Nessuno è definitivamente perduto. XXV Domenica del Tempo Ordinario

La discesa di Gesù agli inferi
Foto: Centro Aletti
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Credere significa non solo ammettere l’esistenza di Dio, o accettare le cose che Egli ha rivelato, ma accogliere Lui che merita la nostra fiducia ed entrare nel suo progetto e nel “Suo metodo”, che rompe i nostri schemi e il nostro modo di pensare. Il pericolo sempre incombente è quello di ridurre Dio alla nostra portata e di piegarlo alle nostre esigenze e alle nostre ridotte prospettive e visuali di vita.

Cristiano non è colui che adegua Dio a se stesso, ma che accetta di farsi innalzare a Dio. E’ quanto dichiara il profeta Isaia nella prima lettura: I miei pensieri non sono i vostri pensieri; le vostre vie non sono le mie vie. Desiderare di entrare nel progetto di Dio e di “comprendere” Dio a partire non da noi ma da Lui, è l’atteggiamento proprio di chi si pone alla ricerca di Dio. Questa disponibilità ci aiuta a comprendere la parabola che oggi Gesù racconta e lo strano atteggiamento di Dio.

Il Signore paragona il regno dei cieli alle vicende di una giornata di lavoro in una vigna. Qualunque siano state le ore di lavoro e la fatica sopportata dagli operai, al termine della giornata tutti ricevono un denaro, il prezzo pattuito. Si tratta di una decisione ineccepibile da un punto di vista della giustizia, che tuttavia genera la mormorazione di alcuni operai contro il padrone, alla quale istintivamente anche noi ci associamo.

Il padrone di cui si parla nella parabola è Dio il quale si caratterizza, innanzitutto, per la sua bontà. Infatti, per ben cinque volte nella stessa giornata si preoccupa di trovare lavoro, assicurare salario e dare dignità a persone ridotte alla fame. Inoltre, un’altra caratteristica di questo “padrone” è la Sua liberalità e gratuità delle quali non deve rendere conto a nessuno.

Ma che cosa è il denaro che il padrone distribuisce? È la salvezza, che nessuno può pensare di avere assolutamente meritato. Essa non è un diritto per nessuno. La chiamata alla fede e la redenzione sono un puro dono che vengono elargiti dalla bontà di Dio, la quale è ricca di misericordia. Dives in misericordia secondo il ben titolo di una delle encicliche di San Giovanni Paolo II.

Un altro elemento sul quale è importante fermare l’attenzione è dato dal fatto che il padrone chiama gli operai a lavorare nella sua vigna in ore diverse. La diversità di tempo sta ad indicare che il Signore chiama alla fede in qualunque fase della vita. Alcuni sono chiamati appena nati, altri nell’adolescenza, altri ancora sono chiamati nella maturità, altri nella vecchiaia, altri ancora in punto di morte. E’ sufficiente ricordare a questo proposito il ladrone crocifisso con Gesù. Nessuno per il Signore è definitivamente perduto. Quello che importa è di rispondere con dedizione totale alla sua chiamata, quando essa giunge. Quanto al premio, Dio è legato solo alla sua bontà.

Anziché recriminare su questa apparente ingiustizia noi siamo invitati a gioire per lo straordinaria amore del Padre, il quale chiama tutti a lavorare nella sua vigna e ad amare Gesù Cristo, l’unico capace di trasformare l’esistenza.

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