Papa Francesco a Cipro per abbattere un muro ?

A colloquio con Luca Jahier, membro del CESE, il Comitato Economico e Sociale dell’Europa

La zona di Cipro tra i due confini
Foto: www.ispionline.it
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Il Papa a Cipro per costruire l’Europa dei ponti con il ‘sogno’ di san Giovanni Paolo II

Un mare che sia un abbraccio e non un cimitero. Papa Francesco lo ha detto nel messaggio per il pellegrinaggio a Cipro, che è un viaggio anche alle radici dell’Europa. Cipro divisa ancora in due. Luca Jahier, membro del CESE (Comitato Economico e Sociale dell’Europa, di cui è stato precedentemente presidente) spiega che “questa visita è un fatto di assoluto rilievo. Ricordo che durante la mia presidenza del Comitato Economico e Sociale dell’Europa lanciai un progetto intorno ai muri d’Europa, partendo da Belfast, dove ancora esistono muri che dividono la città: sono quartieri in cui la sera vengono chiuse le porte, passando a Berlino ed in tutte le città confinanti con l’Europa occidentale, e finendo  a Cipro, dove ancora esiste un muro con una zona di non transito ed altamente minata, che divide in due l’isola con una città ‘fantasma’ come Famagosta.

Mi auguro che a Cipro, dove la situazione è bloccata (anzi in questi anni si è complicata), la visita di Papa Francesco possa contribuire a rimettere in moto un processo di riconciliazione nazionale. Anche se non si arrivasse a riconciliare Cipro, perlomeno si aprano in quel muro qualche varco in più e si faccia come a Berlino, quando si passò da due ad otto varchi autorizzati. Questo favorirebbe il dialogo nella stessa città di Nicosia, che è divisa con solo due accessi autorizzati dalle due parti”.

Come riattivare il sogno di san Giovanni Paolo II dall’Atlantico agli Urali?

“Il grande sogno di san Giovanni Paolo II della riunificazione dell’Europa era che l’Europa ricominciasse a respirare con i suoi due polmoni. Purtroppo questo suo sogno è rimasto tale e non è stato perseguito con determinazione e lungimiranza. E non è stato perseguito neppure dalle Chiese, perché respirare con due polmoni avrebbe voluto dire anche riconciliare le memorie e le tradizioni culturali.

Questa unione non è pienamente riuscita intorno al valore delle libertà fondamentali. Sicuramente abbiamo riunificato i mercati, permettendo la circolazione delle persone e delle merci; però non lo abbiamo fatto per riconciliare le memorie.  Se si vuole recuperare l’unità, penso sia necessario recuperare quel sogno di san Giovanni Paolo II bisogna fare un grosso lavoro culturale e spirituale di riconciliazione di questa memoria, avendo il coraggio di guardare alla storia europea e riconoscendo la pari dignità di diversi punti di vista e pensando che la costruzione dell’Europa non sia fatta soltanto da Roma, Parigi, Madrid, Berlino, Atene, ma anche dalle aspirazioni e dalle lotte avvenute a Budapest, Praga, Varsavia, Zagabria, a Sofia, recuperando anche un patrimonio che è maturato sotto il giogo comunista. 

Se non faremo questa operazione profonda di ascolto, di rispetto reciproco e di ricostruzione di nuove sintesi, non riscopriremo la fase più avanzata di costruzione vera e di prospettiva, che guarda al futuro. Rischieremo di cadere nella cosa peggiore per l’Europa, trasformandola solamente in un ‘bancomat’ per gli Stati con una visione solamente utilitaristica, che è la distruzione dell’Europa stessa”.  

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