Linguaggi pontifici. Il succintorio

C’è un paramento liturgico antico che raccontava dell’antico impegno dei Papi per la carità. Ecco qual era e cosa significava

Una foto d'epoca di Giovanni XXIII. Nella foto a destra viene evidenziato il succintorio
Foto: Liturgical Arts Journal
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Che la missione stessa dei Papi fosse permeata di carità lo dimostra un paramento che era usato fino alla riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, e che serviva a ricordare che il Papa era prima di tutto dispensatore di carità ed elemosina: il succintorio.

Monsignor Stefano Sanchirico, esperto di storia e cerimoniale vaticano e officiale dell’Archivio Apostolico Vaticano, spiega che il succintorio era “una specie di grossa cintura che si metteva sopra il cingolo che tiene stretto il camice”. Non era un paramento accessorio, ma piuttosto “il ricordo del sostegno del saccone, che era una borsa che il Papa portava con sé per dispensare l’elemosina”.

Nota monsignor Sanchirico che “nella Chiesa nulla va perduto, ma tutto in qualche modo, anche se idealizzato, rimane come ricordo di una funzione. Il succintorio, anticamente serviva per sostenere effettivamente questa borsa, detta “saccone”.

Il succintorio, tuttavia, non è il solo segno della Chiesa antica che ricorda come il Papa fosse “padre dei poveri”. Vanno analizzati anche i rituali di possesso del pontefice.

Monsignor Sanchirico ricorda che “fino a Leone X, quindi fino all’inizio XVI secolo, il Papa prendeva possesso della Basilica di San Giovanni in Laterano al termine di una magnifica cavalcata. Lì si sedeva su due sedie dette di porfiro: nella prima sedia prendeva dal camerlengo in una borsa un pugno di monete nelle quali non ci fosse né argento né oro, e ripeteva la frase di San Pietro negli atti degli apostoli per la guarigione del paralitico: ‘Non possiedo né oro né argento, ma quello che ho te lo do’.”

Quindi, il Papa si sedeva su una seconda sedia e spargeva anche monete d’oro e d’argento, ripetendo invece le frasi dal Magnificat: “Disperse i superbi dai troni e ha innalzato i miseri, la sua giustizia rimane in eterno”.

Come si sa, il diacono Lorenzo, martirizzato, era noto per la sua prodigalità nei confronti dei poveri. Non è un caso, dunque – ma niente, nei linguaggi pontifici, è un caso – che fosse proprio il priore della basilica di San Lorenzo a cingere il Papa con un cingolo rosso, da cui pendeva una borsa di seta dello stesso colore, il “saccone” appunto.

Tradizionalmente, il Sabato Santo era poi una giornata speciale per l’Elemosina. “Si legge negli ordini romani – spiega monsignor Sanchirico – che in quel giorno ‘Dominus Papa elemosinam dat’.

 

(2 – continua)

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