Papa Francesco all’Angelus: “Il male si sconfigge accogliendo il perdono di Dio”

In tre parabole, Gesù mostra la sua predilezione per i lontani, E mette in guardia dal rischio di credere in un Dio “più rigoroso che misericordioso”

Papa Francesco durante un Angelus
Foto: Alexey Gotovskiy / ACI Group
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Tre parabole del Vangelo, tre passaggi che mostrano come Gesù accoglie i peccatori, esce a cercare chi resta perduto, apre le braccia a chi ritorna e guarda anche a chi pecca nel pensare di avere “più un padrone che un padre”. Ed è questo il rischio: “Credere in un Dio più rigoroso che misericordioso, un Dio che sconfigge il male con la potenza, piuttosto che con il perdono”. E invece “Dio salva con l’amore, non con la forza. Proponendosi, in imponendosi”. Per questo, è importante la confessione, perché “il male si sconfigge accogliendo il perdono di Dio”.

Dopo il viaggio in Africa, Papa Francesco torna a recitare la preghiera dell’Angelus dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico. Non arriva in ritardo, non è rimasto – come due settimane fa – bloccato in ascensore, e per di più mentre si preparava ad annunciare il concistoro del 5 ottobre prossimo.

Come di consueto, Papa Francesco ripercorre il Vangelo del giorno. Vangelo ricco, con tre parabole, pronunciate come risposta a quanti criticano Gesù perché accoglie e mangia con pubblicani e peccatori. Una critica che - nota Papa Francesco – è piuttosto “un annuncio meraviglioso. Gesù accoglie i peccatori e mangia con loro. È quello che accade a noi, in ogni Messa, in ogni Chiesa”.

Per tutta risposta, Gesù racconta tre parabole “che mostrano la sua predilezione per coloro che si sentono lontani da lui”, e Papa Francesco dice che sarebbe bello che ognuno prendesse oggi il Vangelo di Luca e legasse le tre parabole. 

La prima, la parabola del pastore che abbandona le novantanove pecore per cercare la pecora smarrita. Provocatoriamente Gesù chiede: “Chi di voi lo farebbe?” Chiosa Papa Francesco: “Una persona di buon senso fa due calcoli e ne sacrifica una per mantenere le novantanove. Dio invece non si rassegna, a Lui stai a cuore proprio tu che ancora non conosci la bellezza del suo amore, tu che non hai ancora accolto Gesù al centro della tua vita, tu che non riesci a superares il tuo peccato, tu che, forse per le cose brutte che sono accadute nella tua vita, non credi nell'amore”.

La seconda parabola è quella della piccola moneta, cercata dalla donna fino a ritrovarla e a festeggiare. E – commenta Papa Francesco – tu “sei quella piccola moneta che il Signore non si rassegna a perdere e cerca senza sosta: vuole dirti che sei prezioso ai suoi occhi, unico. Nessuno ti può sostituire nel cuore di Dio”.

La terza parabola è quella del figliol prodigo. “Siamo noi, ciascuno di noi quel figlio riabbracciato, quella moneta ritrovata, quella pecora accarezzata e rimessa in spalla”, sottolinea Papa Francesco.

Dio, continua il Papa, “attende ogni giorno che ci accorgiamo del suo amore” e anche quando pensiamo di averne “combinate troppe”, Dio “ti ama e sa che solo il suo amore può cambiare la tua vita”.

Eppure, “l’amore infinito di Dio per noi peccatori può essere rifiutato”, e lo fa il figlio maggiore della parabola, che “ha in mente più un padrone che un padre”, e che “non accettando la misericordia del padre, compie uno sbaglio peggiore: si presume giusto e giudica tutto in base alla sua giustizia”.

Anche quando rimprovera il padre per la festa in onore del figliol prodigo, nota Papa Francesco, il figlio maggiore non chiama suo fratello “fratello”, ma “questo tuo figlio”, e si "sente figlio unico".

“Anche noi – rimarca Papa Francesco - sbagliamo quando ci crediamo giusti, quando pensiamo che i cattivi siano gli altri. Non crediamoci buoni, perché da soli, senza l’aiuto di Dio che è buono, non sappiamo vincere il male”. 

Il male si sconfigge “accogliendo il perdono di Dio”, e accogliendo "il perdono dei fratelli". Questo “succede ogni volta che andiamo a confessarci: lì riceviamo l’amore del Padre che vince il nostro peccato: non c’è più, Dio lo dimentica. Dio quando perdona perde la memoria: dimentica i nostri peccati”.

Dio – soggiunge Papa Francesco – non fa “come noi, che dopo aver detto “non fa nulla”, alla prima occasione ci ricordiamo con gli interessi dei torti subiti. No, Dio cancella il male, ci fa nuovi dentro e così fa rinascere in noi la gioia, non la tristezza, non la oscurità nel cuore, non il sospetto. La gioia!”.

Conclude Papa Francesco: “Con Dio nessun peccato ha l’ultima parola”.

Dopo la preghiera dell’Angelus, Papa Francesco ricorda che “la settimana scorsa è stato realizzato il lungamente atteso scambio di prigionieri tra la Federazione Russa e l’Ucraina”.

Il Papa si rallegra “per le persone liberate, le quali hanno potuto riabbracciare i propri cari, e continuo a pregare per una rapida fine del conflitto e per la pace duratura in Ucraina orientale”. Il tema sta molto a cuore di Papa Francesco, che non ha esitato a definire “guerra ibrida” il conflitto in Ucraina nell’incontro interdicasteriale con Sinodo e metropoliti della Chiesa Ucraina del 5-6 luglio.

Papa Francesco ricorda, poi, la beatificazione, avvenuta ieri, di “Benedetta Bianchi Porro, morta nel 1964 a soli 28 anni. Tutta la sua vita è stata segnata dalla malattia, e il Signore le ha dato la grazia di sopportarla, anzi, di trasformarla in testimonianza luminosa di fede e di amore”.

A questa beatificazione, si aggiunge le beatificazione di padre Riccardo Henkes, sacerdote pallottino, ucciso in odio alla fede a Dachau nel 1945, che viene celebrata oggi a Linburg.

 

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