Papa Francesco: "Come Pietro e Paolo annunciamo Gesù, da innamorati"

Papa Francesco lascia due parole-chiave al popolo di Roma durante l'omelia per la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Ecco quali sono

Papa Francesco
Foto: Vatican Media / ACI group
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Papa Francesco lascia due parole-chiave al popolo di Roma durante l'omelia per la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Unità e profezia. Queste due parole sono la forza e la peculiarità dei Santi Patroni della città di Roma.

Dall’Altare della Cattedra, questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Papa benedice i Palli che vengono conferiti al Decano del Collegio cardinalizio e agli Arcivescovi Metropoliti nominati nel corso dell’anno. Il Pallio verrà poi imposto a ciascun Arcivescovo Metropolita dal Rappresentante Pontificio nella rispettiva Sede Metropolitana. Dopo il rito di benedizione dei Palli, il Papa presiede la Celebrazione Eucaristica con i Cardinali dell’Ordine dei Vescovi e l’Arciprete della Basilica Papale di San Pietro, il Cardinale Angelo Comastri.

Il Papa nell'omelia comincia con la prima parola, unità. Francesco spiega come Pietro e Paolo siano persone molto diverse tra loro, ma "si sentivano fratelli, come in una famiglia unita, dove spesso si discute ma sempre ci si ama. Però la familiarità che li legava non veniva da inclinazioni naturali, ma dal Signore. Egli non ci ha comandato di piacerci, ma di amarci. È Lui che ci unisce, senza uniformarci".

"L’unità è un principio che si attiva con la preghiera, perché la preghiera permette allo Spirito Santo di intervenire, di aprire alla speranza, di accorciare le distanze, di tenerci insieme nelle difficoltà", osserva Papa Francesco.

Il Pontefice nota anche che quei primi cristiani non sprecavano tempo a lamentarsi del mondo, della società, di quello che non andava. "Le lamentele non cambiano nulla. Quei cristiani non incolpavano, pregavano. In quella comunità nessuno diceva: “Se Pietro fosse stato più cauto, non saremmo in questa situazione”. No, non sparlavano di lui, ma pregavano per lui".

"Solo la preghiera scioglie le catene, solo la preghiera spiana la via all’unità", dice forte Papa Francesco.

Il Papa poi racconta la festa di oggi: "Oggi si benedicono i palli, che vengono conferiti al Decano del Collegio cardinalizio e agli Arcivescovi Metropoliti nominati nell’ultimo anno. Il pallio ricorda l’unità tra le pecore e il Pastore che, come Gesù, si carica la pecorella sulle spalle per non separarsene mai. Oggi poi, secondo una bella tradizione, ci uniamo in modo speciale al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Pietro e Andrea erano fratelli e noi, quando possibile, ci scambiamo visite fraterne nelle rispettive festività: non tanto per gentilezza, ma per camminare insieme verso la meta che il Signore ci indica: la piena unità".

Per la prima volta oggi, a causa del Covid, non ci sarà nessuna delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli alla celebrazione in Vaticano dei Santi apostoli Pietro e Paolo.

"Quando io sono scesa a venerare le spoglie di Pietro sentivo nel cuore accanto a me il mio amato fratello Bartolomeo, loro sono qui con noi", dice a braccio Francesco.

Francesco passa poi alla seconda parola, profezia. "La profezia nasce quando ci si lascia provocare da Dio: non quando si gestisce la propria tranquillità e si tiene tutto sotto controllo. Quando il Vangelo ribalta le certezze, scaturisce la profezia. Solo chi si apre alle sorprese di Dio diventa profeta. Ed eccoli Pietro e Paolo, profeti che vedono più in là: Pietro per primo proclama che Gesù è "il Cristo, il Figlio del Dio vivente"; Paolo anticipa il finale della propria vita: Mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore mi concederà".

"Oggi abbiamo bisogno di profezia, di profezia vera: non di parolai che promettono l’impossibile, ma di testimonianze che il Vangelo è possibile. Non servono manifestazioni miracolose, ma vite che manifestano il miracolo dell’amore di Dio. Non potenza, ma coerenza. Non parole, ma preghiera", sottolinea il Papa.

Per il Pontefice oggi non abbiamo bisogno "di progetti pastorali efficienti, ma di pastori che offrono la vita: di innamorati di Dio. Così Pietro e Paolo hanno annunciato Gesù, da innamorati".

All'inizio della celebrazione, il Cardinale Giovanni Battista Re, nuovo decano del collegio cardinalizio, ha ringraziato Papa Francesco per essere stato accanto al popolo di Dio durante questo tempo difficile della pandemia.

Il Cardinale Re inizia ricordando le Messe a Santa Marta, "faro di luce e incoraggiamento a donarsi per gli altri e sono risultate di sostegno e conforto". "Ugualmente le celebrazioni della Settimana Santa sono rimaste negli occhi e nel cuore della gente, sono entrate nelle case di tante famiglie anche non cattoliche e sono state di consolazione. La Chiesa si è rivelata amica dei poveri e dei feriti della vita e la voce del Papa ha acquistato nuovo risalto. Solidarietà anche sul piano internazionale, ricordando che siamo parte di un'unica famiglia. Non possiamo andare avanti ciascuno per conto proprio. Con questa comunione di pensieri e cuore tutti la ringraziamo Padre Santo per quanto ha fatto e sta facendo", conclude il Decano.

 

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