Letture, la storia di Padre Gabriele Amorth, il più famoso degli esorcisti

Una vita da innamorato di Dio per sconfiggere il male che, diceva sempre, non prevarrà

Padre Gabriele Amorth
Foto: Aci Group
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Il diavolo è sempre pronto a dar battaglia, ma in definitiva è destinato alla sconfitta. Il male non prevarrà. Di questo era talmente convinto, don Gabriele Amorth che nonostante tutte le crudeltà e le cose spaventose che vedeva e combatteva era sempre animato da un forte spirito di ottimismo e da una vena di imbattibile umorismo. Padre Amorth è morto all’ospedale Gemelli di Roma il 16 settembre 2016, cinque anni fa, all’età di 91 anni. 

Il più famoso degli esorcisti, sacerdote paolino, teologo,  è stato però molte altre cose insieme e la sua esistenza è stata intessuta di mille esperienze e dal sapore di una straordinaria avventura all’insegna dell’amore per Dio e per gli uomini che incontrava. Per i tipi della San Paolo è appena uscita la biografia ufficiale  del grande esorcista, Don Amorth continua, scritta dal vaticanista e saggista  Domenico Agasso jr. Un libro che permette di conoscere appunto la multiforme e appassionante vicenda umana del padre, scoprendone anche molti aspetti poco conosciuti e in un certo senso romanzeschi.

Nato a Modena il 1° maggio 1925, don Gabriele entra nella congregazione dei paolini presso la Casa Madre di Alba il 25 agosto 1947, a 22 anni, cinque anni dopo un colloquio privato avuto con lo stesso don Giacomo Alberione, fondatore della Società di San Paolo, incontro che lo stravolge completamente.  E’ l’estate del 1942 e Gabriele è uno studente liceale di 17 anni in cerca della propria vocazione. Quell’incontro lo colpisce, capisce che don Orione è un uomo “con una marcia in più”, dalla visione aperta e dinamica, e il suo esempio rafforza la decisione di seguire il Signore. Tornato a Modena, dopo l’8 settembre 1943, fa una scelta di campo molto precisa e pericolosa, partecipando  come  alla lotta partigiana in Emilia, scelta che gli costa anche una condanna a morte dalla quale scampa miracolosamente. 

Terminato il liceo classico, finita la guerra, entra nell’Azione Cattolica e poi nella Fuci, laureandosi in giurisprudenza. Milita nelle  fila della Democrazia Cristiana, insieme a  Giulio Andreotti e Alcide De Gasperi. Si fa notare per acume, intelligenza, capacità organizzative. Nel 1947 il giovane Andreotti, alla vigilia della sua inarrestabile ascesa politica, riconoscendo la sua stoffa, cerca di convincerlo a intraprendere la strada della politica, senza successo: Gabriele infatti non ha mai abbandonato l’idea di farsi sacerdote. Cosa che accade  il 24 gennaio del 1954  con la consacrazione a Roma.

Gli piace anche scrivere, quindi ecco le numerose collaborazioni a quotidiani e periodici, le moltissime pubblicazioni tradotte in tutto il mondo. Parallelamente segue una strada ancora più ardua e difficile, che lo porterà a farsi conoscere universalmente; ossia quella della pratica di esorcista. La nomina a esorcista della diocesi di Roma avviene nel 1986, di Roma in maniera quasi casuale, come lui stesso racconta in una sua testimonianza scritta. “Ero in un’udienza privata dal Cardinale (Poletti, n.d.r.)  e il discorso andò a finire su padre Candido Amantini, esorcista passionista alla Scala Santa, che conoscevo personalmente. Il Cardinale mi disse delle sue preoccupazioni per la salute del padre e il desiderio che qualcuno lo aiutasse. Allora prese fuori un foglio di carta e si mise a scrivere la mia nomina provvisoria…".

Capisce subito l’importanza di quella missione e riporta in piena  attualità il ministero dell’esorcista anche nella Chiesa, che non veniva ( e ancora stenta) ad essere pienamente riconosciuto e accettato,  insistendo in tante occasioni perché i vescovi nominassero almeno un sacerdote nelle loro diocesi per amministrare il sacramentale dell’esorcismo, alleviando le pene di tante persone effettivamente tormentate a livello spirituale e quanti sono stati perseguitati dai dubbi. Non “cose da Medioevo”, inutili ciarpami di un cristianesimo tenebroso, ma realtà dolorose e presenti nella quotidianità. 

E’ stata una battaglia nella battaglia. Del resto, come lo ha definito lo stesso Agasso, seguendone le tracce nella ricostruzione della vita, don Amorth è stato “un combattente del Vangelo”, armato di coraggio non solo nel fronteggiare le innumerevoli sfide del demonio, ma anche le difficoltà che il suo servizio ha comportato. Critiche, attacchi, prese in giro, lui le ha affrontate con il sorriso, la calma, la granitica convinzione che il Vangelo “sia da prendere sul serio dalla prima all’ultima pagina, comprese quelle più scomode, quelle meno “alla moda””. 

Innamoratissimo della Madonna e convinto assertore della necessità di affidarsi totalmente all’abbraccio di Maria, che per prima è Colei che con il calcagno schiaccia la testa al serpente e  dunque è la Nemica per eccellenza del Maligno.  

Sempre l’autore della biografia sottolinea  che “tanti gli debbono gratitudine e salvezza. Preti, vescovi e Papi non possono disperdere il suo esempio e la sua lezione, ma piuttosto farne tesoro. […] La Chiesa, un giorno, dovrà indagare le virtù di don Gabriele Amorth”. Dunque ecco un’occasione nuova per conoscere questo fortissimo combattente tra le fila di Dio che continua a stupire e ad appassionare. 

 

Domenico Gasso jr, Don Amorth continua, Edizioni San Paolo, euro 18, pp.240

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