Letture, "Lo stupore di Dio. Vita di papa Luciani", per riscoprire la vita di un beato

La più recente biografia del Papa che diventerà beato dopo avere regnato solo 33 giorni

La copertina del Libro
Foto: Edizioni Ares
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Grazie ad un decreto firmato qualche giorno fa da Papa Francesco, decreto che riconosce il miracolo avvenuto attraverso la sua intercessione, sarà proclamato beato  Albino Luciani, eletto Pontefice con il nome di Giovanni Paolo I nella Cappella Sistina il 26 agosto 1978 e morto la notte tra il 28 settembre e il 29 settembre. Il suo pontificato è stato il più breve della storia moderna, ma diventato universalmente noto come quello del Papa del sorriso, dell’umiltà. La data sarà stabilita da Francesco.

E’ stata riconosciuta dunque miracolosa la guarigione, avvenuta il 23 luglio 2011 a Buenos Aires, di una bambina undicenne affetta da “grave encefalopatia infiammatoria acuta, stato di male epilettico refrattario maligno, shock settico”, considerata dai medici in fin di vita. L’iniziativa di invocare Papa Luciani perché intercedesse per la guarigione della bambina era stata presa dal parroco della parrocchia a cui apparteneva l’ospedale, un sacerdote molto devoto di Luciani.

Proprio in questi giorni è tornata in libreria  la nuova edizione del volume,  Lo stupore di Dio. Vita di papa Luciani, pubblicata dalla casa editrice Ares,  con la prefazione del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Questa minutissimo lavoro di scavo e di analisi della vita del beato, scritta dal segretario personale don Francesco Taffarel e dal vaticanista Nicola Scopelliti,  riproposta a 15 anni dalla prima stesura in foliazione raddoppiata e interamente rivista,  caratterizzata da ricca e accurata esposizione di fatti, aneddoti, interventi e  di documenti originali. Un testo ormai indispensabile, e il più recente, per chi voglia ripercorrere la vicenda terrena, la spiritualità e il magistero di papa Giovanni Paolo I, destinato agli onori degli altari.

 Come scrive nella prefazione firmata appunto dal cardinale Parolin,  la figura di Luciani è quella di “eminente e umile sacerdote di montagna diventato poi Papa”. Umile sacerdote di montagna, scrive il cardinale. Le radici e il senso di questa vita sono racchiuse proprio in questo orizzonte: quello delle montagne bellunesi e la fede maturata alla loro presenza. La biografia, scritta da Taffarel e Scopelliti, ripercorre con precisione e con poesia proprio i giorni dell’infanzia e dell’adolescenza  trascorsi all’ombra delle maestose montagne, segno del mistero e della grandezza della Creazione. 

E per capire davvero chi sia stato il futuro papa Luciani bisognerebbe infatti  andare tra le sue montagne e  visitare la casa museo – aperto al pubblico nel 2019 - nel suo paese natale,  Canale d’Agordo, in provincia di Belluno.  Si  entra dentro una stalla, si passa ad una cantina con gli attrezzi di falegnameria, poi, superati  pochi gradini,  si entra in  cucina e in una sala grande con la "stua" in ceramica, la stufa di montagna alimentata a legna. Una casa modesta, semplice dignitosa. Il microcosmo in  cui è cresciuto e si è formato il carattere di questo grande uomo di chiesa e che ritroviamo proprio fin dalle prime pagine del libro, già nella prefazione del cardinale Parolin , che rievoca la terra veneta come luogo fecondo di fede e di grandi figure della Chiesa, sua “patria” comune con Giovanni Paolo I.

Il piccolo Albino è vissuto tra queste stanze, fino agli undici anni, prima di entrare in seminario, e dove, poi, è tornato spesso. Scorrono le  immagini di una vita di  famiglia modesta, in cui il giovane Albino rivela il suo carattere semplice, rigoroso ma anche con grandi guizzi di ironia, di gioia di vivere.  Questo tempo, faticoso ma pieno di pace, lo stesso Luciani lo descriverà  come una sequenza di giorni ricolmi di piccole gioie, “il suono delle campane”,  “il levarsi quando ancora fuori faceva scuro”,  le feste di paese, persino lo stupore del circo che piantava le tende in paese e faceva sognare avventure esotiche e mondi lontanissimi. In casa c’erano pochi soldi, “ma tantissima felicità”.

La fatica di vivere in quella terra di bellezza ma anche di miseria porta il padre Giovanni ad emigrare in Francia. Negli anni in cui il figlio si prepara a diventare sacerdote scrive:  “Spero che quando sarai prete, starai dalla parte dei poveri, perché Cristo era dalla loro parte”.

Il giovane prete  mantiene questa promessa, che naturalmente aderisce allo spirito evangelico, è connaturata al modo di essere di Luciani e non è certo una presa di posizione, tanto meno un’affermazione ideologica. Pure in quegli anni difficili, gli anni Settanta, così pericolosamente esposti alle violenze ideologiche e alle tentazioni di radicalizzazione dei messaggi. Diventa patriarca di Venezia e  percorre quasi ogni giorno  le calli e i campi veneziani cercando di rendere ogni giorno più vicina la parola evangelica  in una città provata da crisi economiche, demografiche e dalla “scristianizzazione”.

Arriva a Roma alla fine di quel caldo agosto del 1978 per il conclave per eleggere il successore di Paolo VI: sarà scelto proprio lui.  Si rivolge così ai cardinali nella Sistina: “Dio vi perdoni per ciò che avete fatto!”. Non solo la battuta, che Luciani aveva pronta e davvero spiritosa, ma “lo stupore” genuino per essere stato scelto, lui che proprio tutto pensava tranne che di diventare Pontefice! Morirà poche settimane più tardi, durante una notte di settembre, lasciando una lunga scia di  santità. Nascosta, com’era nel suo stile.

Francesco Taffarel e Nicola Scopelliti, Lo stupore di Dio. Vita di papa Luciani, Edizioni Ares, pp. 600, euro 25

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