Papa Francesco in Marocco, un dossier per raccontare “una Chiesa più viva che mai”

La conferenza stampa di presentazione del viaggio di Papa Francesco in Marocco, Rabat, 5 marzo 2019
Foto: LesEco
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In vista del viaggio di Papa Francesco, la Chiesa in Marocco presenta se stessa. Lo fa con un dettagliato dossier di quasi venti pagine, distribuito ai giornalisti in una conferenza stampa che si è tenuta a Rabat lo scorso 6 marzo.

Il dossier è parte della preparazione che la Chiesa in Marocco sta facendo per il viaggio. Due gli anniversari: gli ottocento anni della presenza francescana nel Paese (i primi martiri francescani furono uccisi proprio nel Paese), ma anche il 34esimo anniversario della visita di San Giovanni Paolo II. E una presenza sul territorio da “buon samaritano”, nelle parole dell’arcivescovo di Rabat, il salesiano spagnolo Cristobal Lopez, che sta preparando la visita fin nei minimi dettagli.

Il dossier tratteggia una Chiesa molto presente sul territorio, che accoglie sempre più cristiani di origine straniera, e che compie tantissime attività, in particolare nel campo dell’educazione e dello sviluppo.

Sono sempre più gli studenti che arrivano in Marocco, grazie anche alla posizione centrale del Marocco nell’Unione Africana e alle varie convenzioni educative. E così la Chiesa del Marocco conta su 30 mila cristiani in più, 20 mila cattolici e 10 mila protestanti, di età media di 35 anni.

Le attività parrocchiali sviluppate nelle quattro diocesi del Paese sono molte, degli scout alle Equipes Notre Dame per gli incontri delle coppie di cristiane, all’associazione Vita e Fede per i giovani viaggiatori, e la Cappellania degli Studenti Cattolici in Marocco. Forte anche la presenza del Rinnovamento Carismatico.

Come di consueto, la Chiesa è molto attiva anche nel campo sociale, in particolare con la cappellania per i detenuti cattolici, il centro di formazione femminile a Mohammedia, e ovviamente l’educazione, che nel centro Sant’Antonio a Meknes il suo fiore all’occhiello.

Ma è un dinamismo – spiega l’arcivescovo Lopez – che è possibile soprattutto “grazie all’insieme delle comunità religiose presenti in Marocco”, dato che “religiosi e religiose vivono in prossimità delle popolazioni alle quali sono inviate per svolgere un servizio”, e con il loro operato danno un contributo concreto. In particolare, il dossier cita i Francescani Missionari di Maria a Nador che sostengono i migranti, e la compagnia missionaria del Sacro Cuore di Gesù a Taza che ha un centro d’accoglienza per persone portatori di handicap e infine e Salesiani che a Kenitra gestiscono le scuole cattoliche e due centri di formazione. Ci sono anche comunità contemplative: le Clarisse a Casablanca, i Carmelitani a Tangeri e i Trappisti a Midelt.

Il dossier della Chiesa del Marocco guarda anche alla “presenza di secoli” del cristianesimo in Marocco, dove si è stabilito dal Secondo Secolo, prima dell’arrivo dell’Islam. Anche dopo la diffusione dell’Islam in Maghreb, piccole comunità cristiane hanno continuato ad esistere fino al XIII secolo, nonostante la gerarchia ecclesiastica scomparisse.

I primi francescani arrivano nel 1219, e chiedono al sultano di Marrakech di dare la libertà di culto ai prigionieri. Nel 1225, la Santa Sede invia un vescovo domenicano, mentre i missionari spagnoli continuano ad esecitare il loro apostolato tra i prigionieri cristiani.

E c così, la Chiesa cattolica si sviluppa rapidamente, e nel 1923 Pio XI crea due vicariati, uno a Rabat, per la zona francese, e uno a Tangeri, per la zona del protettorato spagnolo e la zona internazionale.

Nel 1955, ci sono 200 chiese e cappelle a disposizione di 500 mila europei del Marocco.

Tra gli anni Sessanta e Settanta, comincia un intenso lavoro di dialogo interreligioso, che culminerà poi nell’incontro di Giovanni Paolo II a Casablanca nel 1985 con 80 mila giovani marocchini di religione musulmana. Ma è anche in quegli anni che moltissimi cristiani lasciano il Marocco, e così fanno anche molte congregazioni religiose, mentre le chiese vengono chiuse o vendute.

Un tema è fondamentale è il dialogo ecumenico. Protestanti e cattolici decidono, nel 2012, di stabilire l’Istituto al Mowafaqa, un istituto ecumenico di formazione teologica.

Dal 1984, la Chiesa in Marocco ha uno statuto ufficiale fornitogli attraverso un “Dahir royal” (un editto) dal re Hassan II. In base a questo statuto, la Chiesa in Marocco può esercitare liberamente la sua missione spirituale, e fare tutte le attività necessarie in favore dei fedeli.

Questa la Chiesa del Marocco in pillole. Papa Francesco la conoscerà da vicino il 30 e 31 marzo.

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