Migrantes, sono tanti i giovani italiani che emigrano in Australia

Giovani Italiani in Australia
Foto: www.migrantes.it
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I giovani italiani sognano un futuro stabile e sicuro.“Giovani italiani in Australia. Un ‘viaggio’ da temporaneo a permanente”. Questo il titolo della ricerca della Fondazione Migrantes, che è stata presentata a Roma, riguardo questo particolare fenomeno.

Il lavoro è frutto di due anni di studio, analisi e ricerca. Prima opera nel suo genere, fornisce un'analisi dettagliata del fenomeno migratorio italiano in Australia: partendo dai dati statistici che illustrano i flussi migratori dall’Italia all’Australia nell’ultimo decennio, gli autori – Michele Grigoletti e Silvia Pianelli –attraverso le storie dei protagonisti, hanno portato alla luce i motivi, i pensieri, i sogni, le speranze e le paure che caratterizzano il recente fenomeno migratorio.

Un video-reportage 88 giorni nelle “farm” australiane: viaggio fra sogni, speranze e pensieri dei giovani italiani in Australia, è inserito nel volume e testimonia l’esperienza di vita e di lavoro di molti giovani italiani, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, che ogni anno lavorano la terra australiana in zone rurali, lontane dalle principali città. Il reportage è una testimonianza visiva dello spaccato giovanile del 2016; mostra come mai i giovani hanno fatto questa scelta, dove e con chi vivono, cosa pensano del proprio futuro e cosa si aspettano dall’Australia.

Chi sono i protagonisti del volume? Si tratta di giovani forti, tenaci, coraggiosi, pronti a mettersi alla prova, consapevoli di cosa significa fare sacrifici e compromessi, umili ma decisi. Contrariamente allo stereotipo spesso presentato dai media italiani, la ricerca restituisce un’immagine completamente diversa: non si tratta di “bamboccioni”, né di persone che disprezzano opportunità di lavoro che non rispettino le proprie qualifiche, soprattutto in un paese straniero, dove sembra quasi un passaggio obbligato l’accettazione di lavori umili e con paghe relativamente basse. I giovani che emigrano in Australia, al contrario, conoscono e apprezzano i valori della cultura italiana: la famiglia, ad esempio, considerata un punto di riferimento imprescindibile, un sostegno costante nei momenti di difficoltà.

I protagonisti del volume amano l’Italia e la cultura italiana, amano il cibo e le tradizioni che li sostengono in quanto radici profonde della loro identità. Rifiutano con forza gli aspetti attualmente negativi dell’Italia: la percepiscono come un Paese vecchio, stanco, incapace di mostrare dinamicità in un mondo in continuo cambiamento; un Paese ingiusto, incapace di offrire possibilità o di applicare la tanto desiderata meritocrazia, soprattutto in ambito lavorativo. Vedono l’Australia come il luogo in cui il lavoratore, di qualunque nazionalità, viene rispettato e pagato il giusto, anche se giovanissimo e alla prima esperienza. La “terra dei canguri” è un Paese dinamico, meritocratico, che offre possibilità, ma che non regala niente perché il prezzo da pagare è alto e richiede sacrifici, costanza, perseveranza e tanti compromessi.

La recente emigrazione italiana in Australia ha una caratteristica molto particolare: il tentativo continuo di prolungare la propria permanenza nel Paese. Un tentativo che, quando il percorso migratorio si conclude in maniera positiva, porta all’ottenimento della residenza permanente che permette di accedere alla cittadinanza australiana. Un percorso che mira a cambiare la propria condizione di migranti da “temporanea” a “permanente”, indefinita, illimitata. Come il titolo della ricerca.

Mons. Guerino Di Tora, Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes durante la presentazione del volume ha commentato: “Il tema della mobilità giovanile è, negli ultimi anni, particolarmente seguita dalla Fondazione Migrantes come dimostra questa ennesima ricerca che riguarda i giovani italiani in Australia e Nuova Zelanda. Papa Francesco sprona i giovani a non lasciarsi rubare la speranza e questo è un volume di speranza e di entusiasmo, di giovani che amano l’Italia, ma che descrivono minuziosamente gli errori compiuti, le cose che non vanno. Ed è da quegli errori che bisogna ripartire mettendo al centro le loro esigenze espresse, anche con rabbia, è umano e naturale, ma che dicono a noi che siamo chiamati a fare, ciascuno nella propria posizione, la direzione da prendere, da dove dobbiamo partire per fare e, soprattutto, per fare meglio”.

Anche Mons. Giancarlo Perego, direttore Generale della Fondazione Migrantes ha sottolineato: “Il libro da una parte ci ricorda il cammino nuovo di molti giovani italiani oggi verso l'Australia, alla ricerca di un lavoro, ma soprattutto per conoscere una realtà economica e sociale diversa e per valutare la possibilità di mettere a frutto conoscenze e competenze; dall'altra il libro ci segnala i disagi, anche le sofferenze, i sacrifici, l'abbandono in cui talora vivono questi nostri giovani. In questo senso, la ricerca costituisce un riferimento importante anche per le istituzioni italiane e australiane, al fine di strutturare iniziative e politiche nuove di accompagnamento e di tutela dei giovani in cammino verso l'Australia”.

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