Meeting di Rimini, il Cardinale Bassetti: “I cristiani scrutino i segni dei tempi”

Il presidente della CEI tiene l’omelia conclusiva del 40esimo Meeting di Rimini

Il Cardinale Bassetti durante una celebrazione
Foto: Giulio Capece / ACI Stampa
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Oggi più che mai “è richiesta ai cristiani la forza di scrutare i segni dei tempi e di dire parole profetiche, con le labbra e contemporaneamente con la testimonianza di vita”. Il Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, apre l’ultima giornata del 40esimo Meeting per l’Amicizia dei Popoli di Rimini con una omelia tutta dedicata alla necessità dei cristiani di comprendere i segni dei tempi.

Succede in un Meeting particolare, il primo dopo l’emergenza COVID 19 e nella pandemia, e quindi senza il consueto bagno di folla che ha caratterizzato da sempre gli appuntamenti estivi organizzati da Comunione e Liberazione. Tema di quest’anno è “Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime”.

Il Cardinale Bassetti non può non soffermarsi su questo tempo caratterizzato dalla pandemia, cui guardare con trepidazione ma anche con speranza, perché “senza meraviglia e stupore la vita perde il suo senso e svilisce”.

Il presidente della CEI ripercorre, in qualche modo, il tema del meeting, che è tratto da una opera filosofica del rabbino americano Abraham Heschel. La meraviglia, dunque, che è la precondizione del filosofo, ma anche “la forma tipica del pensiero dei profeti”, e questo è proprio il tempo dei profeti, nota il Cardinale Bassetti.

Il quale poi ricorda che San Paolo, nella lettera ai Romani, “non viene frenato dalla meraviglia di stare davanti a Dio che è totalmente altro, pur percependo una distanza”, ed è proprio lo stupore che permette a Paolo di scoprire Gesù Cristo.

Ma anche Pietro è un protagonista delle letture di oggi, perché Pietro “mille volte deve essere stato preso dalla meraviglia” stando con Gesù, per esempio “alla pesca miracolosa”, ed è questa meraviglia che permette a Pietro di “riconoscere progressivamente l’identità di Gesù, e arrivare a dirgli: Tu se il Cristo”.

Il Cardinale Bassetti sottolinea dunque che i profeti “si lasciano meravigliare, e sono capaci di scorgere la presenza di Dio nel mondo e nel tempo in cui vivono, e comprenderne così fino in fondo il senso”, ed è per questo che oggi ai cristiani è richiesta la forza di “scrutare i segni dei tempi”.

È il compito che avevano già i profeti della Bibbia, i quali “da una parte, non avevano timore di sferzare il popolo, soprattutto i governanti e responsabili religiosi, per condannare le ingiustizie e le infedeltà”, eppure sapevano anche “incoraggiare e spronare nei momenti difficili”, rappresentando l’unica voce di speranza in tempi di disperazione”. Succede, ricorda il Cardinale Bassetti, al profeta Ezechiele, che di fronte all’esilio e alla più grave crisi di Israele, è chiamato a profetizzare sulle ossa che il popolo rinascerà.

Accade così che “i profeti, guardando le cose come le vede Dio, sono presi dalla meraviglia e hanno il compito di pregare per il loro popolo e farsene mediatori invocando l’aiuto del Signore con tutte le loro energie, mettendo a disposizione la loro stessa vita”.

Il presidente della CEI torna quindi sulle parole del rabbino Heschel, il quale sottolineava che l’avanzare della civiltà fa perdere il senso della meraviglia e che l’umanità non sarebbe perita per mancanza di informazioni, anzi: l’uomo, pieno di informazioni, non sarebbe stato in grado di distinguerle, e sarebbe spesso caduto “vittima di una creduloneria che è effetto perverso del suo stesso disincanto, della sua presunta emancipazione dalla meraviglia dei semplici”.

E così, affermava Heschel, “l’umanità perderà la sua coscienza per mancanza di meraviglia”, perché “l’inizio della felicità sta nel comprendere che la vita senza meraviglia non vale la pena di essere vissuta”.

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