Papa Francesco a Villa Nazareth: "Anche io ho crisi di fede"

Papa Francesco durante l'incontro a Villa Nazareth
Foto: Angela Ambrogetti / ACI Stampa
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Un Papa Francesco che ha vissuto (e vive) dubbi di fede; che invita alla testimonianza, che non è solo il martirio del sangue; che chiede di fare figli, educarli; che invita i giovani a rischiare. Così si presenta il Papa nella visita a Villa Nazareth, di fronte a circa 1300 tra studenti ed ex studenti che sono accorsi per salutare il Papa, il quarto che è venuto a trovare il collegio voluto dal Cardinal Domenico Tardini, portato avanti dalla tenacia del Cardinal Achille Silvestrini e oggi curato dalla vicepresidenza attenta di monsignor Claudio Maria Celli.

Dopo la meditazione sulla parabola del buon Samaritano nella cappella dedicata alla Sacra Famiglia, una breve visita nella galleria dove le foto raccontano la Storia (e le storie) che sono passate per Villa Nazareth, il saluto ai dipendenti, Papa Francesco ascolta l’arcivescovo Celli ricordare ancora una volta la storia della struttura e poi risponde a sette domande dei ragazzi di Villa Nazareth, sul coraggio della scelta, la fatica della fede, la vocazione professionale, le nuove povertà, centro e periferie, le sfide della famiglia e la comunità e la missione delle comunità.

Tutto ruota intorno al concetto di testimonianza, ma la domanda, forte, è se di fronte a quello che succede nel mondo, e anche agli attacchi dei cristiani, Papa Francesco abbia mai avuto crisi di fede. Una domanda “coraggiosa”, chiosa il Papa. E poi ammette: “Tante volte io mi trovo in crisi con la fede. Alcune volte ho rimproverato anche Gesù; ‘Ma perché tu permetti questo’. E anche di dubitare… e mi è successo da ragazzo, da religioso, da prete, da vescovo, e da Papa” . Ma – aggiunge Papa Francesco – un Cristiano “che non è entrato in dubbio, che non è entrato in crisi con la fede, è un cristiano cui manca qualcosa… è un cristiano che si accontenta con un po’ di mondanità e così va avanti”.

Ai giovani il Papa chiede di avere il coraggio di rischiare. Parla di testimonianza, quella testimonianza che rende il cuore inquieto di cui aveva già parlato in cappella. Parla della “testimonianza di noi cristiani, di Gesù Cristo che è vivo, ci ha accompagnato nel dolore, è morto per noi, ma è vivo”. Ma poi fa un passo indietro: “Mi sembra troppo clericale”.

E allora parla della “testimonianza dello schiaffo” di cui hanno bisogno i giovani, lo “schiaffo che ti sveglia” e ti invita “ a non farti troppe illusioni”, e ci permette di evitare “la moda dello specchio”, che è “quel narcisismo che ci offre la cultura oggi”.

La testimonianza – dice il Papa – ci fa svegliare e ci permette “di non essere uomini parcheggiati nella vita, che non camminano… di non essere conformisti”. Da qui la necessità di rischiare, che per il Papa significa sempre una opportunità “Rischia su ideali nobili, rischia sporcandoti le mani, rischia come ha rischiato quel samaritano della parabola… quando siamo nella vita più o meno tranquilli c’è sempre la tentazione della paralisi!”

Una parola il Papa la dedica anche alle comunità cristiane sparse nel mondo, alla persecuzione strisciante. Ammette che non gli paice il termine “genocidio” perché “è troppo sociologico”, un riduzionismo che non tiene in considerazione “un mistero della fede: il martirio!”.

Papa Francesco ricorda che il martirio non significa solo morire per Gesù, ma anche rinunciare ad un lavoro perché disonesto. È “il martirio dell’onestà, il martirio della pazienza, della fedeltà all’amore, quando è più facile prendere un’altra nascosta”.

Essere cristiani significa “non vivere senza il coraggio della vita Cristiana”, non vergognarsi di essere cristiano”. E poi, il Papa afferma una cosa “non corretta, non lecita” per sua ammissione, che però “serve a dare l’idea. Ed è che “la coerenza Cristiana della verità è sentirsi peccatori, e bisognosi”.

Sul tema degli affetti, il Papa ricorda il snso della gratuità, del dare senza ricevere “con il pericolo di sparire”. Mentre “tutto si compra” ed è una tentazione anche del cristianesimo. E allora il Papa chiede di mettersi “sulla frequenza d’onda della gratuità”, di non cercare “gratificazioni personali” , di non essere “tanti cristiani truccati che non sono cristiani perché non sanno di gratuità”.

“Il lavoro assomiglia a Dio, il lavoro è un luogo di vocazione, non è un luogo di stallo, di parcheggio”, dice il Papa. Ma chiede ancora una volta di curare allo stesso modo la famiglia, di non trascurare i bambini, di curare i nonni, che sono poi le vittime di quella che lui chiama “la società dello scarto”.

Poi, parla delle nuove povertà, ribadisce che “questa economia uccide” perché non ha al centro l’uomo o la donna, ma “il Dio denaro”, e che per questo ci sono tanti lavori sottopagati, con contratti a termine che non vengono rinnovati, che il Papa chiama “lavoro schiavo” in cui “vive la maggioranza di noi”. La povertà è anche causa dei flussi migratori, aggiunge il Papa, e ancora una volta punta il dito contro i trafficanti di armi, perché a volte “non arrivano gli aiuti umanitari, ma le armi sì”.

C’è un tema che sta molto a cuore a Villa Nazareth, ed è il far fruttificare i talenti. Il Papa dice: “Saremo giudicati su questo”. E poi aggiunge: “Quale è uno dei talenti importanti nel cristianesimo e anche uno dei grandi talenti di Villa Nazareth dal momento della fondazione? L'accoglienza! Noi stiamo vivendo una civiltà di porte chiuse e cuori chiusi. Ci difendiamo l'uno dall'altro. C’è la paura ad accogliere. E non parlo soltanto dell'accoglienza ai migranti, ma anche dell'accoglienza quotidiana, l'accoglienza di quello che mi cerca per annoiarmi con le sue lamentele, con i suoi problemi”. È l’accoglienza che fruttificare i talenti, conclude Papa Francesco.

Capitolo famiglia. Papa Francesco invita a non essere schiavi della cultura del provvisorio, sottolinea che la Chiesa deve “lavorare molto nella preparazione al matrimonio”.

E infine, il tema della comunità. Come tenerle insieme? Come andare avanti? “La risposta – dice il Papa - è in quella parola che ha detto Paolo quando era nella tempesta prima di arrivare a Malta: o ci salviamo tutti o nessuno. Questo è comunitario: la vostra associazione o si salva tutta o nessuna. Non dovete permettervi divisioni tra voi. Se ci sono alcune divisione, incontratevi, litigate, ditevi la verità arrabbiatevi, ma da lì uscirà sempre più forte l’unità. Salvate sempre l’unità!”

E in questa idea – aggiunge Papa Francesco – vanno “formati figli e discepoli. Lasciate a loro la fiaccola che la portino avanti. Non ci sono dirigenti eterni. L’unico eterno è l’Eterno padre!”. E poi chiede di ricordare lo Spirito Santo, che è “la bellezza”, perché “tante organizzazioni perdono il carisma dell’inizio perché dimenticano lo Spirito Santo”.

 

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