Nazaret, un mistero anche per l'archeologia

Un' immagine dello scavo di Ken Dark a Nazaret
Foto: From - YOUTUBE
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Nazareth è un luogo strano e difficile da leggere archeologicamente. In effetti non ci sono tracce di un abitato dei tempi di Gesù che siano mai state trovate. Solo dall’età bizantina si è iniziato ad identificare la grotta che ora è sotto la basilica moderna con il luogo dell’annuncio a Maria.

Per questo la cautela è assolutamente necessaria prima di gridare alla “scoperta della casa di Gesù” come alcuni media stanno facendo in questi giorni. I motivi sono tanti. Quelli più tecnici sono stati illustrati da René Salm altro specialista della zona di Nazaret.

Ken Dark dell’Università di Reading crede di aver trovato la casa dove Gesù è cresciuto in un luogo diverso rispetto a quello della basilica, nel convento delle suore di Nazaret. 

Ken Dark stesso, che ha rilanciato la notizia della sua “scoperta” grazie ad un articolo sulla Biblical archeological review, mette un punto interrogativo nel titolo stesso. Dark ha lavorato dal 2006 ad uno scavo di case che definisce del I secolo DC basandosi però su un testo, il racconto del pellegrino Arnulfo, che è del 690. 

“Conosco bene i resti archeologici cui fa riferimento anche se non ho letto ancora la relazione scientifica di Dark- spiega Padre Eugenio Alliata archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme- quindi posso ragionare solo sulla notizia che poi ha bisogno di essere verificata con le prove che potrà offrire, o no, lo studioso. Vedremo.”

Padre Ci può spiegare di che luogo si tratta ?

“I resti furono ritrovati e presentati per la prima volta nell'ottocento (e poi ancora altre volte nel novecento), all'epoca in cui le religiose proprietarie, Dame de Nazareth, acquistarono il sito. Una tradizione popolare Nazaretana, chiamava il luogo "Tomba del giusto" e da qui si creò il collegamento con S. Giuseppe. Poiché oltre ad una tomba furono trovati anche resti di abitazioni, e non si chiedevano forse allora tante prove scientifiche, ci fu subito una evidente contrapposizione con il santuario francescano già esistente detto la "Bottega di S. Giuseppe". 

Ambedue i siti intendono presentarsi come eredi del Santuario bizantino della Nutrizione, descritto dal pellegrino Arculfo nel 670 dC. Questo santuario non va confuso col Santuario della Annunciazione, noto anche presso altri pellegrini come Casa di Maria. A differenza di questo, il santuario bizantino della Nutrizione ha avuto la sfortuna nella storia di scomparire, perciò la sua identificazione rimane incerta. La discussione sui nuovi ritrovamenti è utile se porta elementi nuovi alla ricerca di questa "Chiesa della Nutrizione".”

E i pellegrini, i fedeli come vivono questa situazione?

“Le suore di Nazareth hanno a cuore la loro "tradizione", mentre i francescani nel frattempo hanno sviluppato e continuano a officiare il loro posto come Chiesa di San Giuseppe o della Santa Famiglia e generalmente ritengono pastoralmente dannosa, nei riguardi dei pellegrini, la duplicazione di un santuario. I papi che hanno visitato Nazareth hanno mantenuto la stessa linea rendendo omaggio finora al solo sito dei francescani. 

Non si tratta solo di una questione di particolarismi. La scienza ha le sue leggi: permette ipotesi e discussioni basate sugli elementi che si possiedono, anche se per sé stessi di piccolo peso. La pastorale preferisce una linea unitaria, che non si cambia se non in funzione di una certezza fornita da un ritrovamento spettacolare, quali di fatto sono a volte avvenuti e si è cambiato.”

Insomma più che di una sensazionale scoperta si tratterebbe di un dibattito archeologico aperto che offre più dubbi che certezze.

In effetti il mistero di Nazaret rimane aperto anche negli studi biblici o teologici. Lo stesso Benedetto XVI ne parla nel suo libro sulla Infanzia di Gesù, affrontando in modo teologico la provenienza di Gesù. Nazaret non è citata nei testi biblici e quel “da Nazaret può venire qualcosa di buono?” del Vangelo di Giovanni lasci, forse, molte porte aperte anche per la ricerca archeologica.

 

 

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