Papa Francesco, ancora un appello per la Siria

Papa Francesco durante l'udienza generale del 12 ottobre 2016
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Papa Francesco, ennesimo appello per la Siria. Al termine dell'udienza generale, colpito dalle notizie di una guerra che sembra non voler terminare mai (ieri è stata colpita anche una scuola, provocando vittime bambine), il Papa ha rinnovato "con urgenza" e con voce grave l'appello per la pace in Siria.

"Voglio sottolineare e ribadire - ha detto il Papa - la mia vicinanza a tutte le vittime del disumano conflitto in Siria. Con un senso di urgenza rinnovo il mio appello implorando con tutta la mia forza i responsabili affinché si provveda ad un immediato cessate il fuoco, che sia imposto e rispettato almeno per il tempo necessario a consentire l’evacuazione dei civili, soprattutto dei bambini che sono ancora intrappolati sotto i bombardamenti cruenti". 

L'appello arriva al termine di una catechesi tutta dedicata ad una domanda: come possiamo essere testimoni di misericordia? E la risposta è negli esempi di alcuni santi - e il Papa menziona esplicitamente Madre Teresa - con una richiesta: di pregare Dio perché si mantenga questo stile di vita che mostri la misericordia dell’uomo. Solo - sottolinea il Papa - così si potrà avere una vera “rivoluzione culturale” data dalla misericordia.

Perché l’essere misericordiosi “è un impegno che interpella la coscienza e l’azione di ogni cristiano. Infatti, non basta fare esperienza della misericordia di Dio nella propria vita; bisogna che chiunque la riceve ne diventi anche segno e strumento per gli altri”.

Per Papa Francesco, essere testimoni di misericordia non significa “compiere grandi gesti sovrumani”, ma piuttosto fare “piccoli gesti” che però hanno agli occhi del Signore “un grande valore”, così tanto che “ci ha detto che su questo saremo giudicati”. Il Papa rimanda a Matteo 25, una pagina di Vangelo che gli è molto cara e che cita spesso come “il protocollo attraverso cui saremo giudicati”. Questa volta lo chiama “il testamento di Gesù”, “Gesù dice – sottolinea il Papa - che ogni volta che diamo da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete, che vestiamo una persona nuda e accogliamo un forestiero, che visitiamo un ammalato o un carcerato, lo facciamo a Lui”.

Sono le “opere di misericordia corporale”, alle quali si aggiungono anche le “sette opere di misericordia spirituale”, che “riguardano altre esigenze ugualmente importanti, soprattutto oggi, perché toccano l’intimo delle persone e spesso fanno soffrire di più”. E una di queste è “sopportare pazientemente le persone moleste”, cosa che “potrebbe sembrare poco importante” e che invece “un sentimento di profonda carità”. Il Papa ricorda anche le altre sei opere di misericordia: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, pregare Dio per i vivi e per i morti.

Sarà su queste opere che il Papa si soffermerà nelle prossime catechesi. Opere che “tante persone semplici hanno messo in pratica, dando così genuina testimonianza della fede”.

L’opzione preferenziale per i più deboli è tipica della Chiesa. Il Papa ricorda che “spesso sono le persone più vicine a noi che hanno bisogno del nostro aiuto. Non dobbiamo andare alla ricerca di chissà quali imprese da realizzare”.

Sono le cose più semplici che “sono le più urgenti”, perché in un mondo “purtroppo colpito dal virus dell’indifferenza, le opere di misericordia sono il miglior antidoto”.

Per Papa Francesco, la vera sfida contro l’indifferenza è di “riconoscere il volto di Gesù in quello di chi è nel bisogno”, perché “ci permette di essere sempre vigilanti, evitando che Cristo ci passi accanto senza che lo riconosciamo”.

Papa Francesco ricorda che Sant’Agostino ha detto di temere il passaggio di Gesù, si chiede perché. La risposta è “nei nostri comportamenti: perché spesso siamo distratti, indifferenti, e quando il Signore ci passa vicino noi perdiamo l’occasione dell’incontro con Lui”.

Sottolinea il Papa: “Le opere di misericordia risvegliano in noi l’esigenza e la capacità di rendere viva e operosa la fede con la carità. Sono convinto che attraverso questi semplici gesti quotidiani possiamo compiere una vera rivoluzione culturale, come è stato in passato. Quanti Santi sono ancora oggi ricordati non per le grandi opere che hanno realizzato ma per la carità che hanno saputo trasmettere!”

Il Papa fa l’esempio di Madre Teresa, che non è ricordata “per le tante case che ha aperto nel mondo, ma perché si chinava su ogni persona che trovava in mezzo alla strada per restituirle la dignità. Quanti bambini abbandonati ha stretto tra le sue braccia; quanti moribondi ha accompagnato sulla soglia dell’eternità tenendoli per mano!”

Conclude Papa Francesco: “Che lo Spirito Santo accenda in noi il desiderio di vivere con questo stile di vita. Impariamo di nuovo a memoria le opere di misericordia corporale e spirituale e chiediamo al Signore di aiutarci a metterle in pratica ogni giorno”.

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