Papa Francesco ascolta i giovani, al Sinodo come al telefono

Luca Caiazzo ( il primo a sinistra) con gli amici della parrocchia a Roma
Foto: FB- Luca Caiazzo
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Papa Francesco ama parlare al telefono. Non sono più notizia giornalistica le telefonate che personaggi e gente comune riceve inattese dopo magari aver inviato una lettera per raccontare una storia o chiedere preghiere.

Ciò che è più interessante, e magari sfugge, è il fatto che il Papa telefona sopratutto per ascoltare e indicare così una strada da seguire per vescovi e sacerdoti.

Lo illustra bene la conversazione tra Francesco e Luca Caiazzo, giovane impegnato nella sua parrocchia di Mondragone che qualche tempo fa aveva fatto arrivare al Papa una sua lettera. Storia di dolore personale dopo un grave lutto, ma anche di speranza, di amore, di voglia di essere un giovane che non sta al balcone.

Così Francesco chiama, una mattina. Emozione, sorpresa e poi una diecina di minuti in cui Luca “tira fuori tutto”, racconta la sua storia, quella della sua famiglia, della sue gente. Accanto a lui la mamma, che sente partecipa. Il Papa lo capisce, “si è presentato con molta discrezione - ci dice Luca- e questo mi ha molto impressionato e l’ho subito raccontato al vescovo, Francesco Orazio della mia diocesi di Sessa Aurunca”.

E cosa le ha detto Francesco?

A dire la verità ho parlato più io che il Papa. Mi ha ascoltato e mi ha dato l’impressione che non avesse niente altro di più importante che ascoltare me. E questo è l’emozione che porterò con me per tutta la vita: il Papa ha ascoltato me. Nella lettera avevo messo una richiesta di preghiera per un lutto che ha colpito duramente la mia famiglia. Il Papa mi chiedeva con rispetto e discrezione, dandomi sempre del lei, mi ha chiesto: come va? E io ho raccontato.

Un colloquio spirituale quindi ?

Si, ho spiegato che quando partecipo alla messa per i miei cari, non sono certo gioioso, ma quando esco dalla chiesa ho nel cuore un sentimento di gratitudine perché so che nell’ Eucaristia c’è stato un vero contatto tra noi, sull’altare si incontra il Paradiso. E il Papa ha detto: si è vero e questo mi piace. E cercava sempre di far parlare me.

E lei cosa ha raccontato?

Gli ho raccontato che quando doveva nascere il mio cuginetto dopo 11 anni di attesa, ho scritto una lettera a Papa Benedetto, che partita il giorno prima del giorno della rinuncia l’ 11 febbraio 2012 ed è arrivata la risposta il 28 febbraio. Una lettera che assicurava la preghiera del Papa.  Un bambino che è stato uno strumento di Dio anche se lo abbiamo avuto con noi solo tre anni, ma ci ha insegnato a pregare. E siamo ancorati alla fede anche siamo stati provati.

E  sua mamma era vicina seguiva?

Si, sentiva e piangeva, e allora il Papa, che aveva capito, diceva: dai un abbraccio a mamma...con grande tenerezza e premura.

E allora ho pensato a quello che diceva Papa Luciani, che Dio è Padre e Madre, e in quel momento l’ho capito benissimo. Il Papa ha sottolineato bene: da quando ho ricevuto la vostra lettera ho pregato per voi, e voi adesso pregate per me.

E io ho spiegato che mi sono sempre sentito accompagnato dalla Chiesa nei mesi del lutto. Questa sua telefonata, ho detto, assomiglia a quella che mi ha fatto il mio vescovo Orazio Francesco Piazza all’epoca. Io facevo domande sul perchè del male che ci colpisce, e il vescovo ha fatto come Lei, mi ha ascoltato. Il Papa ha detto: questo è molto bello.

Ed ho continuato: spero che anche al sinodo dei giovani la Chiesa possa ascoltare quello che c’è nel loro cuore. E sono convinto che il Papa mi avrebbe ascoltato ancora, ma io alla fine ho ringraziato e ricevuto la benedizione. E Lui ha ricordato nella preghiera anche il vescovo.

 

 

 

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