Padre Luigi Pinamonti, autentico oblato e testimone di Cristo a Mauthausen

Padre Luigi Pinamonti
Foto: Oblati.org
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Descrivere l'esistenza di un uomo è una delle attività più difficili da compiere. Ciò in quanto la vita , alle volte, si manifesta in maniera davvero inaspettata. E quella di padre Luigi Pinamonti ha avuto una parentesi non preventivabile che ne ha evidenziato la tempra di autentico religioso e vero figlio di Pio Bruno Lantieri (1759-1830), fondatore dei PP. Oblati.

Padre Luigi Pinamonti nacque il 15 settembre 1896 a Lagundo (Merano) ed ancor giovane entrò nel seminario della Congregazione degli Padri Oblati, divenendone professo e sacerdote il 25 settembre 1921. I primi incarichi lo videro nella comunità romana del carcere Mamertino e subito dopo fu mandato nel collegio di Chiavari a ricoprire l'incarico di superiore. 

Uomo di spicco della Congregazione fu stimato dai superiori, per la sua vasta cultura classica ed il suo alto senso della vita religiosa. Ciò è evidenziato dal fatto che ricoprì i delicati ruoli legati alla formazione dei futuri religiosi. Ed in questo non fu solo bravissimo ma ricordato, ancor oggi, per la modalità e l'amorevolezza con la quale ha svolto tale delicata mansione.

I giovani religiosi di quel Collegio, ancora, lo ricordano non solo per i sacrifici che ha sopportato per aiutarli nello studio ma per aver accompagnato alcuni di loro, alla metà del sacerdozio. Ed è in questa sede che padre Pinamonti si trovò ad attraversare una delle pagine più oscure della storia del Novecento: la deportazione nei campi di concentramento di Fossoli, Mauthausen e Dachau. 

Tale esperienza lo segnò per tutta la vita. 

Arrestato il 27 maggio 1944, per aver aiutato un alunno del Collegio e rientrato in Italia (nel 1945), a causa della prolungata prigionia, patì differenti disturbi di salute. Ciò, però, non gli impedì di continuare a svolgere il suo ministero, con la stessa cura ed attenzione, presso la Chiesa romana di Santa Maria del Pianto (1945-1970). Di quel triste e doloroso periodo ci è rimasto il suo Diario

Sono pagine rapide, veloci nelle quali brilla il suo senso di umanità e la sua sofferenza. Insieme a ciò, però, si trova anche tanto altro:solidarietà con i compagni di prigionia; tenacia e forza di volontà per sopravvivere in quelle condizioni che non possono, nemmeno, avvicinarsi all'immaginazione, tanto erano crudeli. 

La cosa che sorprende, nella lettura delle pagine del testo, è che queste sono illuminate da paratie di luce, date dalla sua fede incrollabile nella Provvidenza di Dio. Ad esempio si legge: “mi rimisi alla Provvidenza ed attesi gli eventi” (La mia prigionia, pg.14). 

Questa frase non è una solitaria testimonianza di un momento, ma coerente presenza di quei mesi lunghi, dolorosi ed atroci. 

Spesso veniva maltrattato, picchiato, minacciato, duramente percosso ma dalla sua bocca non uscì una parola, se non quella del perdono. Da ciò ne emerge il ritratto di un autentico religioso e dalla forte tempra. Un autentico apostolo che, in una dolorosa condizione, sa trovare le parole del Vangelo e viverle, con quella coerenza, che le rende speciali e degne di senso, per la vita.

Nel testo si menziona anche il campo di Dachau. In questo era richiuso il vice questore di Fiume Giovanni Palatucci (1909-1945). Chissà se i due si saranno incontrati. Non lo sapremo mai, ma i loro esempi rappresentano, per l'uomo di oggi, una pagina che parla di speranza.

Tornato a Roma molti anni dopo fu ricevuto in un'udienza speciale da papa Paolo VI il quale lo ringraziò a nome della Chiesa per l'opera compiuta. Ma padre Luigi, uomo schivo e di poche parole, non si sarà inorgoglito di ciò, in quanto la dote nella quale si era sempre rispecchiato era l'umiltà. Quella stessa che ha portato il figlio di Dio all'incontro con la realtà della croce e che  padre Pinamonti ha rivissuto, in quella dura esperienza. 

Morì il 18 marzo 1976 ad Ivrea nella sua comunità.

Ti potrebbe interessare