Oasis: il Papa in Egitto con un messaggio di pace

Fondazione Oasis
Foto: Comunità Ambrosiana.org
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Cresce in Egitto l’attesa per il viaggio che papa Francesco compirà il 28 e 29 aprile. Lo slogan scelto per la visita, ‘Il Papa della Pace in un Egitto di Pace’, è una delle frasi che i copti ortodossi e cattolici amano ripetere più spesso per descrivere le aspettative per questo viaggio apostolico.

Inoltre negli stessi giorni anche il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo sarà al Cairo su invito del Grande Imam della Moschea di Al Azhar, ed insieme parteciperanno alla Conferenza internazionale sulla pace.

Al dott. Michele Brignone, segretario scientifico della Fondazione Internazionale Oasis, abbiamo chiesto di spiegarci quale significato ha tale intenzione agli occhi del mondo: “Un significato chiaro: papa Francesco è riconosciuto da molti, non solo dai cristiani, come un uomo di riconciliazione. D’altra parte è uno dei pochi che in questo momento persegue veramente la pace, proponendo a tutti lo stile della nonviolenza. Noi sottovalutiamo questi richiami, e magari li consideriamo poco realistici, ma così dimostriamo di ignorare i meccanismi e la facilità con cui la violenza si propaga. Basterebbe guardare al modo in cui i copti hanno reagito agli attentati della domenica delle palme, con molta sofferenza, ma senza odio: in questo modo non solo hanno evitato di innescare il ciclo infernale della vendetta, ma io credo che abbiamo offerto una testimonianza che colpisce anche i musulmani”.

Una preghiera ecumenica con Papa Tawadros e l'incontro Ahmed al Tayyeb, il grande imam di al Azhar, scandiscono la prima giornata: quali ripercussioni nel dialogo tra le religioni?

“Si tratta di appuntamenti importanti, a maggior ragione dopo gli attentati del 9 aprile e ora che si è aggiunta la presenza del Patriarca ecumenico Bartolomeo. Soprattutto è molto positivo che papa Francesco incontri il grande imam al Cairo. Da parte di al-Azhar si tratta di un’iniziativa coraggiosa: in un momento di alta tensione è una presa di posizione chiara a favore del dialogo. Sono gesti che possono incoraggiare anche i fedeli comuni a seguire la stessa strada”.

Quale ruolo riveste il grande imam nella lotta contro il fanatismo?

“Il grande imam e in generale la moschea dell’Azhar sono molto attivi nella lotta all’estremismo. In questo momento al-Azhar vuole presentarsi innanzitutto come centro impegnato a contrastare le visioni distorte dell’Islam. Per far questo ha organizzato anche alcune conferenze internazionali, a cui hanno partecipato uomini di religione e intellettuali di tutto il mondo, musulmani e cristiani. Tuttavia molti in Egitto sono critici verso l’operato della moschea-università, che ritengono incapace di rinnovare il pensiero islamico, accusandola di difendere la stessa tradizione di cui si servono i jihadisti per giustificare i propri atti. Molti rimproverano al discorso del grande imam un vizio di fondo: da un lato mira a rompere l’associazione tra Islam e terrorismo, dall’altro evita di dire chiaramente che i militanti jihadisti non appartengono all’Islam. Per lui, lo ha detto più volte, sono musulmani che sbagliano, ma restano musulmani. In realtà questa logica non è così insensata. Vedendo quanta violenza sta generando la pratica del takfir (l’accusa di miscredenza), usato dai jihadisti per attaccare indiscriminatamente musulmani e non musulmani, l’imam rifiuta di partecipare alla gara delle scomuniche. In generale il discorso di al-Azhar può avere dei limiti, ma bisogna riconoscere che sono stati fatti passi significativi”.

La visita del papa in Egitto può essere occasione di pensare ad una laicità nei paesi mussulmani?

“Direi di no, non è questo il senso della visita di papa Francesco. Peraltro nel mondo islamico il concetto di laicità è equivoco, perché facilmente richiama l’idea di ateismo o di irreligione. Tuttavia, indipendentemente dalla visita del Papa, in Egitto come in altri Paesi musulmani è già presente un dibattito sulla natura dello Stato e sulla convivenza tra musulmani e non-musulmani. Ma questo dibattito avviene piuttosto attraverso l’idea di cittadinanza, e quella di ‘Stato civile’, inteso come uno Stato le cui istituzioni non hanno un carattere religioso ma che consente l’espressione religiosa della società. Al-Azhar ha recentemente ospitato una conferenza proprio su cittadinanza, libertà e integrazione. Il grande imam insiste molto sulla cittadinanza come garanzia di convivenza tra musulmani e non-musulmani su un piano di parità. Questo non risolve automaticamente i problemi, ma può essere l’inizio di un percorso”.

Ti potrebbe interessare