Massimiliano Kolbe e quel suo "Solo l’Amore crea"

La pandemia, l’amore per l’Immacolata, il giornalista Kolbe

Padre Massimiliano Kolbe
Foto: Foto: www.kolbemission.org
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San Massimiliano Kolbe, se non il primo, è stato - sicuramente - fra i primi ad essere stato beatificato e poi canonizzato fra le vittime dei campi di concentramento nazisti. Giovanni Paolo II ha detto che con il suo martirio egli ha riportato “la vittoria mediante l’amore e la fede, in un luogo costruito per la negazione della fede in Dio e nell’uomo”.

La sua vita rappresenta una delle più belle testimonianze di martirio per la fede del secolo scorso. Una vita intensa, quella di Massimiliano Kolbe: fondatore della Milizia dell’Immacolata, ideatore del giornale “Il Cavaliere dell’Immacolata”; strenuo difensore dei più deboli, degli oppressi; uomo di pensiero e azione, assieme. San Massimiliano Kolbe, muore nel campo di concentramento ad Auschwitz, prendendo il posto di un padre di famiglia. Era il 14 agosto 1941. Le sue ceneri si mescoleranno insieme a quelle di tanti altri condannati, nel forno crematorio. Così finiva la vita terrena di una delle più belle figure del francescanesimo della Chiesa polacca.                    

Il suo martirio gli ha aperto la strada della beatificazione, avvenuta il 17 ottobre 1971, grazie a papa Paolo VI. Il 10 ottobre 1982 è stato canonizzato da papa Giovanni Paolo II, suo concittadino. “ACI Stampa” ha voluto ascoltare uno dei massimi esperti della vita del santo, padre Raffaele Di Muro, frate minore conventuale. Di Muro è padre spirituale del Collegio Internazionale Seraphicum e docente di Teologia Spirituale e Spiritualità Francescana presso la Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura. E' direttore della Cattedra Kolbiana. Autore di innumerevoli testi sul santo polacco, come “Massimiliano Kolbe. Il trionfo dell'amore” (2016); “Un mistico nella scia dell'Immacolata”  (2013); “La sofferenza in San Massimiliano Kolbe” (2014), libri editi dalla Libreria Editrice Vaticana.

Padre Raffaele, uno sguardo all’oggi. Al nostro presente così delicato, così fragile potremmo dire. Lo stesso Giovanni Paolo II lo definì, in maniera profetica, “il santo dei nostri giorni”. Cosa avrebbe da dire, San Massimiliano Kolbe, proprio nel nostro oggi?

Soprattutto in questo periodo che sta facendo da padrone l’argomento Covid, Massimiliano avrebbe molto da dire. Noi, ad esempio, abbiamo scoperto - in questa emergenza sanitaria che ci ha colpito - che solamente amandoci potevamo arrestare questo fenomeno negativo. Solamente quando l’umanità ha cominciato a rispettarsi, ad amarsi di più, è stato possibile fare un passo in avanti. C’è tutto un insieme di fattori negativi che cercano di influenzare l'umanità, e a questi è necessario rispondere  solo con l’amore. San Massimiliano ci ha insegna proprio questo. Lui, in tempo di guerra, è riuscito in a far trionfare l’amore. Quel suo  famoso “Solo l’Amore crea” è più che mai attuale.

Siamo alla vigilia della festa dell’Assunta. Massimiliano muore oggi, e domani ricorderemo la Vergine assunta in Cielo. Una coincidenza particolare, potremmo dire.

Molti autori hanno scritto su questa provvidenziale coincidenza. Massimiliano muore ai primi versi dell’Assunta. Come non vedere in tutto questo una sorta di disegno? Un ponte tra la festa di Massimiliano e proprio l’Assunta, Maria. Non so se San Massimiliano sapesse quale giorno fosse, quello della sua morte. Ma una data simile voleva dire per lui - certamente - arrivare a quella finalità che si era dato, prefissato durante tutta la sua vita: morire per l’Immacolata, diventare polvere per il prossimo, per Maria. Una vita mariana come quella di San Massimiliano non poteva che concludersi con l’abbraccio a Maria. E Maria ha voluto accoglierlo nel suo abbraccio.

 

 

 

 

 

Ci sarebbero mille spunti di riflessione e approfondimento sulla figura di Massimiliano Kolbe. Cerchiamo di riflettere su uno poco noto e poco approfondito. Ancora da scoprire, insomma. Il giornalista Kolbe. Cosa avrebbe da dire, insegnare ai professionisti della comunicazione?

 

San Massimiliano ci insegna una cosa molto importante per chi lavora in questo settore: documentarsi. Gli articoli del Giappone - che attualmente sto studiando -  sono degli articoli precisi dal punto di vista sociologico, teologico. Kolbe studia, approfondisce la società a cui scrive. Una cosa era scrivere nella sua Polonia, altro nel Giappone. Il giornalista Kolbe approfondisce, e si documenta su quella realtà. E cerca di dare sempre notizie vere, che abbiano una solidità concreta. Certo, oggi, i ritmi della stampa non lo permetterebbero, ma sarebbe assai importante che fosse ancora così.

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