Papa Francesco ai consacrati: profezia, prossimità, speranza per far crescere le vocazioni

La udienza del Papa ai consacrati
Foto: CNA
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Tre pilastri profezia prossimità e speranza, pilastri della vita consacrata sui quali il Papa aveva preparato un testo che ha consegnato al cardinale De Aviz, e che preferisce invece spiegare con parole immediate come una condivisione tra fratelli.

La profezia dell’ obbedienza la vicinanza il prossimo, e il più prossimo è nella comunità  e infine la speranza che fa sperare che nascano figli e figlie nelle congregazioni.

Di questo parla Papa Francesco che ricorda che la vera obbedienza è solo quella completa di Gesù:  C’è chi vive una obbedienza forte che è donazione del cuore e questa è profezia contro il seme dell’ anarchia che semina il diavolo.”

Il Figlio di Dio non è stato anarchico, dice il Papa e questa è la profezia, una obbedienza che sia saper chiedere allo Spirito Santo.

E poi la prossimità, alla gente nella missione certo, per capire la vita della gente, e vale anche per a clausura, dice il Papa ricordando l’esempio di Santa Teresa di Lisieux.

Diventare consacrati non è salire gradini nella scala sociale, e che la prima vicinanza è per  gli anziani e i malati della comunità.

Poi un cavallo di battaglia di Papa Francesco, il terrorismo delle chiacchiere che  crea distanze ed anarchia, mentre l’unico modo della correzione fraterna, il parlare diretto magari in capitolo. Se in questo anno- dice il Papa-  ognuno riuscisse a non fare mai il terrorista delle chiacchiere sarebbe un successo per la Chiesa di santità grande.

Infine il Papa parla della speranza, quella che sembra venir meno quando si vede il calo delle vocazioni. Ma anche qui il Papa mette in guardia dalla tentazione di ripiegare sui soldi che chiamo “sterco del diavolo” piuttosto che concentrarsi sulla preghiera.

E ancora il rischio dell’esperimento della “inseminazione artificiale” accoglier facilmente senza una vera vocazione, cosa che procura grossi problemi.

Infine il grazie del Papa che ricorda una suora conosciuta in Africa e i missionari morti in giovane età per aver “bruciato”la  loro vita. “ Sono santi, sono semi “ a loro dobbiamo chiedere le vocazioni di cui abbiamo bisogno, conclude il Papa.

 

 

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