Nel ricordo di Aleppo, ordinato vescovo il nuovo vicario apostolico di Beirut

Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali
Foto: Bohumil Petrik / ACI Group
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Aleppo e Beirut non sono così lontane. La città dove oggi si combattono “sei guerre in una” – secondo la definizione del Segretario di Stato USA John Kerry – era, anzi, punto di riferimento ecclesiastico territoriale per Beirut, la capitale del Libano senza presidente. Perché il vicariato di Aleppo includeva anche il territorio di Beirut, fino al 1953. E per questo, all’ordinazione di Padre Cesar Essayan come vescovo, il Cardinale Leonardo Sandri non può non pensare alla città martoriata di Siria, oggetto di numerosi appelli di Papa Francesco.

Il Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali è in Libano dal 7 ottobre, e l’ordinazione di Padre Essayan era il principale motivo. Ma ci sono anche altri incontri ed eventi in programma, per il Cardinale Sandri: già venerdì, il Cardinale aveva preso parte all’inaugurazione di un nuovo allestimento del museo nazionale, alla presenza del ministro italiano degli Affari Esteri italiano, Paolo Gentiloni.

Nel programma sono anche previsti alcuni incontri con il patriarca maronita, card. Raï, il Sinodo dei vescovi della Chiesa Siro-Cattolica, che conclude in questi giorni la propria sessione di lavoro, presieduta dal patriarca Younan. Nella giornata di domenica, il cardinale Sandri visiterà alcuni campi gestiti dall’Ordine di Malta, e presiederà il rito della Dedicazione della chiesa ad esso affidata.

Di certo, però, l’ordinazione di Padre Essayan ha un significato particolare. Il Libano non ha un presidente dal maggio 2014, quando è decaduto Michel Suleiman. Nel Paese dei cedri, la Costituzione assegna i ruoli istituzionali sulla base della confessione religiosa: il Presidente della Repubblica deve essere un cristiano maronita; il Primo Ministro un musulmano sunnita e il Presidente (speaker) del Parlamento un musulmano sciita. Accanto a queste tre principali confessioni, ce ne sono molte altre che partecipano all’azione politica: i cristiani ortodossi e quelli di rito armeno nonché le confessioni siriache e copte; una piccola comunità ebraica e gli altri musulmani quali gli alawiti e i drusi.

La nomina di un nuovo vicario apostolico di Beirut serve anche a rinvigorire una comunità cristiana in un terreno difficile. Quando il Papa aveva dovuto decidere il successore di Paul Dhadha, padre Essayan fu una scelta logica: francescano conventuale, da sempre in Medio Oriente, dove ha svolto ha svolto vari incarichi nell’Ordine come guardiano, economo, custode provinciale (2010-2014 e 2014-2016), ma ha aperto una seconda fraternità a Zahle, costruendo il convento, la chiesa, promuovendo le attività caritative e progetti pastorali. 

Il Cardinale Sandri, nell’omelia dell’ordinazione, lo esorta: “Se piccola è la comunità, grandi sono le sfide e le occasioni che il Signore vi offre per essere ancora di più suoi testimoni.” E tra queste sfide c’è “l’armonia e l’equilibrio che deve sempre essere posta al centro nell’opera pastorale, portata avanti esclusivamente dal clero appartenente a diversi ordini religiosi, come tali ciascuno caratterizzato da una propria spiritualità e carisma”.

Il Cardinale chiede poi che “nella società libanese, la luce e la fiamma della vostra comune testimonianza a Cristo dovrà bruciare ogni contesa e diatriba, spegnendo ogni atteggiamento che metta al di sopra l’interesse di parte piuttosto che il bene comune – anche nella presenza nella vita sociale e politica del Paese – ma insieme essere anche sale che da a tutti il sapore di una vita vissuta non nel possesso o nell’accumulo di beni, ma nella condivisione solidale soprattutto a beneficio dei più poveri, sia tra i figli di questa Nazione, sia tra quelli che qui hanno trovato ospitalità provenendo dal dramma dei conflitti dei Paesi vicini”.

Ed è qui che il Cardinale guarda alla Siria, ad Aleppo che era riferimento ecclesiastico per Beirut fino al 1953. Un ricordo che “ci spinge a levare ancora più intensa la preghiera per i nostri fratelli che vivono da anni il dramma della guerra, e in quella città da alcune settimane una vera e propria catastrofe umanitaria, di cui dovranno rispondere dinanzi a Dio tutti i responsabili diretti e indiretti, da chi semina distruzione e violenza ai trafficanti di morte attraverso il mai sazio mercato delle armi”.

Il Cardinale dice a padre Essayan: “Il nostro futuro è in Dio! Non ti sembri troppo alto questo compito e non si turbi il tuo cuore! Il Signore, che ti affida questo incarico attraverso la nomina del Santo Padre, non ti abbandonerà!” E ricorda: “Ti guidi sempre la certezza che la Parola di Dio, pregata e proclamata, per quanto il mondo possa cercare di metterne a tacere la voce, ha in se stessa la forza del seme, che pian piano germoglia e cresce, e mette radici profonde e robuste come quelle degli altri cedri per i quali è famosa questa terra!”

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