Oggi Bagnasco sui luoghi del terremoto. Ieri, riunione in CEI

Una immagine dell'incontro tra vescovi e ministero dei Beni Culturali, sede CEI, Roma, 8 novembre 2016
Foto: CEI
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San Pellegrino di Norcia, Ancarano di Norcia, San Salvatore in Campi, l’Abbazia di Sant’Eutizio, Preci: sono le tappe della seconda visita del Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, sui luoghi del terremoto. Nella visita – che avviene oggi – il cardinale è accompagnato dall’arcivescovo Boccardo di Spoleto.

Il Cardinale Bagnasco potrà così visitare ciò che rimane della Cattedrale di San Benedetto e pranzerà con gli sfollati ad Ancarano. È il secondo viaggio del Cardinale sui luoghi del terremoto. Intanto, prosegue l’impegno dei vescovi italiani per portare sollievo alle popolazioni colpite.

L’8 novembre, presso la sede della CEI, c’è stata una riunione cui hanno preso parte i Vescovi e i loro collaboratori delle diocesi colpite dal terremoto in Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria. La riunione è stata presieduta dal Segretario Generale, il vescovo Nunzio Galantino, e ha visto la partecipazione dell’Arch. Antonia Pasqua Recchia e del Prefetto Fabio Carapezza Guttuso in rappresentanza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Si legge nel comunicato della CEI: “All’indomani delle scosse del 30 ottobre, i Vescovi hanno dato voce alla drammatica situazione nella quale versa un territorio molto ampio e segnato da un disastro generalizzato. La perdita o comunque la compromissione del patrimonio culturale di interesse religioso ha portato a chiedere procedure celeri per la messa in sicurezza.”

I vescovi – prosegue il comunicato – “hanno rimarcato cosa significhi tale patrimonio per l’identità e l’appartenenza della gente: le chiese, in primis, sono luoghi di convocazione, riconoscimento e celebrazione; luoghi resi ancora più significativi dalla tragedia che ha privato migliaia di persone dell’abitazione”.

I vescovi hanno dunque fatto un elenco di priorità per procedere a restituire il culto di alcune delle chiese distrutte, secondo le necessità e il bene delle comunità. Le diocesi chiedono anche di essere “riconosciuti come ente attuatore, di poter intervenire in prima persona nella messa in sicurezza come nella successiva opera di restauro e ricostruzione, e di poter contare su sgravi fiscali che consentano al privato di detrarre il contributo erogato a favore della manutenzione, della protezione e del restauro”.

La riunione è parte di quella collaborazione tra Chiesa e ministero dei Beni e delle Attività culturali che sta avendo luogo a livello nazionale, regionale e diocesano.

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