Letture: "Il rosario di Nagasaki", a 75 anni dall'esplosione

Nove agosto 1945: un silenzio irreale avvolge Nagasaki, dopo che un aereo ha sorvolato la città, lasciando cadere un ordigno...

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Foto: Fede e cultura
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Nove agosto 1945: un silenzio irreale avvolge Nagasaki, dopo che un aereo ha sorvolato la città, lasciando cadere un ordigno. Non uno dei soliti. Per qualche momento un enorme boato scuote e riempie l’aria e il
cuore di tutti. Poi, il silenzio. E in quel silenzio si va strada la convinzione che qualcosa di orribile, di impensabile, sia accaduto. Così sarà, e questo segnerà per sempre le sorti dell’intera umanità.

Ombre, spettri, vagano tra le macerie. Lamenti, pianti, cadaveri, i vivi che sembrano più morti dei morti stessi… Eppure, in questo scenario apocalittico, in questo mare di orrore accadono piccoli miracoli, segni di
una vita che misteriosamente non si arrende.

Tra calcinacci, pietre frantumate, detriti di ogni genere viene ritrovato un brandello di statua: è il volto di una Madonna, tutto annerito e senza più gli occhi. Viene conservato e davanti a quel volto sfilano in tanti,
non solo fedeli, persone disperate, con tanto dolore nel cuore, che negli occhi vuoti di quella Madre sembrano trovare una luce che si trova da nessun altra parte.

In questi giorni si commemorano gli orrori dell’atomica sganciata sul Giappone nel 1945. Domenica 9 agosto, in particolare, si ricorda quel che è accaduto a Nagasaki: ed è anche il momento in cui si riannodano i fili conduttori di vicende esistenziali e di ispirazione di arte e di fede proprio intorno alla Madonna ritrovata.

Ieri la rivista Maria con te ha pubblicato il testo di una preghiera che il cardinale Angelo Comastri ha composto in onore della Beata Vergine di Nagasaki: "O Maria, Mamma nostra cara,/ nell’ora del dolore da
chi possiamo andare?/ Dalla mamma e soltanto dalla mamma": si apre con queste parole l’accorata preghiera rivolta alla Madre, l’unica su cui posare lo sguardo quando tutto sembra venire meno.

Un’esperienza personale e collettiva, come quella che stiamo vivendo anche in questi giorni oscuri. Sono passati 75 anni dall’esplosione che, tre giorni dopo quella di Hiroshima, ha tragicamente posto fine
alla seconda guerra mondiale. Ma di fatto ha dato inizio alla corsa all’armamento nucleare a livello globale.

Monsignor Comastri affida l’umanità alla "Regina della Pace/ deturpata dalla nostra guerra"; affinché porti "a Gesù una nostra lacrima di pentimento" e ci renda "costruttori di pace".

Intorno all’immagine di Maria riemersa dalle macerie si snoda anche l’esistenza l’esistenza, la vocazione (alla fede e all’arte) del medico e scrittore Nagai Takashi , di cui recentemente la casa editrice Fede &
Cultura ha pubblicato il libro "Il rosario di Nagasaki. Un fiore nella desolazione atomica".

Ammalato e costretto a letto causa della leucemia, il dottore Takashi , già conosciuto come "il Santo di Urakami", rievoca i momenti vissuti dalla sua famiglia, la sua conversione, il suo matrimonio, la nascita dei
figli, la guerra, le difficoltà e la malattia. Soprattutto ricorda quel terribile giorno di agosto del 1945, quando tutta la città viene rasa al suolo e lo sono anche la cattedrale e il quartiere cattolico, ridotti ad un cumulo
fumante di detriti.

Per Nagai la tragedia significa anche la morte della moglie, accanto alla quale viene trovato fuso un pezzo della corona del rosario. Lo scrittore ricorda la Madonna senza occhi, anch’essa riemersa, come quel rosario, dai resti di morte, per parlare di vita e di amore.

Per cinquantotto giorni Nagai, nonostante una ferita profonda e il dolore che lo attanaglia, continua a curare i feriti. Ma in seguito viene colpito dalla leucemia. Sente che la malattia non gli lascerà scampo e
dunque si trasferisce nel quartiere di Urakami, quello dell’epicentro della bomba, e con l’aiuto di pazienti e studenti costruisce una capanna con i residui della sua vecchia casa. Una casa che sarà chiamata da tutti
con la frase "Amate gli altri come voi", secondo le parole evangeliche di Gesù.

Attorno a lui, lentamente, si crea una comunità, prima composta dai suoi familiari, i due figli scampati alla bomba, e sua suocera, poi suo
fratello e la sua famiglia, altri genitori, altri bambini…Per tutto il tempo che gli rimane da vivere, fino al 1951, cerca di aiutare chiunque si trovi in difficoltà, scrive romanzi e memoriali per far conoscere la
tragedia della sua terra, il calvario dei feriti dalle ustioni nucleari, delle migliaia di orfani, insomma tutte le atroci conseguenze dell’uso delle armi atomiche. Trova anche la forza di trasformare la terra devastata di

Urakami in una vera Collina in fiore, facendo piantare mille ciliegi, i cui bellissimi fiori hanno riacceso luci di bellezza e di speranza la’ dove la bomba aveva lasciato crateri e terra bruciata.

Nagai Takashi, Il rosario di Nagasaki, edizioni Fede & Cultura, pp.96, euro 14

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