Non abituiamoci all'immensità dell'amore di Dio

Il Papa celebra a Santa Marta
Foto: CTV
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“Siamo abituati a sentire che Gesù è il Figlio di Dio, che è venuto per amore, per salvarci e che è morto per noi. Ma lo abbiamo sentito tante volte che ci siamo abituati!” Il Papa lo ha detto nella omelia di questa mattina alla messa nella Cappella di Casa Santa Marta.

Commentando le letture del giorno ha detto che quando entriamo nel mistero di Dio di “questo amore senza limiti”,  rimaniamo “meravigliati” e, forse, “preferiamo non capirlo”.

“Anche Gesù - ha detto il Papa- sembra un po’ accanito contro questi dottori della legge, perché gli dice cose forti. Gli dice cose forti e molto dure. ‘Voi avete portato via la chiave della conoscenza, voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi glielo avete impedito, perché avete portato via la chiave’, cioè la chiave della gratuità della salvezza, di quella conoscenza”.

Non bisogna accorciare gli orizzonti di Dio, certo, ci sono i comandamenti, ma la sintesi di tutto è “amare Dio e amare il prossimo”. E con questo “atteggiamento di amore”, ha affermato il Papa, “noi siamo all’altezza della gratuità della salvezza, perché l’amore è gratuito”.

Il Papa ha ricordato anche che ricorrono i 500 anni della nascita di Santa Teresa d’Avila che si festeggia oggi.   Una donna cui “il Signore ha dato la grazia di capire gli orizzonti dell’amore” e “anche lei è stata giudicata dai dottori dei suoi tempi”. Quanti “santi sono stati perseguitati per difendere l’amore, la gratuità della salvezza, la dottrina. Tanti santi. Pensiamo a Giovanna d’Arco”.

E il Papa ha concluso. “ci farà bene oggi domandarci: io credo che il Signore mi ha salvato gratuitamente?”. Ancora, “io credo che io non merito la salvezza? E se merito qualcosa è per mezzo di Gesù Cristo e di quello che Lui ha fatto per me?”

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