Le Stazioni quaresimali: San Silvestro e Martino ai Monti, una origine ancora da capire

Una particolare prospettiva dell'interno
Foto: OB
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Il giovedì dopo la quarta domenica di Quaresima, si celebra la stazione quaresimale in una chiesa sull’Esquilino che ricorda sia San Silvestro, vescovo di Roma all’inizio del IV secolo la cui festa si celebra, come sanno tutti, l’ultimo dell’anno, e San Martino di Tours, vissuto nello stesso secolo è uno dei fondatori del monachesimo in Occidente.

Nella sua guida alle stazioni quaresimali del 1588, Pompeo Ugonio si trova in difficoltà, perché nella chiesa attuale sono confluiti due antichi “tituli” che portavano i nomi del vescovo Silvestro e del prete Equizio, e in più si aggiunge la dedica a Martino.

“Questa chiesa sotto l’invocatione o nome di chi, S. Silvestro la consecrasse non si sa”, commenta, perché si sa solo che fu “edificata nel podere d’un prete chiamato Equitio” e perciò “fu detta il titolo di Equitio”. Poi aggiunge che al Sinodo romano del 499 “si nomina ha chiesa di S. Martino nel titolo di Equitio.

Ancora oggi gli studiosi non ci vedono chiaro nella faccenda delle origini della chiesa.

La chiesa attuale è carolingia: “Intorno a gli anni del Sig. 844 essendo questa chiesa per la vechiezza si rovinata, che più hormai non si reggeva, Papa Sergio II mise mano a ristaurarla, & ridusse la chiesa in quella forma che è fin hoggi”.

“Il corpo della chiesa”, continua, “è assai spatioso, & si divide in tre navi, con 24 colonne di marmo bianco.”

Poi aggiunge, con il gusto dello studioso:  “Il pavimento è tutto composto di fragmenti di sepolture, nelle quali si leggono innumerabili Epitaffii, quali spezzati, & quali intieri, Greci & Latini, parte di Christiani & parte di Gentili, qua altronde transportati, ne i quali ogni persona studiosa potrà trattenersi, & trovar anco materia di non ingrato trattenimento.”

Oggi l’interno è diverso da quello visto da Ugonio, perché viene ridecorata nel Seicento. “Le pitture del corpo della chiesa essendo durate fin’a nostri tempi,” commenta, “non ha molto, sono state parendo hormai troppo vecchie imbiancate, & il Musaico della Tribuna per la lunghezza degli anni è totalmente consumato.”

Nel Seicento si scoprirà anche un edificio romano sotto il convento a sinistra della basilica. Padre Giovanni Antonio Filippini, priore del convento carmelitano di S. Martino, lo identifica come l’antico “titulus”, lo restaura e lo collega alla chiesa in un intervento iniziato nel 1636. E’ una prima espressione dell’interesse per le antichità cristiane di Roma, nella stessa epoca in cui si riscoprono le catacombe. Anche il cosiddetto “titulus” conserva ancora oggi tutto il suo mistero. Ma di tutto questo, Ugonio non sapeva nulla.

Hoggidì vi stanno Frati Carmelitani”, dice, in un “Monasterio non molto grande.” E questo non è cambiato dal 1588.

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