Opus Dei, il peso delle donne

Sant'Escrivà de Balaguer, dettaglio dell'arazzo della Messa di canonizzazione
Foto: Wikimedia Commons
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Comincia il prossimo sabato con il plenum del Consiglio delle donne prelatura il processo che porterà all’elezione del nuovo prelato dell’Opus Dei, dopo la morte di monsignor Javier Echevarria per insufficienza respiratoria lo scorso 12 dicembre. Ed è un segnale di quanto sia importante il ruolo della donna all’interno del governo della prelatura. Anche perché sono donne il 57 per cento di quanti aderiscono all’Opus Dei.

Attualmente fanno parte della prelatura 92.600 persone, delle quali 2.083 sono sacerdoti. Alla Società Sacerdotale della Santa Croce appartengono, oltre ai sacerdoti incardinati nella prelatura, altri 1.900 sacerdoti incardinati nelle varie diocesi di tutto il mondo. Sul totale, approssimativamente, il 57% sono donne e il 43% uomini.

È un dato concreto, e sarebbe tutto da studiare perché la vocazione dell’Opus Dei, di una santità nel mondo del lavoro, attragga in percentuale più le donne degli uomini, e lo faccia in maniera quasi "bulgara" in alcuni dei Paesi più poveri, come il Guatemala. Forse è perché le donne sono più portate a vivere la vocazione nella vita quotidiana, azzarda qualcuno. Di certo, lo Statuto della Prelatura dà al Consiglio delle donne un ruolo importante nel processo di elezione del nuovo prelato, che comincia il prossimo 21 gennaio.

Funziona così: le donne si riuniranno, e ognuna di loro esprimerà una preferenza per quello che deve essere il nuovo prelato, che deve comunque avere una serie di caratteristiche stabilite dagli Statuti: il Prelato deve essere un sacerdote, di almeno 40 anni, che sia membro del Congresso, che faccia parte della Prelatura da almeno dieci anni e sia sacerdote da almeno cinque anni; e deve distinguersi in alcune virtù come la carità, la prudenza, la vita di pietà, l’amore per la Chiesa e il suo Magistero, e la fedeltà all’Opus Dei; deve possedere una profonda cultura, sia nelle scienze ecclesiastiche che nelle profane, e avere adeguate doti di governo pastorale. Sono requisiti analoghi a quelli che il diritto canonico richiede per la candidatura all’episcopato.

“Il Consiglio delle donne è l’Assessorato centrale – spiega la professoressa Inés Llorens, canonista – ed ha un ruolo importante nel governo dell’Opera. San José Maria ha voluto che le donne avessero una parte specifica per dire le cose e ha voluto che questo fosse manifesto negli Statuti dell’Opera. Il fatto che noi siamo le prime a dire la nostra opinione, è una cosa importante. Quella voce viene ascoltata sempre”.

Quindi, il 22 gennaio si riunisce il collegio elettorale, che è composto da 194 persone, e di queste 94 sono sacerdoti, e tutti loro hanno i requisiti per poter essere eletti a prelato. Loro inizieranno la giornata con una Messa votiva allo Spirito Santo, perché ispiri l’elezione del successore di Sant’Escrivà, fondatore dell’Opera.

Subito dopo, iniziano le riunioni, si leggono una per una le proposte del plenum dell’Assessorato Centrale, e poi si procede alla votazione, tenendo conto dei nomi indicati dall’organo di governo delle donne. Chi risulta eletto deve poi dichiarare se accetta o se, a suo giudizio, esistono ostacoli gravi che gli impediscono di accettare l’incarico. Poi, la nomina viene sottoposta al Papa, perché è il Papa che nomina il prelato.

Spiega il professore Eduardo Baura, anche lui canonista, che “essendo l’Opus Dei una prelatura personale, non è come nelle diocesi, dove c’è una procedura – le proposte del nunzio, il rapporto con conferenza episcopale, la proposta della congregazione per i vescovi. Non c’è questa procedura per il Prelato dell’Opus. Quando il Papa ha dato gli Statuti, ha scelto il modo canonico di un collegio elettorale con una elezione e poi una nomina del Papa. La decisione del Papa è insindacabile, anche se di norma conferma quello che è stato scelto nel Congresso”.

Per certi versi, questa elezione rappresenta un punto di svolta nella vita dell’Opera. Se fino ad ora i Prelati avevano personalmente conosciuto il fondatore, e avevano vissuto fianco a fianco con lui, ora si tratta di eleggere il primo Prelato di una nuova era generazionale. Chi sarà il prescelto?

Per ora, sembra che la scelta possa ricadere tra monsignor Fernando Ocariz, vicario ausiliare, cui già erano state trasferite alcune competenze del vicario; e monsignor Mariano Fazio, argentino, vicario generale, noto per conoscere bene Papa Francesco dai tempi dell’Argentina.

Ma in generale la scelta potrebbe anche concentrarsi su qualcuno di lingua non spagnola, marcando così ancora più nettamente lo stacco dalla prima generazione ispano-hablante – e in fondo fu in Spagna che nacque l’Opus Dei – e da una nuova generazione con un taglio più internazionale, sebbene sempre focalizzata sul carisma del fondatore che ormai è diffuso un po' ovunque. 

Tra i nomi possibili, Ernst Burkhart, di nazionalità austriaca, ben conosciuto per una serie di libri su come vivere la spiritualità dell’Opus Dei nel quotidiano, che ha un ruolo nella Curia della Prelatura a Roma; Frederick Dolan, statunitense che serve come vicario dell’Opus Dei in Canada e che ha avuto una esperienza come cancelliere della Curia della Prelatura a Roma dal 1992 al 1998; Thomas G. Bohlin, vicario dell’Opus Dei per gli Stati Uniti, anche lui con una esperienza quinquennale a Roma come Cancelliere dell’Opera a fianco di Monsignor Echevarria; o Silvano Ochuodho, vicario dell’Opus Dei per il Kenya, un passato da ingegnere civile prima di trasferirsi a Roma per studiare teologia e diventare un sacerdote della Prelatura.

Salta agli occhi che tutti i possibili “papabili” hanno avuto una esperienza a Roma, nel governo centrale delle Prelatura. Non è una condizione necessaria, spiega padre John Wauck, che alla Pontificia Università della Santa Croce insegna Comunicazione e Letteratura della Fede, ma “in parte è importante perché è da Roma che si conosce il resto del mondo”.

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