Papa Francesco all’udienza: “Giovani, diventate missionari!”

Papa Francesco durante una udienza generale
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Dell’Africa, a Papa Francesco sono rimaste negli occhi soprattutto i giovani. E così, nell’udienza generale che come di consueto al termine di un viaggio apostolico fa il bilancio del viaggio stesso, il Papa si rivolge direttamente ai giovani. “Dovete chiedere: cosa devo fare della mia vita? E vi prego, non escludete la possibilità di diventare missionari”.

Poche presenze all’udienza generale, in una splendida giornata di inizio dicembre. Dietro Papa Francesco campeggiano l’albero e il Presepe, ormai quasi terminati, e lui fa un giro molto ampio della piazza, salutando come di consueto i bambini. L’Africa è il tema dell’udienza generale. “E’ bella l’Africa!”, esclama Papa Francesco. E l’Africa riporta ai missionari.

Papa Francesco chiede ai giovani di essere missionari dopo aver esaltato le qualità delle missionarie che ha incontrato in Africa. “Vorrei dire una parola sui missionari. Uomini e donne che hanno lasciato tutto da giovani, sono andati là, dormendo sulla terra…” E ricorda. “Ho incontrato a Bangui una suora, era italiana, si vedeva che era anziana… le ho chiesto ‘Quanti anni ha?’. Lei ha risposto: ‘81’. E io: ‘Due più di me, non tanto…’ C’era una bambina, e la bambina in italiano diceva nonna alla suora… aveva 81 anni, era là da quando aveva 23-24 anni, e come lei tante….”

La suora gli ha raccontato di essere infermiera, poi ostetrica, e di aver fatto nascere 3280 bambini. “Tutta una vita per la vita degli altri, e tante suore, tanti preti, tanti religiosi…” Ricorda poi il Papa: “La missionarietà non è fare proselitismo! Le donne musulmane sanno che le suore sono infermiere buone, che le curano bene, ma non fanno la catechesi per convertirle! Testimonianza! Poi, chi vuole fanno la catechesi. Questa è la grande missionarietà eroica della Chiesa”.

Nell’udienza, Papa Francesco ripercorre una ad una le tappe del viaggio, a partire dal Kenya. Ricorda di Nairobi, la capitale, “la più grande città della costa orientale dove convivono ricchezza e miseria. È uno scandalo! Non solo in Africa ma anche qui! La convivenza tra ricchezza e miseria è una vergogna per l’umanità”.

Il Papa ripercorre la sua visita all’ufficio ONU di Nairobi, al quartiere povero di Kangemi, ai leader di confessioni cristiane, ai tanti giovani. “Ho incoraggiato a fare tesoro della ricchezza di quel Paese, costituite da risorse naturali. In questo contesto ho avuto la gioia di portare la parola di speranza”, dice.

E la speranza “viene vissuta ogni giorno da tante persone umili e semplici, una parola testimoniata in modo tragico e eroico, come quelli dell’università di Garissa uccisi il 2 aprile scorso perché cristiani”.

Martiri, come i martiri dell’Uganda, nel cui segno è avvenuto il viaggio in Uganda, sotto il motto “Sarete miei testimoni”. Un motto – spiega il Papa – che non si spiega se non con il versetto precedente “avete forza dallo Spirito Santo”. “Tutta la visita in Uganda si è svolta nel fervore della testimonianza animata dallo Spirito Santo”, dice il Papa, che ha incoraggiato il catechismo e ha apprezzato la testimonianza della carità nel Paese. “Tutta questa multiforme testimonianza animata dal medesimo Spirito Santo è lievito per la società”.

Infine, la Repubblica Centrafricana, una visita che “è in realtà la prima nella mia intenzione, perché quel Paese viene da un periodo molto difficile di conflitti violenti. Per questo, ho voluto aprire proprio là a Bangui come ogni settimana la prima porta santa del Giubileo della Misericordia. Un paese che soffre tanto. Questo è un segno di fede e speranza per quel popolo e simbolicamente per tutte le popolazioni africane. Le più bisognose di riscatto e di conforto”.

E quello che ha colpito di più il Papa è che “più della metà della popolazione della Repubblica Centrafricana è minorenne… mentre in Europa sembra che la natalità sia un lusso” .

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