Papa Francesco ai malati di Alzheimer, “I gesti di tenerezza ci rendono più umani”

Papa Francesco nell'incontro con i membri del Coro Arcobaleno, Auletta Paolo VI, 3 aprile 2019
Foto: Vatican News
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È un canto che Papa Francesco descrive come “più prezioso a causa della vostra vulnerabilità” quello dei malati di Alzheimer della Casa di Riposo di Bonheiden, in Belgio, incontrati dal Papa prima dell’udienza generale nell’Auletta Paolo VI.

Nella casa di riposo c’è un coro, chiamato “Arcobaleno”, che rappresenta sia un modo di impiegare tempo libero sia una terapia per i malati di Alzheimer della struttura.

Dice loro Papa Francesco: “Penso che per voi cantare insieme sia una consolazione, un sostegno, che aiuta ad andare avanti e a sopportare il peso della malattia che certamente si fa sentire”. E aggiunge: “Penso che il vostro canto sia reso più prezioso dalla vostra vulnerabilità”.

Perché – continua Papa Francesco – “il fatto di mettere in comune le vostre fragilità e accettarle reciprocamente” è “l’armonia gradita a Dio”, vale adire “un arcobaleno non di perfezioni, ma di imperfezioni”.

Papa Francesco scherza sul fatto che il direttore non aveva portato la bacchetta, perché “la sua bacchetta è la tenerezza”, e lo ha ringraziato perché “portando avanti gesti di tenerezza ci rende tutti più umani”.

È la tenerezza che ha permesso di “onorare gli anziani che sono la nostra memoria”, dato che anche se hanno perso la memoria, gli anziani sono comunque “il simbolo della memoria di un popolo, le radici della vostra patria, della nostra umanità”, da cui i giovani devono prendere il succo “per portare avanti la civiltà”.

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