Letture, educazione e fratellanza le scommesse per l’intera umanità

Le voci delle religioni per un Patto educativo in un libro

Un dettaglio della copertina del libro
Foto: Cittadella Editrice
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Educazione e fratellanza: sono parole che Papa Francesco vuole rimettere al centro della riflessione, del dibattito, dell’esperienza. Anche in questi duri tempi dominati dalla paura del contagio, della malattia. Anzi, oggi più che mai.

Ottobre sarà il mese segnato da due eventi in particolare: l’uscita della nuova enciclica, dedicata appunto alla fratellanza, e l’incontro sul patto educativo globale. Incontro, quest’ultimo, già rinviato proprio a causa della pandemia e ora ancora più urgente.

Le scuole sono diventate vere trincee che cercano di opporsi all’avanzata del virus. E sono messe a dura prova: vediamo ogni giorno come bambini, ragazzi, famiglie, insegnanti debbano lottare per difendere il diritto /dovere di far rimanere aperte le scuole. Un solo alunno risultato positivo e l’intera classe deve finire in quarantena. E poi i docenti che mancano, le classi inadeguate, mezzi tecnologici non a disposizione per tutti…Questa situazione mette a nudo le fragilità, le carenze, gli annosi problemi che fino a questi gironi non si è saputo, non si è voluto eliminare. Ma alla base esiste un vulnus, una ferita profonda che deve essere sanata, altrimenti tutto il resto sono solo transitorie panacee. Il Pontefice lo ha dichiarato a chiare lettere: si è spezzato il patto educativo che sta alla base della nostra stessa esistenza in qualità di società, di consorzio civile, di comunità, di interdipendenza tra persone con un proprio destino e un senso da incarnare.

Oggi è in crisi, si è rotto il cosiddetto “patto educativo”; il patto educativo che si crea tra la famiglia , la scuola, la patria e il mondo, la cultura e le culture. Si è rotto e rotto davvero; non si può rincollare o ricomporre. Non si può rammendare, se non attraverso un rinnovato sforzo di generosità e di accordo universale. Patto educativo rotto significa che sia la società, sia la famiglia, sia le diverse istituzioni che sono chiamate  a educare delegano il decisivo compito educativo  ad altri, e così le diverse istituzioni di base e gli stessi Stati che hanno rinunciato al patto educativo sfuggono a tale responsabilità”: sono le parole di Papa Francesco pronunciate sulla decisiva questione. E sono state scelte e proposte come irrinunciabile incipit di un volume appena pubblicato dal titolo rincuorante Il villaggio educativo. Rincuorante perché sta ad indicare che in questo desolante paesaggio di rinuncia, di delega all’infinito e di deresponsabilizzazione, c’è ancora, e non sono pochi,  chi pensa che sia giusto abitare e difendere un vero villaggio educativo. Un volume che raccoglie importanti interventi sul tema dell’educazione, sulla sua radice più profonda, che sta alla base di ogni rapporto, a cominciare da quello fondamentale tra il Creatore e la sua creatura, tra Dio e l’uomo. E infatti il sottotitolo recita “Un incontro tra i figli di Abramo sull’uomo creatura di Dio”, curato da Giovanni Emidio Palaia, docente di Teologia morale presso l’Università Lumsa di Roma. Gli interventi sono stati scritti da uomini di fede e cultura diverse, come Nader Akkad, Giuseppe Momigliano, Pierbattista Pizzaballa, Shahrzad Houshmand Zadeh. Un lavoro “collettivo” (in inglese e in italiano) di teologia morale che intende rimettere al centro l’uomo come creatura di Dio, allo scopo di realizzare la vera fraternità e la cura della casa comune, la Terra, oggi in condizioni critiche. Nella diversità di esperienze e di concezioni, l’incontro avviene però sul medesimo terreno: la necessità di riconoscere il bisogno di essere educati e di educare. Un bisogno insito nella stessa natura umana, che oggi tragicamente sembra essere negato in tanta parte delle nostre comunità, nella stessa nostra vita quotidiana.

La cronaca ci ha abituato, purtroppo, ad assistere a violenze assurde, a omicidi brutali, al ritorno della logica del “branco”, che credevamo di aver superato. Ci si indigna, si interpellano specialisti di ogni genere, si tirano in ballo le solite carenze della politica e delle ingiustizie sociali. Come indica il Papa, tutti accusano tutti e tutti scaricano le colpe su tutti. Il punto centrale, però, ci pare sia sempre lo stesso, e lo si capisce ancora di più studiando il libro che segnaliamo: manca l’educazione, intesa, ovviamente, non come una serie di regole da applicare, non come una serie di comportamenti sbagliati e mai seriamente corretti. Ci sono anche questi aspetti più appariscenti, certo, ma il punto è ben più profondo. Mancano veri educatori, manca l’idea stessa di cosa significhi realmente educare, manca la consapevolezza di essere in relazione intima con gli altri e il mondo che ci circonda, manca l’idea di essere creature, e non esseri autodefiniti, in balia dei propri istinti, desideri, mutevoli stati d’animo.

Come ricorda l’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, dal villaggio globale di cui sempre si parla, l’utopico luogo in cui si sarebbero dovute cancellare distanze e disuguglianze, che invece ha reso invece tutto più appiattito e indifferenziato, si deve passare al villaggio dell’educazione, in cui ciascuno con la propria storia e la propria cultura possa trovare il proprio posto in relazione con gli altri, ponendo di nuovo al centro la persona, l’umano integrale, con le sue fragilità e il suo desiderio di assoluto e di bellezza. Bellezza autentica, però, non quella che ci propinano a buon mercato media e social, spacciando per “bello” e per opere di creatività, cose inutili, banali, quando non oscene e distruttive. L’uomo contemporaneo deve essere urgentemente rieducato al Bello, ossia il Vero.

 

Il villaggio dell’educazione, a cura di Giovanni Emidio Palaia, Edizioni Cittadella, pp.372, euro 19

 

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