Papa Francesco: “Il mondo ha bisogno di uomini e donne ricolmi di Spirito Santo”

Papa Francesco celebra la Messa di Pentecoste
Foto: Petrik Bohumil /CNA
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È tutta concentrata sullo Spirito Santo, la Messa di Pentecoste che Papa Francesco celebra alle 10 del mattino nella Basilica Vaticana. Uno Spirito Santo che guida a tutta la verità, rinnova la terra e dà i suoi frutti. Una omelia nella quale si tocca anche il rispetto del creato – e chissà che queste parole non rientrino nella prossima enciclica sull’ecologia? – e nella quale l’appello ad essere ricolmi dallo Spirito Santo è sempre vivo. Perché – afferma il Papa – “il mondo ha bisogno di uomini e donne non chiusi, ma ricolmi di Spirito Santo.”

Giorno di Pentecoste, giorno in cui lo Spirito Santo visita i discepoli nel cenacolo e dà loro la capacità di predicare in tutte le lingue, di essere comprensibili al mondo. Il coro della Sistina intona il “Veni Sancte Spiritus,” mentre Papa Francesco comincia la celebrazione, e poi benedice l’acqua e la asperge sui fedeli.

L’omelia parte proprio dalla Pentecoste, da quei discepoli chiusi nel cenacolo, “impauriti e bloccati” racconta il Papa, che volevano “evitare le ripercussioni del Venerdì Santo.” Ma dopo che lo Spirito Santo agirà in loro, “non si vergogneranno più di essere discepoli del Cristo, non tremeranno più davanti ai tribunali umani. Grazie allo Spirito Santo di cui sono ricolmi, essi comprendono ‘tutta la verità’, cioè che la morte di Gesù non è la sua sconfitta, ma l’espressione estrema dell’Amore di Dio; Amore che nella Risurrezione vince la morte ed esalta Gesù come il Vivente, il Signore, il Redentore dell’uomo, della storia e del mondo. E questa realtà, di cui loro sono testimoni, diventa la Buona Notizia da annunciare a tutti.”

 Spiega Papa Francesco che Spirito Santo e Spirito Creatore che ha dato vita ad ogni cosa sono la stessa cosa, e per questo “il rispetto del creato è un’esigenza della nostra fede: il ‘giardino’ in cui viviamo non ci è affidato perché lo sfruttiamo, ma perché lo coltiviamo e lo custodiamo con rispetto.” Ma questo è possibile solo “se Adamo – l’uomo plasmato con la terra – a sua volta si lascia rinnovare dallo Spirito Santo, se si lascia ri-plasmare dal Padre sul modello di Cristo, nuovo Adamo. Allora sì, rinnovati dallo Spirito di Dio, possiamo vivere la libertà dei figli, in armonia con tutto il creato, e in ogni creatura possiamo riconoscere un riflesso della gloria del Creatore.”

Infine, i frutti dello Spirito Santo, che – dice Papa Francesco – sono spiegati da Paolo nella lettera ai Galati. “Da un lato c’è la ‘carne’, con il corteo dei suoi vizi che l’Apostolo elenca, e che sono le opere dell’uomo egoistico, chiuso all’azione della grazia di Dio. Invece, nell’uomo che con la fede lascia irrompere in sé lo Spirito di Dio, fioriscono i doni divini, riassunti in nove virtù gioiose che Paolo chiama «frutto dello Spirito”.

Esorta dunque Papa Francesco: “Il mondo ha bisogno di uomini e donne non chiusi, ma ricolmi di Spirito Santo. La chiusura allo Spirito Santo è non soltanto mancanza di libertà, ma anche peccato. Ci sono tanti modi di chiudersi allo Spirito Santo: nell’egoismo del proprio vantaggio, nel legalismo rigido – come l’atteggiamento dei dottori della legge che Gesù chiama ipocriti –, nella mancanza di memoria per ciò che Gesù ha insegnato, nel vivere la vita cristiana non come servizio ma come interesse personale, e così via.”

A cosa serve il dono dello Spirito Santo? Afferma Papa Francesco che questo “è stato elargito in abbondanza alla Chiesa e a ciascuno di noi, perché possiamo vivere con fede genuina e carità operosa, perché possiamo diffondere i semi della riconciliazione e della pace. Rafforzati dallo Spirito e dai suoi molteplici doni, diventiamo capaci di lottare senza compromessi contro il peccato e la corruzione che si allarga sempre di più e di dedicarci con paziente perseveranza alle opere della giustizia e della pace.”

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