Le Stazioni quaresimali: Santo Stefano rotondo e il tempio del Fauno

L'esterno della chiesa di Santo Stefano Rotondo
Foto: OB
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“Hoggidì dalla forma sua circolare è detta san Stefano Rotondo”, dice Pompeo Ugonio nella sua guida del 1588 alle stazioni quaresimali. Qui si celebra la stazione il venerdì dopo la quinta domenica di Quaresima, in una chiesa che per Ugonio era stata un tempio pagano.

Nel Rinascimento si pensava di praticamente tutte le chiese antiche a pianta centrale che fossero nate come templi pagani. Ugonio non è solo a pensarlo:

“E’ opinione commune de gli Antiquarij, che questa chiesa di san Stefano, fusse un tempio di Fauno Dio silvestre de gli Antichi Gentili. Così scrive il Biondo, il Fulvio, il Marliano, il Varano, Lutio Fauno, & appresso questi molti hanno seguitato la medesima opinione.”

Ma Ugonio ha una sua teoria un po’ diversa:

“Io credo che questo se fu come il modello dimostra tempio antico de Gentili, fusse più tosto de altri che di Fauno, al quale se ben era con particolar culto riverito da Latini, come creduto uno de lor progenitori, meglio nondimeno un humil cappelletta in qualche prato, o bosco si conveniva, che si magnifico & nobile edifitio in cosi illustre parte della città”.

E così conclude:

“Perché non più tosto dire, che questo fusse il tempio di Claudio, il quale Suetonio dice che incominciato da Agrippina finì Vespasiano?”

Qui il buon Ugonio sbaglia, perché la chiesa viene costruita nel quinto secolo. Poi però afferma, correttamente, che la chiesa viene dedicata a S. Stefano da Papa Simplicio proprio in quel secolo.

Non si conoscono reliquie di Stefano nella sua chiesa. Più tardi invece, nel settimo secolo, ci vengono portate delle reliquie di altri martiri dalle catacombe:

“Papa Theodor Greco che fu nel 640 transferì dall’Arenario della strada Numentana hoggidì Pia, i corpi de santi Martiri Primo & Feliciano.”

Ancora oggi, entrando in chiesa, si trova subito a sinistra la cappella dedicata ai due martiri della Nomentana, con un bel mosaico absidale del settimo secolo con i santi Primo e Feliciano.

Ma, aggiunge Ugonio, “si trova per alcune scritture della chiesa di Milano, che Papa Sergio II concesse ad Eremberto huomo illustre, il corpo di S. Primo, con le Reliquie di S. Feliciano, il qual corpo & Reliquie il detto Eremberto transportà a Liegiuno luogo della Diocese di Milano, della qual traslatione fin hoggi ivi se ne legge la memoria, di modo che stante questo nella presente chiesa di S. Stefano non possono essere questi due santi corpi interi, come ve li pose Papa Theodoro.”

Ma nonostante questo, per Ugonio “non vi è forse in Roma chiesa di più bella & più gioconda vista.”

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