Napoli e San Gennaro, amore e fede

Monsignor Vincenzo De Gregorio Abate prelato della Cappella del Tesoro di San Gennaro. Napoli
Foto: CNA/ Daniel Ibañez
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Monsignor Vincenzo De Gregorio è un organista, è nato a Capri, ma è incardinato a Napoli. E a Napoli da quindici anni ha un incarico specialissimo: Abate Prelato della Cappella del Tesoro di San Gennaro. E’ lui che custodisce le reliquie del santo più famoso del mondo. E’ lui che nelle feste, insieme al rappresentante della Deputazione del comune di Napoli apre lo sportello a 4 chiavi di argento massiccio che custodisce la cassaforte moderna con le ampolle che contengono il sangue del santo.

Lei è il responsabile della Cappella che però non è proprietà della cattedrale?

C’è da sapere che nella Cattedrale ci sono tre autorità: la Cappella di Santa Restituta, la antica cattedrale, è del Capitolo dei Canonici, la Cattedrale è dell’ arcivescovo, e la Cappella del Tesoro è della città. La gestione e l’amministrazione della Cappella delle reliquie è del comune di Napoli mediante una Deputazione che funziona come un assessorato, e fu creata nel 1527 come voto dopo che San Gennaro fece terminare la epidemia di peste che flagellava Napoli.

Uno dei due tesori è il sangue del Santo custodito in ampolle, per le processioni si usa un reliquiario speciale?

Si, il tronetto dove viene inserito il reliquiario con le ampolle. E’ un’opera di oreficeria del 1305 con una corona di fiori inserita in epoca barocca. Al centro in mezzo alle rose d’argento, un magnifico smeraldo. Un modo per ricordare che durante la processione della festa di maggio, la gente per ripararsi dal sole si metteva delle ghirlande di fiori sulla testa. La processione veniva chiamata degli “inghirlandati”. Il Tronetto è un oggetto di venerazione che tutto il popolo vede insieme al busto che custodisce la testa del Santo. Anche il busto è di epoca angioina. Un capolavoro, che però in genere viene coperto da veri e propri paramenti, dei piviali e una mitria.

Ma è vero che San Gennaro a Napoli non dice mai no, come scriveva Giuseppe Marotta?

Qualche volta dice anche di no, e ha ritardato il famoso sciogliersi del sangue. Ma non è esatto dire che si scioglie tre volte l’anno. Noi lo constatiamo nelle volte in cui lo esponiamo, cioè nelle date canoniche, il sabato della prima domenica di maggio, la festa liturgica il 19 settembre e il 16 dicembre a ricordo della eruzione tremenda del 1631 del Vesuvio. Ma anche in altre circostanze può accadere che si sciolga. Come nel 2005 per i 700 anni del busto e del reliquiario, ogni 16 del mese facemmo l’esposizione per una giornata. Il 16 gennaio, non ce l’aspettavo, si sciolse. E si sciolse ogni 16 del mese fino a settembre. In quel caso ha detto sempre di si!

E per i Pontefici ?

Ma in effetti il problema è che si scioglie in circostanze misteriose. Alcuni studi sono stati fatti. Ad esempio dal professor Umberto Fasola, barnabita ed archeologo, era un po’ scettico e pensava che fosse un fenomeno legato al territorio vulcanico. Ma il professor Baima Bollone nel 1989 studiò le tracce di emoglobina nel sangue e constatò il comportamento anomalo. Ma il prodigio del sangue non è la cosa più importante per il culto di San Gennaro.

E invece che cosa significa per la Città?

Questo fenomeno è una presenza. Nessun santo al mondo ha un legame del genere con la sua città e il suo territorio  e con i suoi abitanti. Il sangue vivo è una presenza viva, è un richiamo all’ Eucaristia. Alla fine le cose più preziose della Cappella sono appunto finalizzate all’ Eucaristia. C’è un progetto teologico raffinatissimo: il sangue di San Gennaro ci richiama il sangue di Cristo, sparso dal martire, sparso da Cristo sulla croce. E con questo aggancio si fa una formidabile catechesi.

E la gente la capisce ?

Si, perché qui vengono a sfogare le pene e le lacrime. Sapeste nei momenti dell’esposizione quante confidenze, a volte mi strappano quasi dalla mani il reliquiario, la stringono sul petto anche se io la tengo saldamente. L’abbracciano come si fa con una persona viva.

La Cappella custodisce anche molti tesori d’arte oltre i reliquiari del Santo.

Certamente! Non c’è centimetro quadrato che non sia stato decorato e impreziosito. Dalle colonnine in marmo rosa rarissimo dell’altare, alle statue di bronzo fino ai reliquiari in argento che ora sono 54  donati dal 1500 ad oggi. é la più grande collezione al mondo di busti-reliquiari in argento. E poi il paliotto dell’ altare in argento con l’episodio del ritorno delle ossa di San Gennaro dal monastero dei Benedettini di Montevergine dove erano arrivate dopo essere state trafugate dai Longobardi nell'800. E poi il cancello, gli affreschi del Domenichino e del Lanfranco, tutto è prezioso anche perché Napoli era davvero una capitale mondiale. Molti paesi avevano i loro magazzini commerciali nel porto di Napoli. Era un centro di attrazione non di emigrazione.

E che Napoli incontra Papa Francesco oggi?

Una città segnata da tante situazioni note. Non possiamo dimenticare i numeri. E’ una città che ormai non conosce limiti con centri che nascono a nord e sud, una densità abitativa con gli abitanti della Campania di circa 6 milioni di abitanti. Quasi uno stato. Basta pensare che solo il quartiere del Vomero è grande quasi quanto Firenze. Questo esaspera i problemi.Il territorio è piccolo. A Portici la densità abitativa è come quella di Hong Kong. Evidente che i problemi di lavoro, di inserimento sociale, sono puntate sul patrimonio artistico, che non ha eguali al mondo, forse l’investimento vero sarà quello del turismo, anche se ancora non sembra ci sia una progettualità efficace. E speriamo che la vista del Papa sia uno sprone.

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