo è il motivo per cui così tante persone vanno in pellegrinaggio ai santuari, perché hanno la concreta possibilità di “toccare” l'evento sacro che è accaduto lì.

Allora il compito di noi che siamo custodi del Santuario è quello di favorire la fruibilità spirituale di questi luoghi sacri”.

La decorazione delle mura che sono intorno alla scala è speciale e specifica.

Il programma decorativo, - spiega Guido Cornini Delegato scientifico dei Musei Vaticani in un articolo sull’ Osservatore Romano- svolto su idee e suggestioni di eminenti dotti della Curia Romana, a metà del 1500  comprende storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, secondo uno schema distributivo elaborato da Angelo Rocca e Silvio Antoniano (1587 ca.), di cui si conserva traccia in un disegno presso la Biblioteca Angelica di Roma. Uno stuolo di pittori tardomanieristi, come Paris Nogari, Giovanni Battista Ricci, Giovanni Baglione, Baldassarre Croce, Prospero Orsi, Andrea Lilio, Ferraù Fenzoni, Paul Bril, Ventura Salimbeni, Antonio Scalvati, Avanzino Nucci, Giacomo Stella, Giovanni e Cherubino Alberti, decorò volte e pareti sotto la direzione di Cesare Nebbia e di Giovanni Guerra, dando vita a un’iconografia di ascesi e contemplazione, didascalicamente intessuta di richiami penitenziali.

Sulla Scala Santa propriamente detta, una sorta di Via Crucis figurata, rigorosamente modellata sui precetti tridentini, teneva conto del punto di vista ribassato di chi la ascendeva in ginocchio: ad aprire e chiudere il percorso, alle due estremità della rampa, erano i tre affreschi con l’Ultima Cena, la Crocefissione e l’Ascensione di Cristo, opere intensamente mistiche dell’orvietano Cesare Nebbia (1536 ca.- 1614 ca.)”.

Il Santuario della Scala Santa è curato dai Passionisti per volontà di Pio IX

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