Nosiglia: "Il lavoro non è solo un mezzo, ma è dignità"

L'Arcivescovo Cesare Nosiglia
Foto: Bohumil Petrik/CNA
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“Se i dati macroeconomici continuano a confermare una timida ripresa, non dobbiamo pensare che l’emergenza lavorativa sia finita”. E’ quanto osserva l’Arcivescovo di Torino, Monsignor Cesare Nosiglia, nel messaggio in occasione della Festa del Lavoro.

“Una buona economia - rileva il presule - si inserisce dentro un ecosistema di relazioni che favorisce l’emergere del lavoro dignitoso e rispettoso della persona umana: la grande sfida del presente è avviare processi di dialogo autentico e di lavoro comune tra istituzioni pubbliche, imprese, sindacati e sistema educativo affinché il mondo del lavoro sia esperienza di valore per l’uomo e per la società”.

Qual è in questa fase il compito della Chiesa? Quello - spiega Monsignor Nosiglia - di “valorizzare il positivo che emerge dalla storia quotidiana del mondo del lavoro. La denuncia delle situazioni di ingiustizia non basta se non viene accompagnata dalla costituzione di buone prassi che rendono il territorio qualcosa di animato e la storia delle imprese qualcosa di dignitoso e di bello. Dobbiamo culturalmente promuovere l’idea per cui il lavoro non abbia solo una funzione strumentale. Sappiamo, per esperienza quotidiana, che il lavoro, non è solo un mezzo per mantenersi economicamente, ma è dignità, è espressione delle proprie capacità e personalità, è possibilità di contribuire al progresso materiale e spirituale della società. Per i credenti lavorare significa anche co-partecipare alla creazione e ri-creazione del Regno di Dio attraverso l’opera delle proprie mani, della mente e del cuore; inoltre non dimentichiamo mai che lo stesso Gesù ha lavorato in bottega con suo padre, san Giuseppe, per i primi 30 anni della sua vita”.

Oltre all’educazione - conclude l’Arcivescovo di Torino - occorre “ripartire dalla formazione e dall’accompagnamento ad autentiche vocazioni laicali che sappiano impegnarsi in ruoli di responsabilità nel mondo del lavoro, dell’economia e della politica. Per vivere appieno da cristiani queste trasformazioni non è necessario contrapporsi ai cambiamenti che stanno avvenendo, ma candidarsi a governarli con responsabilità e dedizione”.

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