Papa Francesco, “Il giornalista cristiano non nasconda la verità e semini speranza”

Il Papa incontro redattori e collaboratori del settimanale belga Tertio, in occasione del ventennale della sua fondazione

Papa Francesco durante una conferenza stampa
Foto: Mercedes de la Torre / ACI Group
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Come deve essere il giornalista cristiano per Papa Francesco? È chiamato a “dare testimonianza”, a “non nascondere la verità” né a “manipolare l’informazione”, ed essere piuttosto “portatore di speranza e di fiducia nel futuro”. Papa Francesco lo spiega a redattori e collaboratori del settimanale belga Tertio, in udienza per il ventennale dalla loro fondazione. E sottolinea loro che devono essere seminatori di speranza, specialmente in questo mondo che si rialza dopo la pandemia.

Papa Francesco aveva già mostrato attenzione per la rivista, concedendole una intervista al termine del Giubileo della misericordia nel 2016 in cui aveva sottolineato che la fede “non è una subcultura”. Il settimanale fu fondato nel 2000, durante il grande Giubileo, e si chiamò Tertio sulla scorta della lettera apostolica di Giovanni Paolo II Tertio Millennio Adveniente, collocandosi sul mercato come “rivista cristiana e più specificamente cattolica”, con apertura al dialogo ecumenico.

Papa Francesco ricorda che il riferimento alla lettera di San Giovanni Paolo II, che puntava a far accogliere Cristo e il suo messaggio liberatorio, è “non solo un richiamo alla speranza, ma mira altresì a far sentire la voce della Chiesa e quella degli intellettuali cristiani in uno scenario mediatico sempre più secolarizzato, al fine di arricchirlo con riflessioni costruttive”.

Papa Francesco spiega che “cercando una visione positiva delle persone e dei fatti, respingendo i pregiudizi, si tratta di favorire una cultura dell’incontro attraverso la quale è possibile conoscere la realtà con uno sguardo fiducioso”.

Papa Francesco definisce anche “notevole” il contributo dei media cristiani per “far crescere nelle comunità cristiane un nuovo stile di vita, libero da ogni forma di preconcetto e di esclusione”, perché – ribadisce – le chiacchiere “chiudono il cuore della comunità”.

Il Papa sostiene che la comunicazione “è una missione importante per la Chiesa”, e i cristiani che operano nel campo della comunicazione sono chiamati ad “andare nel mondo e proclamare il Vangelo”, offrendo “una testimonianza nuova nel mondo della comunicazione senza nascondere la verità, né manipolare l’informazione”.

Rifacendosi al messaggio della Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali del 2020, dedicato al tema della narrazione, Papa Francesco sottolinea che “il professionista cristiano dell’informazione deve dunque essere un portatore di speranza e di fiducia nel futuro. Perché solamente quando il futuro è accolto come realtà positiva e possibile, anche il presente diventa vivibile”.

Una visione del futuro che aiuta ad “alimentare la speranza nella situazione di pandemia che il mondo sta attraversando”, perché i giornalisti cristiani sono “seminatori di questa speranza in un domani migliore”.

“Nel contesto di questa crisi – dice Papa Francesco - è importante che i mezzi di comunicazione sociale contribuiscano a far sì che le persone non si ammalino di solitudine e possano ricevere una parola di conforto”.

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