Le Stazioni quaresimali: Santa Croce in Gerusalemme, certosini e cistercensi

Una insolita immagine di Santa Croce con la neve
Foto: OB
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Nella sua guida del 1588 alle stazioni quaresimali, Pompeo Ugonio vede la chiesa di Santa Croce in Gerusalemme molto diversa da oggi. Non era ancora stata fatta la grande ricostruzione rococò nel Settecento sotto Papa Benedetto XIV, che poi, visto il risultato, lo definì “una porcaria moderna”.

Costantino nel quarto secolo aveva trasformato un’aula di un palazzo imperiale in una chiesa per conservarvi reliquie della Santa Croce. Ugonio vede, oltre la chiesa, anche resti di altre parti del palazzo, il cosiddetto tempio “di Venere & di Cupidine”, e un anfiteatro romano. 

Ma Ugonio vece ancora la chiesa così come era stata ricostruita nel Duecento da Papa Lucio II, che trasforma l’antica basilica dell’imperatore Costantino in una tradizionale basilica a tre navate.

“Dentro è spartita in tre navi, secondo la forma delle chiese antiche, & lo spartimento il fanno dodici grosse colone, a sei per banda.”

Ugonio nota ai lati dell’abside due balconcini, che oggi non si usano più, ma che era il modo antico di esporre le reliquie: “Dall’una & l’altra banda della Tribuna, sono due poggetti da i quali si possono mostrar le Reliquie al popolo.”

A destra dell’abside vede una una “porta, per la quale si scende alla Cappella detta di S. Helena overo Gierusalem.” Ancora oggi sulla parete della discesa si legge una lunga iscrizione che spiega che Elena, la madre di Costantino, dopo aver trovato le reliquie della Passione, costruì una cappella “nella sua propria camera., & havendo di la fatto condur per mare della terra santa del monte Calvario, sopra la quale fu sparso il sangue di Christo per prezzo dell’humana redentione”.

La cappella di S. Elena all’epoca era proibita per le donne: “quella di S. Helena appartatamente si chiude alle donne, nella quale ad esse non è lecito entrare, salvo il dì 20 di Marzo, che vi si rinuova la memoria della sua consecratione.”

Ugonio racconta tutte le varie famiglie religiose che si sono succedute nel monastero accanto alla chiesa, prima benedettini, poi “Canonici Regolari della congregatione di S. Fridiano di Lucca”, ma alla fine, scrive, “non so come questa congregatione venne a perdere il luogo, che circa a 40 anni doppo Clemente VI fin’al cui Pontificato vi durò, Urbano V donò la chiesa di S. Croce a Padri Certosini.”

Ma non è finita lì:

“Papa Pio Quarto levò i frati Certosini dalla chiesa di santa Croce, dando loro le Terme di Diocletiano. In questa di S. Croce vi pose Ftati della Congregatione Cistercense di Lombardia.”

A quei tempi, molta parte dell’antica Roma era campagna, ed erano luoghi naturali per i monasteri. Nella città caotica di oggi ne sono rimasti pochi. I cistercensi sono rimasti a Santa Croce fino a pochi anni fa. Oggi la chiesa è gestita dal clero della diocesi di Roma.

Alla fine, Ugonio collega la chiesa, stazione la quarta domenica di quaresima, alla liturgia del giorno:

“Alla denominatione di questa chiesa di Gierusalem, corrisponde tutto l’offitio della Messa di questa Domenica, incominciando l’Introito: Laetare Hierusalem; & nel Graduale, & Offertorio similmente si fa di Gerusalemme mentione.”

 

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