P. De Michieli: la Chiesa tra misericordia e redenzione

P. Luciano De Michieli
Foto: santuario di San Nicola
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Nella preghiera a San Nicola da Tolentino, i fedeli recitano: “Glorioso taumaturgo San Nicola, che nato per intercessione del grande Santo di Bari, non solo ne hai portato il nome, ma ne hai imitato le sue virtù, eccoci davanti a te per invocare la tua intercessione di essere fedeli a Gesù Cristo, alla Santa Chiesa e al Santo Padre; fa che nei momenti difficili la Chiesa sia luce per gli uomini e li conduca alla via del vero e del bene. Continua ad intercedere per le anime del Purgatorio e fa che noi le dimentichiamo, non solo per rendere vivo il nostro suffragio, ma per avere ben presente che anche noi dobbiamo desiderare questa comunione piena con il Signore. Guidaci sulla via del bene e rendici capaci di fare spazio a Gesù nella nostra vita, affinché ciò che ti chiediamo sia in comunione con la volontà del Padre e assieme a Te e alle anime dei fratelli che ci hanno preceduto, possiamo godere della gloria del Paradiso”. Partendo da questa invocazione secolare dei fedeli al santo tolentinate per la festa del Perdono, che in questo anno giubilare dura una settimana intera, abbiamo chiesto al priore della Provincia agostiniana d’Italia, padre Luciano De Michieli, di spiegarci quale significato aveva la misericordia per san Nicola: “Per san Nicola la misericordia è l’amore di Dio, attraverso la rivelazione di suo Figlio, che è venuto per farci diventare Dio. La misericordia di Dio per essere efficacemente e correttamente veicolata ai fedeli non può essere staccata dalla santità e dalla giustizia di Dio”.

In questo anno della misericordia cosa significa perdono?

Questo anno è particolare, perché ci aiuta ancora di più a capire il dono del perdono, che san Nicola ci ha donato proprio perché era un uomo della misericordia. Sapendo amare, era capace di riconoscere che la giustizia di Dio è la misericordia. Sapeva aiutare ogni persona a riconciliarsi con Dio, riconoscendo la verità dei propri errori e quindi ritornando alla libertà piena, che significa ritornare ad essere capaci di amare. Perciò il Signore ci dona il perdono ed insieme ad esso ci dona la capacità di amare e di riconciliarci con gli altri”.

Sant’Agostino parla in diversi libri della misericordia: per lui quale significato assume?

Sant’Agostino ne parla molto, perché ha sperimentato la misericordia di Dio, in quanto è stato abbracciato dalla misericordia. Misericordia come giustizia e pazienza. Lui parla di un cuore misericordioso. Lui dice che il termine è formato da due parole: miseria e cuore. Quando il cuore si avvicina alla miseria la trasforma. Questa è la misericordia: l’amore che riesce a distruggere la miseria e far ritornare la persona nella sua interezza e nella sua unità. Questa è la misericordia di Dio, che cancella il peccato. Questo è l’atto di misericordia più grande di Dio: il perdono per avere la vita”.

La Città di Dio quale lettura di misericordia può offrire alla nostra società in crisi?

Quest’opera ci ricorda che a fondamento di una città ci sono i valori ed il rapporto con Dio. La città significa convivenza umana; non per niente Agostino definisce queste due città, la città degli uomini, che mettono al centro se stessi e Dio è accantonato, e la città di Dio, dove al centro è Dio e gli uomini sono al servizio della ricerca di Dio. Questa città diventa quindi fondata sui valori che Dio incarna e sono condivisi anche da non credenti come la solidarietà e la fraternità e quindi diventa strumento importante di dialogo anche con chi non crede, perché ci si può incontrare su quei valori che il Vangelo annuncia. E viceversa ci aiuta a non costruire una società fondata sui disvalori che non sono la preoccupazione del bene comune. ‘La Città di Dio’ è stata scritta in un periodo storico di grande crisi tra la fine dell’Impero Romano e la nascita di una nuova realtà che però non si sapeva quale fosse; si sapeva cosa si stava perdendo e non si conosceva cosa stava nascendo. Quindi è un libro cerniera tanto utile, perché Agostino, con la forza della fede e l’aiuto del Vangelo, sapeva già vedere una società ancora migliore di quella dell’Impero Romano, che sembrava imbattibile, fondata su nuovi valori. E’ lo stesso messaggio che offre a noi: le crisi devono portarci ad una crescita più grande a partire dal bene che si è fatto, ma anche dal miglioramento di ciò che abbiamo visto come negativo”.

Nell’udienza giubilare di sabato 10 settembre papa Francesco ha detto: ‘La parola redenzione è poco usata, eppure è fondamentale perché indica la più radicale liberazione che Dio poteva compiere per noi, per tutta l’umanità e per l’intera creazione. Sembra che l’uomo di oggi non ami più pensare di essere liberato e salvato da un intervento di Dio; l’uomo di oggi si illude infatti della propria libertà come forza per ottenere tutto’. Quale significato aveva questa parola in sant’Agostino?

Alla dottrina della redenzione è legata quella del peccato originale e quella della giustificazione, della grazia adiuvante, della predestinazione: quattro argomenti fondamentali dell’antropologia soprannaturale che Agostino approfondì in polemica con i pelagiani, facendo fare al teologia cattolica, su questi argomenti, un progresso decisivo. Agostino non negò ciò che i pelagiani affermavano: la bontà delle cose, il libero arbitrio, l'utilità della legge, il merito delle buone opere, ma affermò ciò che essi negavano: la redenzione, la grazia, la libertà cristiana, il dono gratuito della salvezza. Ha ribadito con fermezza che la pienezza della giustificazione non è mai realizzabile qui in terra; inoltre ha insegnato la necessità della grazia e insieme la libera cooperazione dell’uomo, la gratuità dell’elezione divina alla vita eterna”.

 

 

 

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