Padre Sebastian Vazhakala racconta madre Teresa di Calcutta

Padre Vazkhala durante la conferenza
Foto: SB
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Negli ultimi giorni di marzo la diocesi di Macerata, nell’ambito del percorso formativo per operatori pastorali con i laici della diocesi, ha invitato padre Sebastian Vazhakala, superiore generale dei Missionari della Carità, congregazione di cui è stato fondatore assieme alla santa Madre Teresa di Calcutta, che ha raccontato, citando episodi concreti di carità della vita di Madre Teresa, la sua scelta degli ultimi, coltivato e trasmesso alle suore e ai religiosi che l’hanno seguita, rendendo fiorente di vocazioni, in tutto il mondo, la Congregazione dei missionari della Carità.

La platea è stata molto colpita dal racconto della situazione vissuta in Paesi in preda alla violenza come lo Yemen, dove quattro suore sono da 6 mesi isolate, comunicandosi quotidianamente con un frammento minuscolo di ostia, gelosamente conservato; inoltre gli hanno chiesto la possibilità di confessarsi telefonicamente, vista l’impossibilità di raggiungerle, anche perché se loro escono non possono più rientrare nella propria abitazione.

Il relatore ha ‘snocciolato’ il racconto, ricordando il suo arrivo in Italia.

“Arrivai in Italia da solo - racconta - perché mi mandò madre Teresa. Venivo da Los Angeles, dall’aeroporto andai direttamente ad Acilia, in un casale senz’acqua, senza luce e servizi igienici. Il giorno dopo volevo subito ritornare a Los Angeles... e dei primi ‘candidati missionari’ che si presentarono da me, via via molti se ne andarono uno dopo l’altro. Da Acilia mi trasferii successivamente in un seminterrato nei pressi della stazione Termini a Roma. Poi trovai un posto abbandonato, tra i baraccati, a largo Preneste. All’inizio la Madre voleva che restassi alla stazione Termini, poi una volta riuscii a portarla qui, vide e fu contenta della mia scelta… Davanti alle tentazioni e nei momenti di scoramento ho sempre cercato di fare come la Madre mi consigliava: ‘Guarda il crocifisso. Anche se tanti se ne sono andati, Gesù non è mai sceso dalla croce’. La Madre ha perseverato, nel grande amore di Gesù a lei e nel grande amore di lei a Gesù”.

Padre Vazhakala ascoltò Madre Teresa, per la prima volta nel marzo del 1966, a Ranchi, da studente di filosofia, e andò a trovarla a Calcutta nel novembre successivo, ricordando sempre ciò che gli disse: ‘Noi facciamo il lavoro che ci dà il Signore’.

Il Superiore generale ha raccontato, su sollecitazione degli intervenuti, come agiva Madre Teresa: “La Madre era una persona pratica, non ‘aggirava’ ma attraversava le cose che accadevano e nello stesso momento confortava, sempre, chi era venuto a chiederle aiuto. Una volta, accompagnandomi sul retro della nostra casa generalizia, dove ancora oggi noi missionari della Carità viviamo in adorazione di Gesù, ha raccontato padre Sebastian, mi disse questa frase, che successivamente lei compose come una preghiera: ‘Quando sto soffrendo, mandami uno che sta soffrendo più di me. Quando sono affamato, mandami uno che ha più fame di me. Quando mi sento sola, mandami una persona che si sente più sola di me’. Questi incontri con i più bisognosi erano il suo conforto. Erano la prova che il Signore, le chiedeva di testimoniare la Sua redenzione”.

Le Missionarie della Carità ebbero a Calcutta il primo riconoscimento diocesano come Congregazione nell’ottobre 1950. L’Ordine maschile dei Missionari della Carità, invece, fu fondato da Madre Teresa nel 1963; e padre Sebastian ha spiegato il motivo, in quanto testimone oculare: “Il perché della nascita lo spiegò per bene lei stessa, quando accettò di parlare al primo capitolo generale dei Missionari nel 1972: ‘Noi non siamo una Congregazione iniziata per fare cose grandi e importanti”, disse, “ma cose ordinarie con straordinario amore, cose semplici con grande amore. Non il successo conta, ma la nostra fede… Ricordo uno di voi che una volta è venuto e mi ha detto: Madre Teresa, la mia vocazione è di servire i lebbrosi. No, gli risposi, la tua vocazione è appartenere a Gesù’”.

Non si è tirato indietro nel rispondere ad alcune domande, riguardanti la ‘notte oscura’ della Santa: “Madre Teresa ha condiviso la povertà, materiale e spirituale, di ognuno di quelli che ha incontrato, perché così il Signore ha voluto per lei. E i ricchi e i forti che non hanno la fede sono poveri tanto quanto i derelitti di Calcutta. Anzi, di più. C’è una tale terribile povertà nell’Occidente e in America, la spaventosa freddezza e l’indifferenza della gente, così centrata su di sé e così orgogliosa. Ecco il freddo dell’anima, senza Gesù, che le fu chiesto di prendere sopra di sé. E senza Gesù c’è solo l’inferno in agguato… No, non ci si commuove di fronte all’oscurità. Madre Teresa desiderava che chi la incontrava non vedesse lei, ma solo Gesù, e, come santa Teresina di Lisieux, diceva di coprire con un sorriso i propri dolori. E sorrideva perché si può essere contenti anche nei dolori patiti per il Signore”.

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