Natale, Papa Francesco: “Dio continua ad amare ogni uomo, anche il peggiore”

Il Papa presiede nella Basilica Vaticana la Messa della Notte di Natale

Papa Francesco scopre il Bambino Gesù nella Basilica Vaticana
Foto: Daniel Ibanez CNA
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La luce che appare nella notte di Natale è  “la grazia di Dio, amore divino che trasforma la vita, rinnova la storia, libera dal male, infonde pace e gioia. Stanotte l’amore di Dio si è mostrato a noi: è Gesù. In Gesù Dio si è fatto Bambino, per lasciarsi abbracciare da noi. Dio arriva gratis. Il suo amore non è negoziabile: non abbiamo fatto nulla per meritarlo e non potremo mai ricompensarlo”. Lo ha detto il Papa nella omelia della Messa della Notte di Natale, celebrata nella Basilica Vaticana.

Dio - ha spiegato Francesco - “si è fatto per noi piccolezza; mentre andavamo per i fatti nostri, Egli è venuto tra noi. Natale ci ricorda che Dio continua ad amare ogni uomo, anche il peggiore. Dio non ti ama perché pensi giusto e ti comporti bene; ti ama e basta. Il suo amore è incondizionato, non dipende da te. Puoi avere idee sbagliate, puoi averne combinate di tutti i colori, ma il Signore non rinuncia a volerti bene. Nei nostri peccati continua ad amarci. Il suo amore non cambia, non è permaloso, è fedele, è paziente. Ecco il dono che troviamo a Natale: scopriamo con stupore che il Signore è tutta la gratuità possibile, tutta la tenerezza possibile”.

A Betlemme - prosegue il Pontefice - Gesù “nasce povero di tutto, per conquistarci con la ricchezza del suo amore. È apparsa la grazia di Dio. Grazia è sinonimo di bellezza. Stanotte, nella bellezza dell’amore di Dio, riscopriamo pure la nostra bellezza, perché siamo gli amati di Dio: ai suoi occhi appariamo belli, non per quel che facciamo, ma per quello che siamo. C’è in noi una bellezza indelebile, intangibile, una bellezza insopprimibile che è il nucleo del nostro essere. Oggi Dio ce lo ricorda, prendendo con amore la nostra umanità e facendola sua, sposandola per sempre”.

Di fronte alla grazia del Natale - ha detto ancora Papa Francesco - il nostro compito è quello di “accogliere il dono. Prima di andare in cerca di Dio, lasciamoci cercare da Lui. Non partiamo dalle nostre capacità, ma dalla sua grazia, perché è Lui, Gesù, il Salvatore. Posiamo lo sguardo sul Bambino e lasciamoci avvolgere dalla sua tenerezza. Non avremo più scuse per non lasciarci amare da Lui: quello che nella vita va storto, quello che nella Chiesa non funziona, quello che nel mondo non va non sarà più una giustificazione. Passerà in secondo piano, perché di fronte all’amore folle di Gesù, a un amore tutto mitezza e vicinanza, non ci sono scuse”.

Questa grazia - ha però sottolineato il Papa - “merita tanta gratitudine. Accogliere la grazia è saper ringraziare. Ma le nostre vite trascorrono spesso lontane dalla gratitudine. Oggi è il giorno giusto per avvicinarci al tabernacolo, al presepe, alla mangiatoia, per dire grazie. Accogliamo il dono che è Gesù, per poi diventare dono come Gesù. Diventare dono è dare senso alla vita. Ed è il modo migliore per cambiare il mondo: noi cambiamo, la Chiesa cambia, la storia cambia quando cominciamo non a voler cambiare gli altri, ma noi stessi, facendo della nostra vita un dono”.

Gesù - ha concluso il Pontefice - cambia la storia con il “dono della sua vita: si è donato gratuitamente a noi. Anche noi non aspettiamo che il prossimo diventi bravo per fargli del bene, che la Chiesa sia perfetta per amarla, che gli altri ci considerino per servirli. Cominciamo noi. Questo è accogliere il dono della grazia. E la santità non è altro che custodire questa gratuità”.

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