Media Vaticani, e ora come procede la riforma?

I loghi dei Media vaticani
Foto: Vatican Media
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Dopo il “passo indietro” di monsignor Dario Edoardo Viganò come Prefetto della Segreteria della Comunicazione e la scelta del Papa di dargli l’inedito ruolo di assessore, mentre il segretario monsignor Lucio Ruiz gestisce gli incarichi di prefetto, che cosa succederà nel difficile settore mediatico del Vaticano?

La Riforma sembra quasi ad un punto di arrivo dopo gli accorpamenti e i ripensamenti. Quest’anno l’ultimo tratto è stato compiuto con l’accorpamento del della Tipografia Vaticana che comprende anche il Servizio Fotografico e L’ Osservatore Romano.

Le difficoltà non mancano, e spesso i malumori sono stati maggiori degli entusiasmi.

Ma la riforma va avanti e sta andando secondo i progetti iniziali, che sono progetti che Viganò ha sempre sostenuto essere indicati direttamente dal Papa. L’obiettivo da raggiungere sarebbe quello di un sistema produttivo e organizzativo dentro un orizzonte missionario e apostolico, con un piano economico per un costo sostenibile e una informazione definita “performante” dal punto vista della azione missionaria della Chiesa.

Da fine 2017 è on line la versione Beta (quindi non definitiva) di un portale che riunisce testo, video e audio della informazione vaticana: vaticannews.va

Un cambiamento di paradigma secondo gli ideatori della riforma e un cambiamento di mentalità. E il lavoro viene pensato per una produzione multimediale. Il  lavoro quotidiano si organizza con due riunioni al giorno in cui si scelgono le news significative che vengono affrontate per il testo scritto, podcast, video e photogallery.

C’è nei progetti forse nel prossimo giugno una comunicazione precisa del bilancio dello IOR. Con Papa Francesco ma prima ancora con Papa Benedetto, tante cose sono cambiate dello IOR e l’idea è raccontarle in modo “proattivo” come si dice.

Allo stile della comunicazione naturalmente contribuisce Papa Francesco con il suo modo di fare comunicazione.

Alla Segreteria sono tutti convinti che l’intuito comunicativo del Papa nasce dall’ascolto costante delle persone. Papa Francesco è uno che parla molto lentamente e molto sottovoce. E questo predispone anche una attenzione nei confronti di un dire che è un raccontare intimo delle storie di prossimità.

Del resto Francesco segue la strada tracciata da Giovanni Paolo II uomo che non si faceva gestire, ma imponeva un modo di raccontare se stesso alle televisioni.

Oggi arrivati ai social e oltre i progetti della SPC passano anche per Facebook.

Si sta lavorando ad un servizio in Africa necessario come il servizio per la Cina. In Africa sta partendo un progetto con 200 kit-radio. Il problema dell’Africa e la conformazione geografica, per arrivare nei villaggi, e il grande numero di dialetti, e allora niente di meglio che dare l’opportunità di ritrasmettere a livello locale i contenuti che arrivano dal Vaticano. Come le dirette per i grandi momenti delle celebrazioni papali, o i grandi eventi.

E presto nascerà un museo della Radio Vaticana nella Villa di Castelgandolfo grazie alla collaborazione tra Governatorato e alla Direzione dei Musei Vaticani. Il patrimonio della Radio Vaticana è significativo e in questo momento dei pezzi molto belli sono disseminati in vari posti del Vaticano difficilmente accessibili.

 Un piano di lavoro che dovrebbe proseguire anche in attesa di un riordino dell’ organigramma della Segreteria per la Comunicazione.

 

 

 

 

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