Luce dal sepolcro: come leggere la Sindone

Il Papa davanti alla Sindone
Foto: www.sindone.org
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Dal 19 aprile la Sindone sarà di nuovo esposta alla venerazione dei fedeli. Ma quanti in effetti sanno la storia scientifica del Sacro Lino? E ancor meno si conoscono le fonti letterarie. Ecco allora un volume che può aiutare credenti e non credenti nella lettura della reliquia forse più studiata al mondo. Emanuela Marinelli e Marco Fasol hanno appena pubblicato un volume per le edizioni Fede e Cultura che fa anche da manuale in attesa della ostensione: Luce dal Sepolcro.

“Al giorno d’oggi i giovani vogliono delle documentazioni scientifiche- spiega Fasol- perché credono che i Vangeli siano una leggenda e che tra Gesù Cristo e Giove non ci sia differenza di documentazione, abbiamo cercato di capire i segni dei tempi e studiato le basi storiche mettendo a confronto la Sindone e i Vangeli.”

La Sindone una reliquia, lo è certamente come diceva GPII. Quali gli sono gli aggiornamenti negli studi professoressa Marinelli?

Vengono messi insieme gli studi sulla autenticità della Sindone e quelli sulla autenticità dei Vangeli. Un libro unico è molto utile per il pellegrino che vedendo la Sindone avrà una emozione, si pone delle domande su quest’uomo della Sindone in cui tutto coincide con la passione e morte di Gesù e quindi si pone anche delle domande sulla storicità dei Vangeli, quindi completiamo un percorso che partendo dalla Sindone arriva alla verifica e alla certezza che quello che’è nel Vangelo è documentato.

Dal punto di vista scientifico l’aggiornamento più recente è che c’è un aggiornamento anche alla prova del C14 da parte di altri altri studi di datazione, di altri metodi che sono stati condotti da uno scienziato di Padova, il professor Giulio Fanti che con tre diversi metodi di datazione ha avuto la concordanza sull’epoca di Cristo. Quindi in alternativa completa al test del radiocarbonio che del resto non era adatto alla Sindone, tanto che lo stesso inventore del metodo aveva sconsigliato di usarlo per le vicissitudini subite e quindi per gli inquinamenti anche gravi ed ineliminabili come ad esempio i rammendi.

C’è anche la scoperta che ha fatto una botanica italiana Marzia Boi che lavora alle Baleari perché è una delle più grandi esperta di flora mediterranea. Ha trovato sulla Sindone tre tipi di pollini relativi a balsami costosissimi che venivano usati nelle sepolture reali. Un’ulteriore prova che l’uomo che è stato avvolto in questo lenzuolo non era un qualsiasi schiavo che doveva finire in una fossa comune, ma un uomo di un valore tale, ritenuto da chi lo ha sepolto una sindone preziosissima e balsami altrettanto preziosi.

E poi c’è una notizia ancora più recente. La Boi ha trovato uno di questi tre pollini, quello dell’ helychryso, anche nel sudario di Oviedo fissato in un grumo di sangue. Questo avvalora l’identità dell’uomo che è stato avvolto nelle due stoffe, il sudario quando è stato tolto dalla croce e la sindone quando è stato sepolto, e l’epoca e la coincidenza dei due reperti.

Parliamo delle fonti storiche. In un capitolo del libro professor Fasol si parla delle “principali obiezioni”, di che cosa si tratta?

É un argomento di grande attualità quello sui vangeli apocrifi, perché basta pensare a romanzi famosi in cui si dice che la Chiesa ha insabbiato la vera storia di Gesù, che invece è negli apocrifi. Bisogna subito smentire questi fatti perché sono appunti racconti di romanzieri che lavorano di fantasia, ma noi dobbiamo fondarci sulla storia. É sufficiente per essere chiari l’analisi linguistica. Il linguaggio usato negli apocrifi, è un linguaggio copto, egiziano, filosofico, neoplatonico, tipico della filosofia gnostica, e quindi sorge in un ambiente che non è quello palestinese. Invece il linguaggio dei quattro Vangeli canonici risente chiaramente di un sottofondo aramaico ed ebraico, proprio le lingue parlate da Gesù Cristo. Ci sono ad esempio 26 parole lasciate in aramaico, proprio per trasmettere le autentiche parole di Gesù. Ci sono dei modi di dire tipici dei rabbini, si vende nella costruzione della frase, nel lessico. E questo dimostra una grande attenzione al sottofondo ebraico. Basta un esempio. Nei Vangeli canonici i grandi patriarchi, Abramo, Mosè, Davide, vengono nominati venti o trenta volta ciascuno, mentre negli apocrifi non vengono mai nominati. Questo significa che evidentemente gli autori degli apocrifi non erano ebrei, non erano di cultura ebraica, ma erano dei filosofi, neoplatonici che volevano dare prestigio alle loro teorie utilizzando l’etichetta di “vangelo”  ma sono stati scritti due o tre secoli dopo Cristo e con un altro ambiente culturale. Parlano di idoli e divinità egiziane che certamente nessun ebreo avrebbe mai inserito nei Vangeli.

 

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