Monsignor Palmieri: "Ammiriamo chi oggi rischia la vita perchè nessuno venga meno"

Messa vespertina al Santuario del Divino Amore, il Cardinale De Donatis scrive a parroci e diaconi

Monsignor Giampiero Palmieri, Vescovo ausiliare di Roma
Foto: TV2000
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Anche stasera è stata celebrata la Messa vespertina presso il Santuario romano della Madonna del Divino Amore. A presiedere l’Eucaristia è stato Monsignor Giampiero Palmieri, Vescovo ausiliare per il settore Est.

“Nel Vangelo – ha detto il presule nell’omelia - Gesù ci dice che questa tutta la storia di Israele non è invano ora che il Figlio di Dio si è fatto uomo, è venuto non ad assolvere questa storia d'amore, non ad abolirla ma portarla a compimento: ed è questa la parola chiave delle letture di oggi, portarla a compimento. Che cosa significa? Due cose: prima di tutto Gesù rivela pienamente chi è Dio e chi è l'uomo. Da questa storia di Israele non si può immaginare la pienezza della rivelazione, cioè che Dio stesso si sarebbe fatto uomo che noi saremmo stati chiamati a diventare figli di Dio e che saremmo entrati nella vita trinitaria pienamente per sempre. Gesù porta a compimento in una maniera sorprendente la rivelazione di Israele e l'altro senso di portare a compimento e che Gesù ci permette di realizzare di attualizzare quello che la legge vuole spingerci a vivere.  Gesù viene a convertirci il cuore, a trasformarci il cuore nella potenza del suo spirito, a riempirci di grazia la vita per poter realizzare il comandamento dell’amore nella nostra esistenza. La nostra giustizia è davvero superiore non perché mettiamo in pratica il non uccidere, non commettere adulterio ma perché ancora più profondamente Dio ci dà un cuore nuovo Gesù ci dà un cuore nuovo e ci permette così di vivere nella mitezza”.

“Allora – ha aggiunto Monsignor Palmieri - interroghiamoci su che significa oggi che viviamo questa situazione così faticosa e difficile mettersi in ascolto della Parola di Dio. Possiamo riscoprire la gioia di essere popolo, eravamo tentati di vivere come individui e invece ora stiamo riscoprendo il piacere di stare insieme, la gioia di essere popolo di incontrarci, di salutarci, di volerci bene, quanto siamo pieni di ammirazione per i medici,  volontari della carità, per chi continua a lavorare, i cappellani ospedalieri, chi corre il rischio della propria vita perché nessuno del popolo venga meno. In questo cammino nel deserto noi possiamo riscoprire la bellezza di fare nuovamente un’alleanza d'amore con Dio. Io ci sono, dice Dio, sono tuo padre non ho mai smesso di starti vicino e davvero questo deserto sia un esodo, un passaggio, una rinascita”.

E alla vigilia della solennità di San Giuseppe, il Cardinale Vicario Angelo De Donatis ha voluto scrivere una lettera a sacerdoti e diaconi per ringraziarli del loro impegno nell’emergenza coronavirus. “La chiave per leggere il nostro futuro –  scrive il porporato – è la parola fiducia. Mi consola osservare quanta dedizione avete verso i fedeli delle vostre comunità: penso a voi parroci vicini agli anziani, agli ammalati e ai poveri, penso all’inventiva di voi viceparroci nel trovare insieme ai catechisti i modi più diversi per contattare i ragazzi, ma soprattutto a voi cappellani della pastorale sanitaria, che siete a rischio di contagio, ai voi cappellani delle carceri”.

“Vedo anche – ha aggiunto il Cardinale Vicario - l’enorme generosità di tanti laici, soprattutto dei volontari che non fanno mancare ai poveri il cibo, la casa, il calore umano. Nelle condizioni attuali, la Chiesa di Roma continua con coraggio il suo cammino, senza farsi bloccare ma lasciandosi purificare e attivando quella creatività che è segno di un’autentica carità pastorale”.

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