Papa Francesco in Colombia: “Gesù non abbandona nessuno che soffre”

Papa Francesco, all'Hogar de San José di Medellin, viene accolto da una bambina che gli porge un omaggio floreale, Medellin, 9 settembre 2017
Foto: CTV
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Un messaggio di speranza, in un luogo che è “la prova dell’amore che Gesù ha per voi e del suo desiderio di starve molto vicino”. Dopo il pranzo, e un po’ di riposo, una foto con i seminaristi e un dono al seminario stesso (il quadro della pesca miracolosa), Papa Francesco continua la sua giornata di Medellin andando a visitare la casa famiglia Hogar de San José.

È gestita dall’arcidiocesi, è stata istituita nel 1942 e fa capo alla fondazione “Hogar de San José” che la Compagnia di Gesù stabilì in Spagna nel 1941, all’indomani del conflitto armato, per venire incontro agli orfani di Guerra e ai bambini senza famiglia. Diffusa ormai in varie parti del mondo, la fondazione ha nella casa famiglia di Medellin un luogo sicuro per i bambini vittime del conflitto armato che ha scosso il dipartimento di Antioquia, ma anche più in generale un luogo dove I bambini disagiati vittime della violenza e dell’abbandono possono ricevere aiuto, con assistenza medica e psicologica e formazione scolastica.

Dopo il saluto del direttore, monsignor Armando Santamaria, è la volta della testimonianza di Claudia Yesenia, una bambina che ha vissuto tantissime difficoltà e che ha perso la famiglia in un attacco della guerriglia a San Carlos quando aveva due anni - sopravvissero solo lei e altri dieci bambini all'attacco, oltre a sua zia - e ora, accolta a San José, studia per "diventare insegnante e trasmettere a sua volta i valori che le hanno insegnato".

A lei, il Papa ricorda che “anche Gesù Bambino è stato vittima dell’odio e della persecuzione”, che anche lui è dovuto scappare con la sua famiglia e lasciare la sua terra e la sua casa”.

Papa Francesco sottolinea che non si può accettare che i bambini siano “maltrattati” e “private del diritto di vivere la loro infanzia con serenità e gioia”, e ricorda che “Gesù non abbandona nessuno che soffre”, tanto meno i piccoli, e ricorda a Claudia Yesenia che Dio le ha donato “una zia che si è presa cura di te, un ospedale che ti ha assisttito e una comunità che ti ha accolto”.

L’hogar di San José è dunque la prova “dell’amore che Dio ha per voi”, il desiderio di stare vicino ai piccolo “attraverso la cura amorevole di tutte le persone buone che vi accompagnano, che vi vogliono bene e vi educano”, in un posto dove si crea “il calore di una famiglia dove ci sentiamo amati, protetti, accettati, curati e accompagnati”.

Papa Francesco apprezza il fatto che la casa sia intitolata a San Giuseppe, e dice ai bambini che “sono in buone mani” perché sicuramente san Giuseppe li ha “protetti e difesi dai pericoli” come ha fatto con la Santa Famiglia”.

E quindi, il Papa chiede a quanti accolgono e curano i bambini che non manchino mai “l’amore che sa vedere Gesù presente nei più piccolo e deboli, e il sacro dovere di portare I bambini a Gesù”, affida tutti a San Giuseppe e assicura preghiere perché “in questo ambiente di amore familiare cresciate in amore, pace e felicità, e così possiate guarire le ferite del corpo e del cuore. Dio non vi abbandona, vi protegge e vi assiste”. 

Prima di partire, il Papa lascerà un dono: una scultura della Sacra Famiglia. 

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